Franco Valente

Montaquila . Il centro antico

Franco Valente, Castelli, rocche e cinte fortificate del Molise. (Volume in preparazione)

(Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons)

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Montaquila ebbe uno sviluppo consistente solo in epoca angioina per la necessità di dare sicurezza a quella parte del territorio che comincia ad insinuarsi nella fascia più stretta dell’alta valle del Volturno. Allora Montaquila era feudo di Andrea d’Isernia e poche sono le notizie sulle sue vicende feudali. Dai d’Isernia passò ai Montaquila e, di certo nel 1505, fu feudo dei Carlino. Poco prima del 1600 passò ai Caracciolo, poi ai Pagano e dal 1701 di nuovo ai Caracciolo di Miranda.

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Chiesa di S. Maria Assunta

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Abside di S. Maria Assunta

 

 

 

 

Dall’apprezzo del feudo del 1663 (“Relatione del primo apprezzo della terra di Mont’Aquila” – Donato Cafaro “ingegnere di Sua. Maestà. Cattolica. Nostro. Signore. Grande.”) risulta che la chiesa madre, dedicata a S. Maria Assunta era già cadente. Fu abbattuta nel 1850 e ricostruita nel 1888 dalle fondamenta, con impianto a tre navate, a spese del Comune, mentre il campanile è sicuramente più antico, come attesta la lapide posta sul suo prospetto meridionale: D.O.M. / LABORE CIVIVM BENE / MERITORVM ET AERE / LOCORVM PIORVM MON / TISAQVILAE HOC EDIFI / CIVM ERECTVM FVIT / A.D. 1782.
L’abitato più antico di Montaquila si attesta, con un andamento quasi circolare, sulla parte più alta di una conformazione naturale che, a causa di interventi urbanistici sicuramente posteriori all’eversione della feudalità, ha perso il carattere scosceso originario.
Le sovrapposizioni edificatorie del XIX secolo, successive alla demolizione delle porte e di una parte consistente delle mura di difesa, rendono difficile la lettura dell’impianto difensivo che genericamente possiamo definire angioino, anche se esistono ragionevoli motivi per ritenerlo più antico, almeno normanno.

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Torre d’angolo

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Feritoia murata

 

Certamente utile è la pergamena che papa Lucio III inviava nel 1182 inviava al vescovo Rainaldo (copia del 29 gennaio 1625 presso Archivio Capitolare di Isernia) che attesta che in quell’anno una comunità esisteva perché, tra le parrocchie della diocesi, è riportata in Monte Aquilo Plebem S. Mariae nonché l’ecclesiam S. Pauli cum tribus capellis et pertinentiis earum (A. VITI, Note di diplomatica ecclesiastica sulla contea di Isernia dalle fonti pergamene capitolari di Iserni, Napoli 1972, pp. 358-361).
Il 26 maggio 1305 Andrea d’Isernia, che era titolare di un sesto del feudo di Montaquila, acquistò gli altri cinque sesti da Giovanni Caracciolo con i suoi fratelli e da Ugo di Roccafoglia con i suoi fratelli.
Il figlio Landolfo, ultimogenito, ne fu titolare certamente dal 1316 al 1325, anno in cui mori (G.B. MASCIOTTA, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, Vol. III, Cava de Tirreni 1953, pp. 357-358).
Secondo il Masciotta i discendenti di Landolfo, per differenziarsi dal ramo diretto e da quelli collaterali, alla metà del XIV secolo avrebbero assunto il nome del feudo chiamandosi da allora Montaquila.

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La corte interna al Palazzo ducale (foto Di Meo)

 

Comunque sia, è da ritenere che in questo periodo una preesistente cinta muraria sia stata dotata di un sistema di torri a scarpa che oggi, sia pure malamente, ancora si riconoscono.
La prima è contigua al complesso murario che dobbiamo ritenere essere stato l’originario castello prima di essere trasformato, secondo il solito, in un edificio baronale con funzioni esclusivamente residenziali. Tale torre è stata privata della corona merlata, ma conserva i segni molto rovinati di una feritoia successivamente murata. Sul muro a scarpa che la collega alla seconda torre è stata impiantato un edificio che ha conservato l’antico paramento esterno. Sostanzialmente riparata nella parte basamentale con la sostituzione parziale della scarpa crollata, presenta caratteristiche che fanno ipotizzare che la parte inclinata sia una sorta di rinforzo applicato ad un preesistente impianto verticale. La parte apicale merlata è frutto di una ricostruzione recente, mentre si è persa ogni traccia delle feritoie che sicuramente esistevano per il tiro radente sul tratto di muro che in questo punto piega decisamente per raccordarsi alla terza torre. Il muro di difesa, sebbene molto danneggiato, in questa parte conserva i caratteri originali a scarpa fino al limite di ciò che rimane di un sistema che fa pensare alla preesistenza di una portella ormai quasi del tutto scomparsa.

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Infatti i ruderi di questa terza torre potrebbero essere quanto rimane dell’apparecchiatura di controllo di una piccola porta che permetteva l’accesso al nucleo urbano a conclusione di un modesto percorso esterno che seguiva l’andamento avvolgente della cinta muraria. Della torre gemella della piccola porta non rimane traccia, ma il disegno planimetrico generale, che in questo punto vede piegare il muro quasi ad angolo retto, impone di immaginarne la preesistenza. Di un’altra torre immediatamente vicina rimangono tracce nell’impianto degli edifici che dal XIX secolo in poi si sono attestati sulla linea muraria meridionale.

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Da questa piccola torre, totalmente inglobata nelle sovrapposizioni e trasformata recentemente in modesta cappella privata della famiglia Rossi, il muro proseguiva a scarpa completando il giro del nucleo urbano con andamento a linea spezzata con piccoli tratti rettilinei molto probabilmente raccordati da non meno di quattro torri ormai del tutto scomparse. Su questo tratto di murazione si sviluppava il piano di ronda che corrisponde all’attuale via Plebiscito fino a raggiungere la porta principale dell’abitato che era sistemata nell’area retrostante la chiesa dell’Assunta.
Non è del tutto chiaro come funzionasse la difesa in questa parte della cinta muraria, ma è da ritenere che vi fosse un articolato sistema che si collegava al muro esterno del castello che, ovviamente, andava ad occupare la parte apicale di tutta l’area urbana e del quale attualmente si riconosce l’impianto nell’ex palazzo baronale Montaquila-Caracciolo.
In questo edificio si alternarono i feudatari di casa Montaquila di cui il Masciotta, riprendendo dal Ciarlanti e Giannone (G. V. CIARLANTI, Memorie historiche del Sannio, Isernia 1644, pp.471 e 483) ( P. GIANNONE, Istoria civile del Regno di Napoli, vol.V, Napoli 1865, p.8), , ricorda Goffredo Montaquila, dottore di leggi, fu consigliere della regina Giovanna II (1414-1443), inviato a Valencia per trattare il suo matrimonio con il diciottenne Infante di Spagna Giovanni d’Aragona: trattativa che non si concluse per la grande differenza di anni con la sposa che ne aveva 43.
Per la storia urbana invece ha sicuramente importanza quel Troiano Montaquila che nel 1464 ottenne forti aiuti da Re Ferrante I d’Aragona per restaurare l’abitato di Montaquila danneggiato da gravissimo incendio. Troiano era, presumibilmente, fratello di Giacomo che in quell’epoca fu vescovo d’Isernia.
L’ultimo dei Montaquila di cui si ha notizia come feudatario fu Gaspare, una cui sorella sposò nel 1548 Lucio Santabarbara di Venafro.
Non se ne conoscono i motivi, ma da Gaspare in poi il feudo di Montaquila fu messa all’asta, ed aggiudicata a Cesare Carlino poco prima del al 1523.
Il Carlino pare fosse un cavaliere napoletano, la cui memoria sopravvive nei Capitoli di grazia concessi ai vassalli. Capitoli che dovrebbero ancora conservarsi nell’Ar­chivio comunale.
L’ultimo titolare di questo famiglia fu Giovanni Carlino, in vita nel 1586.
Poco prima del 1600, Montaquila divenne feudo della famiglia Caracciolo e Francesco ne fu titolare certamente nel periodo dal 1642 al 1648.
Dal 1664 il feudo Montaquila appartenne alla famiglia Pagano il cui ultimo titolare Antonio, morì nel 1701. Dopo di lui Giulio Caracciolo, Duca di Miranda, e la sua famiglia tenne il feudo sino al tempo della eversione della feudalità.

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Montaquila da nord-est

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5 Commenti

  1. michelino rossi 14 agosto 2008 at 10:57

    Salve Architetto, mi piace la storia del mio amato paese e da quanto mi risulta Lei è l’unica persona che si occupa di queste cose. Voglio innanzitutto felicitarmi per il Vostro instancabile impegno in questo campo. Vi chiedo se posso trovare, (e dove) approfondimenti sulle origini, la storia e quant’altro riguardi Montaquila. Sperando di non arrecare disturbo, distintamente saluto. Rossi Michele fu Giovanni.

  2. Roberto Rossi 18 dicembre 2008 at 15:39

    Gentile Architetto,

    alla lettura dell’articolo sul mio piccolo e strano paese ne sono rimasto altamente entusiasta. Come prima cosa vorrei donarle i miei complimenti per la sua approfondita ricerca che le avrà sicuramente rubato tantissimo tempo, ma si sa, la passione non va mai messa da parte. Le chiedo gentilmente, senza crearle disturbo, dove trovare dettagliati approfondimenti sulle origini del mio paese. Io come lei mi sono interessato a riportare alla luce cose nascoste, intervistando persone saggie, ma purtroppo con risultati poco eccellenti.

    In attesa di una risposta colgo l’occasione per ringraziarla e salutarla.

  3. franco valente 19 dicembre 2008 at 06:46

    Gentile Roberto,
    effettivamente trovare notizie su Montaquila non mi è stato facile.
    Comunque qualcosa sto raccogliendo, ma è ancora tutto confuso.
    Spero di mettere insieme quello che ho per il piacere di pubblicarlo su questo sito.
    Intanto affettuosi auguri.

  4. Alessio ossi 11 gennaio 2009 at 13:41

    Gentile architetto,
    i frutti delle sue ricerche sono più che evidenti: in quest’enorme puzzle ogni tessera sembra combaciare alla perfezione. Le rivolgo i miei complimenti per il suo instancabile lavoro che permette a me come a tanti di riscoprire le proprie radici e la propria identità storica.

    Ad majora

    Un montaquilano

  5. gaetano 26 agosto 2011 at 12:19

    Ciao…io non voglio essere presuntuoso o scostumato ma possibbile che io devo interpellare le proloco,e non trovo altro che voi?…gentilmente posso sapere come fare?…..grazie.

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