Franco Valente

Franco Valente, Castelli, rocche e cinte fortificate del Molise (Volume in preparazione)
(Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio.Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons.)

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Giambattista Masciotta ritiene corretamente che Limosano corrisponda all’antico Musanum richiamato nel Chronicon S. Sophiae di Benevento.

La citazione più antica si ritrova tra i pannelli della porta desideriana di Montecassino dove, nell’elenco dei beni compilato sul bronzo ageminato del 1066 vi si ritrova S(an)c(t)a Illuminata de Musano di cui parla anche Pietro Diacono nel suo Registro con un importante riferimento dell’anno 1109 al Limessani castri domino quando riporta il testo della donazione di quella chiesa all’abbazia di Montecassino da parte di Roberto figlio di Tristaino, alla presenza del vescovo triventino Giovanni:

Sed et Johannes Triventinae Sedis Episcopus, una cum Robberto Filio Tristayni limessani Castri domino optulit huic loco ecclesiam S. Illuminatae infra fines praedicti Castri Limessani, loco ubi dicitur Petra majore cum omnibus ecclesiis, et pertinentiis suis poena indicta centum librarum auri id removere querentibus.

Il Gattola conferma che il documento autografo si trovi ancora nell’archivio di Montecassino, tant’è che ne trascrive il testo dal quale riprendiamo la parte che interessa la definizione di luogo fortificato attribuita all’abitato di Limosano anche per mostrare che viene indifferentemente usato il termine castrum o castellum:
In nomine domini nostri Jesu Christi filii dei aeterni, anno ab incarnatione ejus millesimo centesimo nono, mens junio, Secunda indictione. Ego Robbertus filius cujusdam bonae memoriae domni Trostayni, qui deinutu Limosani castelli sum dominus, declaro, me haberequamdam ecclesiam pertinentem mihi per hereditariam successionem infra fines limosani, quae constructa in loco, ubi dicitur Pesclo majore, in honore sanctae virginis, et martiris Illuminatae.

Questo Roberto, dunque, era figlio di Tristaino il quale, a sua volta, era figlio di Guimondo, fratello di Roberto il Guiscardo: Da qui possiamo capire quale importanza avesse il nostro feudatario.

Un privilegio di papa Anacleto II del 1130, la cui importanza fu evidenziata dal Kehr, attesta che per un breve periodo Limosano fu sede di cattedra vescovile e che S. Maria ne fu la cattedrale.

In questi tempi il potere normanno si era consolidato attraverso una politica di concessioni a favore delle organizzazioni religiose che avevano sostenuto la sua causa.

Una politica di reciproco appoggio che da una parte fece retrocedere le iniziative che avevano portato ad una certa riduzione del rapporto servile nei confronti di chi vi lavorava e dall’altra un conseguente aumento del vassallaggio a favore dei nuovi feudatari in generale e delle abbazie che dipendevano da Montecassino in particolare.

Anacleto II, considerato antipapa di Innocenzo II eletto nel medesimo giorno dalla fazione avversaria, si affrettò a ricambiare il sostegno ai normanni riconoscendo a Ruggero II il Buono il titolo reale sull’Italia meridionale.
Anacleto una volta eletto si preoccupò anche delle terre che erano appartenute ad una scomparsa diocesi di Limosano che egli in pratica rescrivebat, nel senso che la ricostituiva con un suo privilegio.

In questo privilegio si dice che Limosano fuit civitas per cui dobbiamo presumere che avesse un sistema di difesa perlomeno analogo a quelli dei centri della diocesi di importanza sicuramente minori e che proprio per il carattere difensivo vengono definiti Castrum Pinianum, castrum Sancti Angeli, Castellucium de Limosano, Rocca Racini, Castrum Montis Agani, Pretella cum rocca, Castrum de Lino, castra Petra I, castrum Iohannis Fulconis.

Di certo nell’ottobre del 1147 Raynaldus petre habundanti sottoscrive in Limosano una concordia stipulata tra Hugo Marchisius, signore di Lupara e Castelbottaccio, e Giovanni abate di S. Sofia di Benevento, alla presenza di Ugo II di Molise, conte di Boiano, per il tributo che devono pagare gli uomini della chiesa di S. Angelo in Altissimo di Civitacampomarano.

La circostanza ci induce a ritenere che in quell’anno il nucleo urbano fosse dotato sicuramente di un edificio di una certa importanza nel quale convennero personaggi di importanza come Ugo II conte di Molise, accompagnato, come sottolinea il notaio, da baroni, magnati, giudici ed altri gentiluomini (baronibus, magnatibus, iudicibus aliisque suis bonis hominibus) insieme all’abate Giovanni di Benevento che aveva con sé confratelli, procuratori di cose ed uomini della sua chiesa (confratibus et procuratoribus rerum et predicte ecclesie hominum).

In altri termini anche Limosano aveva un castello che sicuramente esisteva in epoca normanna, ma che molto probabilmente ripeteva una fondazione longobarda riferibile all’epoca in cui il nucleo ancora si chiamava Musanum. Un edificio fortificato che corrisponde all’attuale palazzo baronale il cui impianto quadrangolare, come nota Luigi Marino, aderisce nei caratteri generali ai modelli di residenza fortificata che sovente si è innestata, in tarda epoca, su preesistenti impianti fortificati .

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Il vescovo di (Li)Mosano nella porta di bronzo della cattedrale di Benevento (XIII sec.)

Nelle porte di bronzo del duomo di Benevento, della prima metà del XIII secolo, la presenza dell’immagine del vescovo di Limosano in qualche modo conferma che a quell’epoca la diocesi ancora avesse un proprio vescovo o perlomeno una ben precisa definizione territoriale.

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Bibliografia essenziale:
Chronicon Sanctae Sophiae (cod.Vat.Lat.4939). Edizione e commento a cura di J.M.Martin. Roma 2000.
Registrum Petri Diaconi, f. 238v n° 571.
G. DE BENEDITTIS, Contributo alla conoscenza dell’antica Cattedrale di S. Maria e della Diocesi scomparsa di Limosano, in Almanacco del Molise 1981.
L. MARINO, La cattedrale di S. Maria di Limosano in Almanacco del Molise 1981.
G.B. MASCIOTTA, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol. II (Il circondario di Campobasso).
E. GATTOLA, Historia.
P. F. KEHR, Nachtrage zu den Romischen Berichten, in Nachrichten der k. Gesellschaft der Wissenschaften zu Gottingen, Phil. Hist. Klasse, 1903.
E. CUOZZO (a cura di), Catalogus BaronumCommentario, Roma 1984, riprendendo da E. JAMISON, Conti di Molise e di Marsia.

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5 Commenti

  1. Francesco Bozza 16 aprile 2008 at 15:04

    Relativamente al cenobio di S. Illuminata di Limosano, ci si deve porre qualche domanda (cui mi piacerebbe Lei rispondesse con una Sua ipotesi):
    1)Se esso, com’è effettivamente, figura in uno dei pannelli della porta di bronzo di Montecassino (1066 e, comunque prima del 1071, anno della inaugurazione della ricostruita basilica), come si va a spiegare la sottomissione, sempre a Montecassino, del giugno 1109 da parte di Robbertus, filius Tristayni limessani castri dominus, congiuntamente a Johannes Triventinae Sedis Episcopus, vescovo di Trivento che nulla ha a che fare con Limosano che l’anno seguente è dimostrata essere a sua volta diocesi?
    2)Una situazione del genere è da rapportarsi all’episodio della fraudolenta “distruzione di documenti (carthas)” (che legavano il cenobio a S. Eustachio di Pantasia e non a all’omonimo “de Arcu” di Pietrabbondante, come vorrebbe il Bloch) operata proprio da un Johannes (lo stessa che diventerà vescovo di Trivento?) e narrata dal Chr. Monasterii Casinensis (pag. 499 ed. Hoffmann M.G.H. 1980)?
    3) Documentato che divenne, poi (dopo lo scisma del 1054), di osservanza della ‘riforma’ di S. Brunone, sarebbe da indagare sulla osservanza precedente, se è vero, com’è vero (v. MATURO, Gli acta di S. Illuminata, …), che S. Illuminata corrisponderebbe alla trasposizione (dopo lo scisma?) in latino della santa ‘greca’ “Photiné”; circostanza che farebbe pensare ad un cenobio (uno dei tanti) di osservanza ‘basiliana’ con “monachi de genere Graecorum”.
    E … mi fermo qui, consapevole di aver messo già molta carne al fuoco. Rimango in attesa di conoscere la Vs. opinione autorevole.
    Francesco BOZZA

  2. Giovanni 9 maggio 2008 at 16:53

    Ciao, Franco.
    Solo per segnalare
    che Robertus de Principatu filius Tristayni e signore di Limosano compare nel Chronicon S. Sophiae già nel 1092 quando dona il castrum di Toro a Santa Sofia di Benevento.

    Un caro saluto
    Giovanni

    [1] F. Ughelli, Italia Sacra, Coleti, Venetiis 1717-1722, X, Chronicon S. Sophiae, col. 504.

  3. franco valente 9 maggio 2008 at 22:02

    Il documento che Giovanni Mascia mi segnala conferma che se non ci diamo da fare a valorizzare il paziente lavoro dei maledetti “cultori locali” (così ci definiscono gli accademici scopritori dell’acqua calda) il nostro territorio perderà la sua anima.
    Credo, però, che da due o tre anni qualcosa stia maturando nella nostra regione, “nonostante” l’Università molisana.
    Vedo sempre più ampia la partecipazione popolare agli eventi culturali che hanno come obiettivo gli approfondimenti sulla nostra storia. Specialmente se chi ne parla ha la capacità di esaltarne le peculiarità.
    Ricevo decine di note da studenti dell’Università del Molise che si sono iscritti a questo sito. In tutto ho ricevuto meno di 10 richieste di cancellazione su oltre 1400 iscritti. Uno dei destinatari degli aggiornamenti che si è cancellato è un Ufficio di un settore della Cultura dell’Università del Molise.

  4. Francesco Bozza 19 maggio 2008 at 09:06

    Ciao, Giovanni.
    Per quanto riguarda il ‘nostro’ Robertus de Principatu filius Tristayni, oltre alla notizia che mi suggerisci (e te ne ringrazio molto), mi permetto di aggiungerti che, tra il 1096 ed il 1099, partercipa anche alla prima crociata. Cosa che lo rende un personaggio di assoluto rilievo nel panorama politico e religioso dell’ambito territoriale del medio Molise.
    Ti saluto davvero caramente e … buon lavoro (anche se il nostro lavoro è destinato a rimanere nei cassetti, perché non siamo dell’intellighentia ufficiale).
    Un saluto anche all’amico Franco Valente
    Francesco Bozza

  5. Giovanni 19 maggio 2008 at 11:40

    Grazie, Francesco.
    Notizie sparse su Roberto, come la sua partecipazione da te ricordata alla Prima Crociata, sono nell’opera di Evelyn Jamison. Per esempio, E. Jamison, The Administration of the County of Molise in the Twelfth and Thirteenth Centuries, “The English Istorical Review”, No. 176 Oct. 1929; no. 177 Jan. 1930 (traduzione italiana a cura di G. Mascia, L’amministrazione della contea di Molise nel dodicesimo e tredicesimo secolo, “Samnium”, 1991; nonché E. Jamison, I conti di Molise e di Marsia nei secoli XII e XIII, N. De Arcangelis, Casalbordino (CH) 1932.
    La partecipazione di Robertus filius Tristaini alla I crociata sembra confermata nelle Gesta Francorum
    sive
    Itinerarium
    Hierosolimitanorum
    , Liber I, [iiii], dove compare un altrimenti misterioso Robertus filius Tostani.
    Un caro saluto
    Giovanni

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