Franco Valente

Sesto Campano, il nucleo antico

Franco Valente, Castelli, rocche e cinte fortificate del Molise. (Volume in preparazione)

(Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons)

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Per antica tradizione storica il nucleo alto di Sesto sarebbe collegato alla presenza di un conte longobardo di cui non si ha traccia nei documenti. Nel X secolo pare che Sesto sia stata capoluogo di una delle 34 Contee del ducato di Benevento. La notizia certa è che all’inizio della dominazione normanna Sesto già aveva un castello. Si ricava dalla donazione del conte Paldone di Venafro all’abate Desiderio nel 1064 di una parte dei suoi possedimenti. Sull’ampiezza della donazione vengono avanzati dubbi, come rileva G. MORRA (Storia di Venafro, p. 319), da G. TESCIONE, Caserta medievale e i suoi Conti e Signori. Caserta 1990, p. 28. e da H. BLOCH, Monte Cassino in the Middle Age, Roma 1986, p. 201.
A noi il testo della donazione interessa per l’attestazione dell’esistenza di un castello di Sesto:
Pandulfus venafranus comes obtulit beato Benedicto quartam partem de castello quod dicitur Sextum, et medietatem totius partis suae de Valle Venafri … (Registrum Petri Diaconi, f.208r n° 491; GATTOLA, Accessiones, I, p. 167).

Nel 1122, però, è attestata l’esistenza di un Pandolfo conte di Sesto per essersi rappacificato con l’abate Gerardo che aveva riorganizzato i possedimenti di Montecassino mettendo a ferro e fuoco i territori che erano stati usurpati dallo stesso Pandolfo che si era associato a un certo Odoaldo (Leone Ostiense. Chr. Cas. IV 75 p. 801,20).

Riccardo di S. Germano (RICCARDO DA S. GERMANO, “Cronica”, anno 1193, in G. DEL RE, Cronisti e scrittori sincroni napoletani, vol II, Napoli 1845-1868, p.11) riferisce che l’imperatore Enrico VI invia nel Regno il Conte Bertoldo, il quale venendo con eletta milizia e soldati fiorentini che parteggiavano per l’Imperatore, prese per forza Venafro nel dì di S. Martino, e lo abbandonò al sacco e distruzione de’ suoi. Intimoritisi allora Ruggiero Conte di Molise, perché erasi dichiarato in favore del Re, si rifugiò in Rocca Magenula. Bertoldo poi coll’aiuto de’ detti Moscaincervello, Diopoldo e Corrado, nonché dell’Abate Cassinense, e de’ Conti di Fondi e Caserta, prese con tutte le loro forze il castello di Sesto, che per Re Tancredi custodiva con una guernigione di Campani il Contestabile Landone di Montelongo, e saccheggiatolo, menò prigione esso Landone co’ collegati, alla cui libertà dopo molti supplizi non giovò la pietà, ma il riscatto. Facendo assalire anche Rocca Ravennula, presela per forza;

Del castello di Sesto abbiamo una successiva notizia quando nel 1247 papa Innocenzo IV, mentre risiedeva a Lione, restituiva ai fratelli Ruggero, Riccardo e Malgerio Sorello quei territori che erano stati sottratti dal Federico II durante il suo dominio (G. MORRA, Storia di Venafro, p. 404).

Masciotta (B. MASCIOTTA, Il Molise dalle origini ai giorni nostri, Vol.pp. 530-531) riferisce che Sesto con gli Angioini divenne feudo di Andrea e Nicola Rampini di Isernia. Nella seconda metà del secolo XIV ai Rampini successero i della Ratta. Carlo III di Durazzo nel 1381 assegnò Sesto a Gurello Origlia.

Nel 1465 Re Ferrante I d’Aragona concesse Sesto in feudo a Diomede Carafa della Stadera che nel 1569 vendettero il castello a Isabella di Lannoy, moglie di Filippo di Lannoy principe di Sulmona e conte di Venafro. Il figlio Orazio vendette Sesto a Filippo Spinola nel 1582 la cui famiglia conservò il feudo fino alla fine della feudalità.

Una fortificazione longobarda comunque doveva esistere e traccia di un castello dovrebbe ritrovarsi nel poderoso mastio quadrato, violentato dalle moderne manie di trasformazione, che rimane nella parte sud-occidentale della cinta medioevale del paese vecchio. Se però sulla cortina esterna nulla rimane di esteticamente pregevole dell’antico castello, il cui volume è però perfettamente riconoscibile nonostante gli scempi degli uomini, all’interno sopravvive un complicato portale del XVI secolo che un certo Nicola Brescia da Serino fece fare nel 1596 quando Errico Albano da Procida era capitano del popolo di Sesto. Di questi due personaggi oggi non si saprebbe nulla se essi non avessero deciso di far scolpire il loro nome sotto una strana composizione regionale di insegne militari associate a simboli di arti e commercio.

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Una serie di compassi, squadre, bilance, stadere, attrezzi per stendere le pelli, some per il trasporto, insieme a gambali, scudi militari, elmi, spade e lance, formano la decorazione a rilievo di questo portale.

Lo stemma centrale, in uno scudo a testa di cavallo con fascia scaccata di tre, è sovrapposto ad una fettuccia i cui estremi formano due S contrapposte. Sul tutto un cappello vescovile con 5 fiocchi.

Nell’ordine quattro lettere puntate (due a destra e due a sinistra): M. B.L. A.

Sul dado di sinistra é la seguente epigrafe:
+ I ^ SI9G
TPRE.MAG
ERRICI.AL
BANI.DE
PCIDACAP
SEXTIIO

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Su quello di destra:
D^O^M
IB88
V.I.D.NICOLAVS
BRESCIA A SERINO
RENOVAVIT
G^G

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Rimane, entrando nella corte interna, la gradonata che portava al piano nobile, probabilmente rifatta alla fine del 500, con tre testine di putti in stucco sul ballatoio. Sopravvive, inoltre, la grande cisterna con porta di accesso direttamente dal cortile.

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A lato, nei tempi moderni, sul muro esterno è stata collocata l’antica tavola con i pedaggi che si dovevano pagare per il passo alla Taverna del Duca (da me trascritta nel 2002):

CAROLVS DEI GRATIA VTRIVSQUE SICILIAE REX
PANNETTA SEV TARIFFA DELLI DERITTI DEL PASSO DEL SESTO DELL’ILL.MO D. CARLO AMBROGIO
SPINOLA DELLA ZERDA MARCHESE DE LOS BALBASES IL QUALE SI HA DA ASSIGGERE IN VN LVOGO
SOLAMENTE E PROPRIO NELLA TAVERNA DETTA DEL PASSO DEL SESTO NELLA STRADA REALE DA QVEI
PASSEGGIERI CHE PASSANO PER QVELLA COLLE LORO SOME DI ROBBE MERCANZIE E ANIMALI SENZA AL
TERAZIONE ALCVNA DA OSSERVARLA INVIOLABILMENTE ALIAS IPSO FACTO IPSOQVE
IVRE S’INTENDA INCORSO ALLA PENA DELLA PERDITA DEL PASSO PREDETTO ED ALTRO
A IVRE STATVTA CONTRA NOVA ET INDEBITA VECTIGALIA EXIGENTES SIVE IMPONEN
TES ED ALL’ESATTORE D’ANNI TRE DI GALERA E SENTENDOSI ALCVNA PARTE LESA PER
QVALSIASI CONTRAVENZIONE SINE PIGLI INFORMAZIONE A SVA ISTANZA DALLE CORTI
CONVICINE E SI MANDI SVBITO IN REGIA CAMERA ET PENES ACTA EXACTIO
PRAEDICTA FIAT HOC MODO V2 = PER OGNI SALMA DI GRAN VALORE GRANA TRE
PER OGNI SALMA DI PELLE GRANA TRE = PER OGNI
SALMA DI SOLA GRANA TRE
PER OGNI SALMA DI VACCHETTA GRANA TRE = PER OGNI SALMA DI CANNAVELLO
GRANA TRE = PER OGNI SALMA DI MIELE GRANA TRE = PER OGNI SALMA
DI TARANTOLA GRANA TRE = PER OGNI SALMA DI RAMA GRANA TRE = PER
OGNI SALMA DI SALZUME D’OGNI SORTE GRANA TRE = PER OGNI SALMA DI
LEGNAME QVALE SERVE PER FARE TINTA GRANA TRE = PER OGNI SOMA DI
GRANO GRANA DVE = E SE LE D.E SALME NON SARANNO DI CARICO INTIERO PAGANO
SOLAMENTE PRO RATA ALLE SVDDETTE RAGIONI E NON PIV’ = PER CENTINARO D’ANI
MALI GROSSI CARLINI CINQVE = PER CENTINARO D’ANIMALI MINVTI CIOE’ PECO
RE, CAPRE ED AGNELLI GRANA VENTICINQUE = PER CENTINARO DI PORCI E CASTRA
TI CARLINI TRE = E SE DETTI ANIMALI SARANNO MAGGIORE O MINOR NV
MERO DI VN CENTINARO, SI PAGHI PRO RATA ALLE SUD.E RAGIONE E NON PIV’ = E SE
PAGHERA’ VNA VOLTA E POI TORNASSE A PASSARE COLLE MEDE.ME ROBBE ED ANIMALI NON
SIA TENVTO A PAGARE COSA ALCVNA = ITEM PER QVALSIVOGLIA MERETRICE NON
SI ESIGGA COSA ALCVNA = ITEM NON SI ESIGGA COSA ALCVNA PER LE ROBBE CHE
SERVONO PER VSO PROPRIO DI CASA FAMIGLIA E POSSESSIONE SOTTO LE PENE VT SVPRA
DATVM NEAPOLI EX REGIA CAMERA SVMMARIA DIE
14 MENSIS JVNY 1740
-LVDOVICVS
…ERNO M. C. = CARLO MAVRO = …M
FISCVS RVOTI= DOMINICVS CECERE
…….ARIO
…OCVSSIGNI

Appare evidente dalla conformazione complessiva del centro abitato che il Castello abbia rappresentato fin dall’alto medioevo il polo attorno al quale in varie fasi si é sviluppato il nucleo delle case. D’altra parte ne é conferma diretta la elevazione a capoluogo di contea intorno al X secolo, nel periodo di dominio longobardo nell’ambito del ducato di Benevento.

In analogia con altri castelli il cui impianto può essere fatto risalire al X secolo (come quelli di Venafro e Cerro a Volturno), anche il castello di Sesto si caratterizza con un possente mastio quadrangolare in funzione di estrema difesa al limite di un recinto fortificato ad andamento trapezoidale sul quale si impianta un sistema un po’ più complesso nei tempi successivi.

Per determinare la cronologia delle murature poche e di nessuna utilità sono le notizie sui signori che l’hanno posseduto; tuttavia é possibile ritenere, sulla base dell’analisi tipologica delle torri circolari della cinta urbana, che una trasformazione sostanziale, o perlomeno un adattamento dovette essere operato intorno ai secoli XIII e XIV

Da questo punto si sviluppa la linea muraria meridionale, sulla quale si apriva, come si apre tutt’ora, una porta esterna minore cui si perviene da valle attraverso un ripido sentiero extramurale che ancora porta un nome, via Borgoforte, che con molta evidenza deriva dalla funzione difensiva del sistema .

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Rimangono evidenti di queste torri soltanto tre sul lato meridionale e almeno quattro su quello nord-orientale, ma una più attenta analisi del tessuto urbano potrebbe rivelarne altre inglobate nelle case che si sono sovrapposte, inglobandola, alla originaria cinta muraria. Della prima , a pochissima distanza dal Castello, si riconosce solo l’impianto semicircolare in una casa (part. 244 del catasto) che le si é sovrapposta.

Da questo punto si sviluppa la linea muraria meridionale, sulla quale si sovrappone la casa Manselli, fino a ricongiungersi con la seconda torre (part. 257), rimasta libera da sovrapposizioni anche se troncata nella parte alta. In questo tratto, proprio al disotto della casa Manselli, con molta probabilità si apriva, come si apre tutt’ora, una porta esterna minore cui si perviene da valle attraverso un ripido sentiero extramurale che ancora porta un nome, via Borgoforte, che con molta evidenza deriva dalla funzione difensiva del sistema .

La terza torre, ugualmente molto rovinata, é tuttavia integra nella parte basamentale (part. 261). Una quarta torre dovrebbe essere inglobata nella casa allo spigolo del sistema (part.240 del catasto) a formare la cerniera nel punto di variazione sostanziale della cinta muraria per allinearsi in qualche modo (seguendo comunque il suggerimento naturale della conformazione rocciosa su cui si impianta) con la torre successiva che, completamente deturpata, come quelle successive, é inglobata nella casa riportata in catasto nella part. 196.

La sesta (part. 193 del catasto) costituisce l’inizio del lungo tratto pressoché rettilineo (stravolto da una serie impressionante di superfetazioni di squallore impressionante) su cui resistono gli impianti della settima (part. 185 del catasto) e dell’ottava torre di casa Forte (part. 177 del catasto).

Da questo punto la linea originaria si perde e l’individuazione del sistema si fa difficile. La circostanza che lo slargo nei pressi della chiesa di S. Eustachio ancora si chiami “sopra le porte” lascia intendere che vi dovevano essere in quell’area almeno due porte di cui non rimane alcuna traccia. Sicuramente in quest’area si concentrarono gli sforzi maggiori per chiudere artificialmente il giro delle mura per il fatto che orograficamente quel punto costituiva la zona di maggiore pericolosità per la facilità di accesso rispetto agli altri lati nel nucleo difensivo. Ma proprio la facilità di accesso ha costituito il motivo per la maggiore quantità di trasformazioni edilizie nei tempi più recenti. Certamente la presenza dell’edificio dell’antico municipio é motivo per ritenere che in questa zona si concentrasse la residenza del capitano del popolo che, sebbene si trattasse sempre di un edificio piuttosto modesto,in genere é posizionata nei pressi della porta principale dell’abitato, come nel caso della vicina Venafro a porta Mercato.

All’interno di questo ampio cerchio di mura munite di torri circolari é possibile con una certa approssimazione riconoscereun nucleo più interno e più antico che occupa, assumendo una forma castrense sostanzialmente quadrangolare, la piattaforma apicale il cui punto più alto é difeso dalla grande torre quadrata del castello.

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