Aggiornamento sull’andamento dei lavori al Castello dopo tre giorni dalla consegna dei lavori
marzo 3rd, 2010 | Franco ValenteAggiornamento sull’andamento dei lavori al Castello dopo tre giorni dalla consegna dei lavori
22 febbraio 2010
Affidamento dell’appalto dei lavori
26 febbraio 2010
Richiesta alla Polizia Municipale di Venafro di chiusura al traffico
27 febbraio 2010
Verifica del possesso dei requisiti da parte dell’impresa appaltatrice
1 marzo 2010.
Ore 7,30 Consegna dei lavori e inizio materiale delle opere
Allestimento cantiere.
Ore 8. Inizio scavo del fossato (circa 200 metri cubi di terra)
Ore 11. Individuazione delle prime reti dell’acquedotto
Il Comando Polizia Urbana non provvede alla chiusura della strada nonostante ripetuti solleciti telefonici.
Ore 15. Minacce di aggressione al Direttore dei Lavori. Aggressione al palista.
Ore 15. Intervento della Forza Pubblica che inizia le indagini nei confronti della Direzione dei Lavori per accertare se esistono le autorizzazioni a fare i lavori!
2 marzo 2010
Della chiusura al traffico richiesta neppure un segnale da parte della Polizia Municipale!
Ore 7,30. Inizio della demolizione della muraglia in cemento armato
Ore 8. Sopralluogo comico di un funzionario ministeriale che definisce i lavori in corso “scellerati”. Scatta qualche foto e se ne va a riscaldare la poltrona.
Ore 10. Interruzione dei lavori da parte di persona estranea che si sistema sul muro da abbattere.
Ore 10,30. Intervento della Forza Pubblica che non adotta alcun provvedimento
Ore 11,30. Non appena il palista scende dall’escavatore vengono sottratte le chiavi dell’escavatore dalla medesima persona . I lavori vengono interrotti ripetutamente ma la Forza Pubblica non interviene.
Ore 15 Viene demolita parte della muraglia in cemento armato
3 Marzo 2010
Della chiusura al traffico richiesta neppure un segnale da parte della Polizia Municipale!
Ore 7,30 Ripresa dei lavori di demolizione
Ore 15, 30 Sono stati scavati altri 300 metri cubi di pietrisco e demolito un terzo del muro in cemento armato.
Ore 16 Si lesiona una delle tante tubature sotterranee il cui tracciato è sconosciuto all’Ufficio Tecnico del Comune. Piccola perdita di acqua.
Ore 16,05. Viene segnalato l’inconveniente all’ERIM che si organizza per intervenire.
Ore 16,30. Chiamata della Forza Pubblica per presunto allagamento.
Domani è un altro giorno!
(Via col vento, Rossella O’hara)
Questa è l’immagine del muro la cui demolizione è in corso
Questa è una grossolana simulazione di come riapparirà il ponte tra qualche giorno
Due anni sono passati. Vincenzo Lombardi ricorda Ernesto Saquella
marzo 3rd, 2010 | Franco ValenteDue anni sono passati
Vincenzo Lombardi ricorda Ernesto Saquella
In memoriam

Il primo marzo ricorre il secondo anniversario della morte, prematura, di Ernesto Saquella, artista, intellettuale, studioso, ricercatore, amico. Lo voglio ricordare, anzitutto, in quest’ultima veste. L’amicizia, benché rientri nella sfera privata, è, comunque, lo snodo essenziale attraverso il quale transita la condivisione di altri aspetti delle umane attività ed è, nel contempo, la risultante stessa dell’eventuale affinità nelle relazioni interpersonali.
Ci siamo conosciuti in circostanze molto particolari, di quelle che inducono a relazioni vere e schiette.

Aperto, solo apparentemente facile, cordiale e fraterno, Ernesto regge alla mia (così mi dicono) ruvidezza caratteriale. Ci dividono mondi diversi di provenienza, strade divergenti di formazione, modalità non conciliabili di osservazione del mondo; ma – miracolo del sentire umano – ci ritroviamo, lui pittore io musicista, nella percezione delle forme, nella scansione dei ritmi della luce e del suono, nella affinità di sentimento estetico. Lontani nella rispettiva adozione di punti di vista contrastanti, ci scopriamo affettivamente vicini nella ricerca di una mitica Città del sole. E questo fu il titolo di una sua mostra – magnifica almeno nel ricordo – che allestimmo in un piccolo comune molisano nel lontano 1987, o 88.
Profili di città fantastiche, sereni ma severi, si stagliavano su orizzonti irreali; linee concave di mongolfiere segnate da colori sfavillanti contrappuntavano quelle convesse di cupole sobrie ed essenziali; ritmi di linee curve e angolate interagivano con ritmi timbrici innervati di colori a volte netti e spavaldi, altre volte indecifrabili nei molteplici riflessi sprigionati dalla frantumazione della luce. Tratti limpidi, semplici, essenziali e sobri eppure così emozionanti, evocativi, a tratti commoventi, così reali nella loro pulizia da trascendere – alla magnetica osservazione a cui inducevano – verso una dimensione onirica, di calda e disperata speranza.

Questa visione, per me, coincide con il ricordo stesso di Ernesto. Nel mio animo si confonde con lui. Il mio sentimento tende a sovrapporre, nella memoria e nel cuore, l’uomo, l’amico, l’artista, la sua pittura, la sua idea di vita. I suoi quadri sono lui, parlarne è il modo migliore per parlare di Ernesto. Il suo modo di essere e di pensare sono rappresentati con tutta evidenza dalla e nella sua arte.
Le scelte di vita, faticose; la rinuncia a pur ben accessibili possibilità di rapporti professionali; le dolorose relazioni con il potere politico; le subite scelte di unilaterali “pubblici committenti”; la stanchezza e le preoccupazioni dell’ultimo periodo della sua esistenza, incarnano la sua visione dell’arte, a volte vissuta in modo non facilmente comprensibile, anche per quelli a lui vicini.
Ogni esistenza lascia un segno. Ernesto ci ha lasciato le sue opere materiali, i suoi quadri, ma ha lasciato anche un esempio, che diventa monito ed insegnamento. E’ un patrimonio ideale che oggi non sembra essere molto condiviso, lo si potrebbe definire, con espressione alla moda, tipico di un out sider: la coerenza di pensiero e di vita, l’indipendenza e la scelta di libertà, la dirittura morale e l’assunzione incondizionata delle proprie responsabilità, la disponibilità verso gli altri in una sorta di evangelismo laico.
Nella condivisione di quel patrimonio ideale, sentendomi vicino al club degli out sider, di quelli formati in valori oggi non più alla moda e parte di una minoranza (forse stanca di essere silenziosa), a me piace pensare e scrivere di Ernesto rilanciando il suo ricordo e il suo sentire, limpido e netto come i profili della Città del sole in cui oggi riposa.
Vincenzo Lombardi
Tanto tuonò….
marzo 1st, 2010 | Franco ValenteFinalmente gli escavatori hanno iniziato la demolizione delle ignobili muraglie di cemento nel fossato del Castello di Venafro.
Franco Valente
Con grande soddisfazione posso annunciare che questa mattina si è dato inizio ai lavori di svuotamento e di sistemazione del fossato del Castello di Venafro.
Credo che la popolazione di Venafro possa tirare un sospiro di sollievo se è iniziata un’opera che, nonostante la esiguità dei fondi disponibili, renderà un servizio storico alla città di Venafro.
Un ringraziamento particolare credo debba essere rivolto all’amministrazione Comunale di Venafro e alla Giunta Municipale tutta che ha creduto nella mia proposta di intervento radicale per ripristinare la situazione originaria del fossato del castello, ostruito dai detriti che quattro secoli fa calarono dalla montagna di S. Croce fino a colmarlo.
La descrizione fatta da Ludovico Valla, che nel XVII fu testimone oculare dell’alluvione, è stoto il documento eccezionale che ha permesso di capire cosa sia accaduto a quell’epoca e cosa si debba fare oggi per restaurare il fossato del castello.
Sull’argomento si veda: http://www.francovalente.it/?p=388.
Sicuramente è un intervento che presenta molteplici difficoltà per la presenza di reti idrauliche e sottoservizi di varia natura a cui si aggiungono le difficoltà che derivano da interferenze politiche di personaggi che hanno poco a cuore le sorti della città.
Finita questa fase preliminare dei lavori, tra pochi giorni si passerà alle operazioni definitive avendo come obiettivo quello di completare lo svuotamento del fossato per la serata della festa di S. Nicandro che, come per gli anni passati, si concluderà presso il Castello la sera del 18 giugno.
L’arcangelo Gabriele di Teodoro D’Errico a Montorio nei Frentani
marzo 1st, 2010 | Franco ValenteL’arcangelo Gabriele di Teodoro D’Errico a Montorio nei Frentani.
Confronti con angeli annuncianti che volano e angeli annuncianti che non volano dall’Alto Medioevo al Rinascimento.
Franco Valente
Sesta parte: Angeli annunzianti
Teodoro D’Errico 1579

Annunciazione in pietra

Affresco romano del VII secolo

Annunciazione in una placca dorata

Gabriele nella Cripta di Epifanio a S. Vincenzo al Volturno (840 circa)

L’angelo annunziante a S. Sofia di Benevento (IX sec.)

Gabriele in una miniatura a.m.

Duomo di Termoli (XII-XIII sec.)

Jacopo Torriti. Roma. (XIII sec.)

Simone Martini (1333)

Antonello da Messina (XV sec)

Beato Angelico (XV sec.)

Beato Angelico (XV sec.)

Jan van Eyck (1425)
Sandro Botticelli (1490)

Bertélemy d’Eyck (XV sec.)

Leonardo da Vinci (1472-75)
Carlo Crivelli (1486)

Gerolamo Di Giovanni (XV sec.)

Benvenuto di Giovanni (XV sec.)

Giusto di Ravensburg (XV sec.)

Giovanni Mazone (XV sec.)

Jacopo Bellini (XV sec.)
Antoniazzo Romano (1485)

Bernardino di Betto detto il Pinturicchio (XV-XVI sec.)

Raffaello Sanzio (1502)
Michele Tosini (XVI sec.)
Vincenzo Catena (1512)

Lorenzo Lotto (1527)
Domenico Beccafumi (1545)
Benvenuto Tisi detto il Garofalo (1550)

Tiziano Vecellio (XVI sec.)

Tiziano Vecellio (1559)

El Greco (1575)

Annunciazione di Coccaglio (Brescia)
Teodoro D’Errico 1579

Federico Barocci (1592-96)
Cavalier d’Arpino (1606)
Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1609)

Orazio Gentileschi (1623)

Guido Reni (XVII sec.)
Eustache Lesuer (1650)
Hendrick ter Brugghen (XVII sec.)
Luis Finsonius (XVII sec.)
Nicolaus Poussin (XVII sec.)
Philippe Champaigne (XVII sec.)
(continua)