Franco Valente

Cronaca n. 46. La discarica di Grotta Moschillo in Contrada Monaca.

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Questa estate gli incendi hanno mostrato con crudezza l’assoluto dilettantismo dell’Amministrazione comunale di Venafro che continua a riempirsi la bocca di parole vuote dichiarando di volere il bene della comunità.

Al disastro amministrativo si aggiunge quello ecologico ed ambientale le cui responsabilità solo parzialmente vanno ricondotte ai piromani e agli inquinatori e molto di più alla mentalità lassista e sciatta dei nostri governanti.

Il territorio di Venafro questa estate è stato massacrato da incendi che sono riconducibili certamente al gesto di qualche sconsiderato, ma, passata la furia del fuoco, si scoprono anche i disastri ambientali che si nascondevano sotto i rovi.

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A Venafro vi è una zona a monte del Cimitero cittadino che prende il nome di Contrada Monaca in un’area il cui toponimo ricorda l’antico insediamento benedettino di S. Martino.

All’interno degli oliveti distrutti dagli incendi di questa estate vi è una cisterna romana che popolarmente viene chiamata Grotta Moschillo.

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E’ una delle meglio conservate del territorio. Molto simile a quella che si trova sulla strada che porta a Roccapipirozzi per dimensioni e fattura. E’ formata da un solo ambiente con una bella volta a botte, completamente rivestita all’interno da un intonaco impermeabile e misura circa 18 metri di lunghezza per tre e mezzo di larghezza. Poteva conservare oltre 150 metri cubi di acqua che venivano prelevati da tre aperture circolari posizionate al centro della volta.

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Questa magnifica cisterna probabilmente era a servizio di una villa romana di epoca repubblicana di cui si è persa traccia oppure, semplicemente, era una vasca di accumulo per le attività agricole che si tenevano in quella parte di territorio priva di acqua sorgiva.

Lo spettacolo attuale è ignobile. La cisterna è divenuta deposito di sedili e di pezzi di automobili sfasciate.

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La cosa è nota agli Amministratori di Venafro che ancora una volta mostrano una totale insensibilità ai problemi della tutela ambientale. Senza dire che l’interesse archeologico, poi, è al di fuori di qualsiasi loro sensibilità.

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