Franco Valente

Gli alabastri inglesi tardo-gotici dell’Annunziata di Venafro

Gli alabastri inglesi tardo-gotici dell’Annunziata di Venafro

Franco Valente

(Con preghiera di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo per motivi di studio. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons)

(Pubblicato originariamente in “Almanacco del Molise 1977“)

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Ingiustamente sottratte dall’altare del Crocifisso per essere trasferite (si spera provvisoriamente, ma il provvisorio per gli organi ministeriali ha troppo spesso il carattere del definitivo) al Museo Archeologico di S. Chiara (adesso, 2016, al Museo Nazionale di Castello Pandone), le formelle inglesi di alabastro, rappresentanti sette momenti della Passione di Cristo, sono tra le opere più preziose dell’Annunziata anche per il fatto di essere appartenute alla originaria chiesa costruita dai Flagellanti.
La loro espressione artistica denota certamente l’ultimo tentativo di proseguire in quella esperienza religiosa che nel medioevo era stata il punto fondamentale di tutta l’attività comunitaria.

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Le grandi città ai primi del XV secolo cominciavano a rivolgersi ad una nuova tematica ove anche il concetto di aggregato urbano assumeva un significato più aperto per confluire con eccezionale vigore in tutto il movimento rinascimentale, mentre le piccole città continuavano ad assorbire per qualche decennio le ultime espressioni della cultura medioevale. In questo clima di provincia si giustifica l’importazione (specialmente nelle chiese laicali che più delle altre erano legate a schemi comunitari) di elementi di culto in cui rimaneva profonda la matrice medioevale.
Ma nonostante questa necessaria colleganza, le immagini di questo nostro polittico acquisiscono in questa fase finale della scultura gotica una decisa morbidezza e contemporaneamente una vitalità che deriva dalla importanza che viene attribuita al fatto narrato. L’aspetto iconografico è ormai divenuto dogmatico nel proporre in maniera esaltante le vicende umane del Cristo o della Vergine.

La storia delle sculture di alabastro trova una precisa collocazione nel periodo tardo-gotico in concomitanza con la scoperta di cave eccezionali nello Staffordshire e nel Derbyshire, in Inghilterra. Il materiale, lavorato in particolare a Nottingham, fece prolificare una grande quantità di piccole botteghe che, dopo la prima fase di produzione artistica originale, divennero, senza che il pregio delle opere diminuisse, veri e propri laboratori artigianali ove la produzione assunse un carattere ripetitivo. Difficile è la datazione delle prime opere in alabastro. Di certo si sa che un messo del Papa portò dall’Inghilterra, nel 1382, due statue che furono sistemate nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Grande diffusione ebbero anche le statue ordinate da importanti personaggi e specialmente per monumenti funerari. E’ ormai accertato che gran parte delle sculture medioevali di alabastro provengono dall’Inghilterra e se ne trovano in numero notevole in chiese, musei e collezioni private, sia in pezzi isolati, sia in polittici completi. Sebbene i luoghi di provenienza di queste sculture siano abbastanza precisi, più difficile, sebbene il numero sia alto, è una datazione esatta delle opere.

Gran parte di esse sono collocabili alla fine del XIV secolo e agli inizi del secolo seguente, o perlomeno in questi anni furono più frequentemente inserite nei canali di vendita che utilizzavano gli assi di collegamento commerciali. Per questo vi fu grande esportazione in tutta l’Europa, tanto è vero che polittici d’altare sul tipo di quello di Venafro si ritrovano, oltre che in Inghilterra (Nottingham e Londra), anche in Francia, Belgio, Olanda, Norvegia, Danimarca, Spagna, Portogallo, Germania e Svizzera. L’importanza di quello dell’Annunziata sta soprattutto nel fatto di essere tra i rarissimi esemplari sopravvissuti completi in tutta la narrazione; infatti quasi tutti gli altri sono ridotti a pochi frammenti. Altre serie complete in Italia le ritroviamo solo a Ferrara, nel Museo Civico Schifanoia, ed a Napoli, nel Museo di Capodimonte. Quest’ultimo polittico è formato da pannelli dalle dimensioni molto più grandi rispetto a quello di Venafro, pur conservando gli stessi caratteri stilistici.
Pure completi sono i polittici di Compieégne, vicino Parigi, e quello conservato a Berlino nel Museo Nazionale. Queste composizioni vennero realizzate quasi sempre per dossali di altare con un numero di formelle che in genere varia tra 7 e 13, aventi come tema costante la Passione di Cristo. La Crocifissione costituisce sempre l’elemento centrale, più alto, attorno a cui si articolano le altre raffigurazioni. Di eccezionale valore è il fattore cromatico per il fatto, sotto certi aspetti insolito, di aggiungere al colore naturale dell’alabastro, che già possiede una particolare traslucidità, colori che sovrapponendosi accentuano ed evidenziano alcuni elementi psicologici della narrazione.

Le sette formelle di Venafro prima del tentato furto e del trasferimento al museo venafrano erano sistemate nel secondo altare a destra, nella chiesa dell’Annunziata, ai lati del Crocifisso ligneo. Osservando la loro disposizione si desume immediatamente che in origine erano collocati in altro luogo e con altra successione.

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Sistemazione delle formelle nell’altare del Crocifisso prima del trasferimento nel Museo di S. Chiara

Sulla base degli esempi consimili non è difficile ricavare che l’ordine in cui fu disposto nell’altare del Crocefisso non segue un criterio cronologico degli avvenimenti, ma risponde solo ad esigenze di simmetria rispetto alla grande croce centrale , ai lati della quale furono posti dopo i radicali rifacimenti barocchi.
A sinistra erano poste le formelle aventi per tema il Bacio di Giuda, la Flagellazione, la Via Crucis, la Deposizione, mentre a destra vi è la Crocifissione (che essendo più alta occupa lo spazio di due), la Sepoltura e la Resurrezione. Oltre le parti narrative inserite in cornici barocche, sopravvivevano anche frammenti di reliquiari che prima sormontavano ognuna delle formelle e che ora, nel rimontaggio presso il Museo archeologico di S. Chiara sono stati opportunamente rimontati nella presumibile posizione originaria.

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Passione. Bacio di Giuda. 1) Cristo 2) Giuda 3)Discepoli 4) Soldati

Il primo quadro rappresenta il Bacio di Giuda e coglie il momento più drammatico del racconto evangelico. Giuda abbraccia Cristo venendo a formare con lui quasi un’unica figura perché i mantelli, scivolando sui personaggi, si confondono e le barbe si intrecciano tra loro mentre gli occhi si fissano. Un soldato è pronto reggendo la borsa con i trenta danari con la mano sinistra ed impugnando la spada con la sinistra. A collocare temporalmente nella notte l’avvenimento vi è un personaggio che fa capolino con una lanterna in mano. S. Pietro mantiene la spada con la quale, secondo il racconto evangelico, mozzò l’orecchio a Malco che si vede disteso a terra nell’atto di tenere la mano sulla ferita : Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c`era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. Gli risposero: “Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono io!”. Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?”. Risposero: “Gesù, il Nazareno”. Gesù replicò: “Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”. Perché s`adempisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”. Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l`orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?” (Giovanni 18,1-11) (Marco 14,43-52) (Matteo 26,47-56) (Luca 22,47-53).
Nel polittico di Ferrara la narrazione è identica, sebbene vi sia qualche differenza nei personaggi. In particolare il numero dei soldati è maggiore e di conseguenza minore è quello dei discepoli. In alto a sinistra, inoltre, è presente uno dei Sacerdoti del Tempio, riconoscibile dalla forma del suo copricapo.

Colonnablog

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Passione. Cristo flagellato alla colonna. 1)Cristo 2)Flagellatori

Il secondo quadro narra il momento della flagellazione, con il Cristo legato per le mani ad un’esile colonna attorno alla quale si è attorcigliata la corda. Quattro personaggi sono in atto di flagellarlo. Di bello effetto è l’aureola policroma alle spalle del Cristo ed i delicati motivi floreali che compaiono nella parte bassa della raffigurazione. Particolarmente efficaci i volti scuri dei soldati ove le sopracciglia esageratamente aggrottate e la deformazione quasi caricaturale delle espressioni rendono più drammatica e senza speranza la situazione del flagellato: Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell`acqua, si lavò le mani davanti alla folla: “Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!”. E tutto il popolo rispose: “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli”. Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso (Matteo 27, 24-26) (Marco 15,15) (Giovanni 19,1).
Molto simile il secondo quadro del polittico di Ferrara, mentre in quello di Napoli vi è rappresentata la scena del Giudizio davanti ai Sacerdoti.

Viacruciblog

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Passione. Cristo caricato della croce. 1)Cristo 2)Maria 3)S.Giovanni 4)Soldati

La terza composizione mostra la salita al Calvario. La figura del Cristo è leggermente inarcata sotto il peso della croce, spinto da una parte da uno dei soldati e tirato con una corda da un altro. La sensazione della sofferenza comunque non viene data dalla pesantezza della croce, che anzi è costituita da sottili travi, quanto piuttosto dalla innaturale posizione con la quale è sorretta dal Cristo. Compaiono nella parte alta altri personaggi che recano gli attrezzi del loro mestiere di aguzzini, come la corona di spine, i chiodi, il martello. Quasi di soppiatto appare la figura della Madonna che, con la mano coperta dal proprio manto (secondo un metodo rappresentativo che trova riferimento anche nella pittura bizantina) aiuta il figlio a portare la croce. In alto a sinistra si riconosce S. Giovanni.

Crociffblog

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Passione. Crocifissione1)Cristo 2)Disma il buon ladrone 3)Anima del buon ladrone 4)Gesta il cattivo ladrone 5)Anima del cattivo ladrone 6) Demonio 7)Angeli 8)Marian9)Pie donne 10)S.Giovanni 11)Soldati 12)Personaggio con mantello 13)S. Longino

Il quarto quadro, che costituiva la parte centrale delle sette formelle, rappresenta la morte di Cristo. Tutte le figure sono poste al disotto dei bracci della croce e se ne contano venti. Anche in questo caso è interessante l’analisi dei personaggi perché ognuno narra una storia particolare e si caratterizza individualmente nei confronti del personaggio principale. La crocifissione innanzitutto è sacralizzata dalla presenza di quattro angeli alati che mantenendosi in volo raccolgono nei calici il sangue delle ferite alle mani, al costato ed ai piedi. Disma, il buon ladrone, a sinistra si mostra nel colore chiaro dell’alabastro e rivolge lo sguardo al Cristo a significare la sua conversione. Per questo la sua anima, rappresentata da un bambino nudo e con le mani giunte, viene presa da uno degli angeli. Al contrario Gesta, il ladrone cattivo, di colore nero, si rifiuta di guardare il Cristo rivolgendo lo sguardo fuori del quadro e così la sua anima, anch’essa rappresentata da un bambino ma di colore scuro, viene raccolta da una figura mostruosa e cornuta che rappresenta il Demonio.

Ai piedi della croce la Madonna è sorretta dalle Pie Donne tra le quali è inserita la figura di S. Giovanni.

S.Longino
S. Longino

Altamente drammatica è l’immagine del personaggio al quale fu affidato il compito di trafiggere il costato per verificare se Cristo fosse realmente morto. La mano sinistra regge la lancia, mentre la destra è posata sul volto all’altezza di un occhio. Secondo la tradizione apocrifa costui era un centurione di nome Longino e si racconta che fosse malato agli occhi, per cui la sua mano dovette essere guidata dai compagni perché la lancia colpisse nel punto preciso. Quando il costato si aprì, alcune gocce di sangue bagnarono i suoi occhi facendogli riacquistare la vista.
Il fatto che sia rappresentato con il volto chiaro, e quindi di essere annoverato tra i buoni, ci porta a considerare che egli si sia pentito del gesto compiuto, tant’è che poi viene annoverato tra i Santi della Chiesa.
In colloquio tra loro i due personaggi in basso a destra. Il primo, dal volto chiaro e con il pugnale alla cintura, indica con la mano destra la figura del Cristo al secondo, realizzato invece con il volto scuro. Dalla formella analoga di Ferrara, ove l’immagine è più chiara ed il braccio è integro, sembra che il colloquio tra i due abbia per oggetto il mantello poggiato sulle spalle del personaggio chiaro e che probabilmente apparteneva a Cristo.
In primo piano il centurione che, indicando Cristo, dopo aver avvertito il terremoto, sta dicendo: “Costui era davvero il Figlio di Dio“.

Deposblog

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Passione. Cristo deposto dalla croce 1)Cristo 2)Giovanni d’Arimatea 3)Maria 4)S. Giovanni 5)Discepoli

La Deposizione è il tema della quinta formella. Magnifica è la figura del Cristo le cui braccia sono rimaste irrigidite nella forma della croce, con il corpo che, appoggiandosi sulle spalle di Giuseppe d’Arimatea, rimane trattenuto dal chiodo ancora infisso della mano sinistra su cui fa perno. Due discepoli con le tenaglie stanno provvedendo a liberare il corpo dal legno mentre la Madonna, alle cui spalle ancora una volta compare la figura di S. Giovanni, asciuga la ferita della mano usando il proprio mantello.

Sepoltblog

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Passione. Sepoltura 1)Cristo 2)Maria 3)S.Giovanni 4)Giuseppe d’Arimatea 5)Discepoli compresa la Maddalena con il vaso degli unguenti.

Il sesto quadro rappresenta la Sepoltura. Giuseppe d’Arimatea compone nella sindone il corpo di Cristo la cui bocca è socchiusa nella rigidità della morte. Verso la bocca è diretto lo sguardo della Madonna che stringe le mani al petto. In alto a destra è la figura sconsolata di S. Giovanni ed in basso una delle Pie Donne, la Maddalena, che tiene accanto a sé il vaso degli unguenti.

Resurrblog

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Passione. Resurrezione 1)Cristo 2)Angelo 3)Soldati

La settima formella conclude la narrazione rappresentando il momento della Resurrezione. Un Angelo ha spostato con facilità la pesante pietra del sepolcro e Cristo ne esce trionfante e benedicente mentre i quattro soldati lasciati a guardia della tomba stanno dormendo. L’immagine del Cristo anche in questo caso è di grande efficacia con quel piede che, uscito dal sarcofago, poggia sulla spalla di un soldato mentre con la mano sinistra regge una croce astile con bandiera sventolante.
L’iconografia del polittico si allinea con tutta la produzione delle formelle inglesi di quell’epoca anche se stilisticamente vi sono differenziazioni tra le opere delle varie botteghe. E’ il caso del ciclo sistemato nella Cattedrale di Ripon, in Inghilterra, ove la composizione generale della Resurrezione, ad esempio, è identica a quella di Venafro sebbene molto diversi siano i costumi e la fattura dei personaggi. Le formelle dell’Annunziata, come del resto le consimili della stessa epoca, oltre che per il valore scultoreo altamente drammatico che deriva anche dalla facilità di lavorazione dell’alabastro, assumono grande importanza per i valori cromatici che posseggono. Il colore infatti non è assunto come semplice riproduzione cromatica legata alla esigenza del gusto e della percezione, ma è utilizzato anche per esprimere valutazioni di ordine morale desunte dal particolare ruolo dei personaggi. Esempio significativo è l’aver voluto nettamente distinguere e far individuare i buoni ed i cattivi rappresentando i primi con colore chiaro, i secondi con quello nero.
E’ un linguaggio che cerca di esprimere attraverso sensazioni immediate la situazione particolare dei singoli personaggi, la posizione di odio o amore, insomma l’atteggiamento intimo nel contesto generale del fatto narrato. L’artista così narra il fatto storico attraverso la composizione generale mentre esprime il dramma intimo di ogni personaggio mediante il colore e le deformazioni dei volti, secondo un metro di giudizio che rientra nella logica della cultura medioevale.
A questo modo di esprimersi certamente poi non è estranea tutta la tradizione popolare delle sacre rappresentazioni ed in particolare delle laudi. Tra l’altro furono proprio i movimenti dei Disciplinati a dare particolare vigore a tali espressioni dove ogni possibilità di azione libera viene sempre ricondotta al tema centrale che trova diretta ispirazione nelle fonti evangeliche.

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6 Commenti

  1. Marialetizia 4 agosto 2008 at 08:53

    Una trattazione specifica sull’opera in alabastro conservata al museo di Venafro è proprio quello che cercavo! Saluti, Marialetizia.

  2. aldo cereda 14 agosto 2008 at 18:34

    Bellissimo.
    Grazie.

  3. amelia antonelli 16 ottobre 2014 at 16:55

    Che dire, ……..grazie di esserci!!!!!!

  4. Franco Valente 16 ottobre 2014 at 18:31

    Che dire, lo dico io….! Affettuosamente grazie

  5. Ciro Viti 5 gennaio 2018 at 08:50

    Caro Franco, vorrei aggiungere un piccolo tassello alla conoscenza del polittico della Passione di Gesù attualmente conservato presso il museo del Castello di Venafro.
    Già in altra occasione ho ipotizzato la figura di Maria Maddalena tra i personaggi del polittico commettendo però un errore di interpretazione.
    Nella penultima “formella” (come le chiamano a Venafro), in primo piano figurano una donna quasi genuflessa ed un oggetto che tu identificavi come una lanterna, io invece erroneamente come una raffigurazione del Santo Graal (al quale non credo, preciso).
    Per puro caso, guardando un documentario in tv, ho “riscoperto” alcuni particolari del Vangelo praticamente dimenticati. Secondo Giovanni (12,1-8), nei “giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”.
    A tal riguardo c’è una nutrita discussione riguardo Maria Maddalena e Maria di Betània: sono o non sono la stessa persona? In ogni caso, nell’arte sacra ci sono diverse raffigurazioni della cena e di una Maria (qualunque essa sia) associata ad un contenitore di elaborata fattura. Ed il messaggio iconografico è chiaro: una donna con un vasetto si traducono in Maria (Maddalena o di Betània) con l’olio di nardo.
    Il paragone col polittico venafrano è quindi d’obbligo.
    Credo allora che la donna davanti al Cristo morto sia Maria Maddalena avendola probabilmente già rintracciata nelle formelle precedenti.
    Che ne dici?

  6. Franco Valente 9 gennaio 2018 at 15:54

    Carissimo Ciro, concordo in pieno e correggo il mio testo che risale a tanti anni fa….

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