Franco Valente

L’altare di S. Caterina di Alessandria nell’Annunziata di Venafro

L’altare di S. Caterina di Alessandria nell’Annunziata di Venafro

Franco Valente

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Il 25 novembre la Chiesa ricorda S. Caterina d’Alessandria.
Certamente Paolo Sperduti, e per esso colui che nel 1750 aveva concepito il programma pittorico nella chiesa dell’Annunziata di Venafro, quando avviò il grande ciclo di affreschi, tenne in considerazione le preesistenze di composizioni artistiche che erano state riadattate alla nuova architettura:

Oltre quelle relative agli altari del Crocefisso, di S. Antonio e dei Santi titolari di essi, che erano stati scelti sulla base delle cappellanie, dei benefici e degli juspatronati ormai consolidati storicamente con concessioni e diritti confermati in sede di rinnovo dell’architettura della chiesa, vi era anche quello del primo altare a sinistra (in cornu evangelii) dedicato a S. Caterina d’Alessandria che contiene un quadro che preesisteva ai rifacimenti settecenteschi della chiesa.
Rappresenta il cosiddetto matrimonio mistico di S. Caterina e vi si vede la santa egiziana insieme a Maria che regge il Cristo Bambino. In basso a destra una ruota uncinata ed una spada sono gli attrezzi usati per il martirio. Benché si tratti di una rappresentazione abbastanza consueta della santa, vale la pena spendere qualche parola per capire la simbologia che vi si nasconde.

La scena contiene due elementi che appartengono a due diverse leggende sulla vita di Caterina. Quello più consueto è relativo alla ruota dentata con la quale i carnefici tentarono di martirizzarla ed attinge alle storie più antiche tratte da una Passio greca, presumibilmente nata nell’area del Sinai dove in epoca giustinianea fu realizzato il più importante monastero dedicato ad essa; l’altro elemento è quello che la vede ricevere un anello dal Bambino che è in braccio a Maria.
La scena, definita come matrimonio mistico, attinge ad una tradizione europea sicuramente posteriore al XIV secolo.

Secondo la leggenda, Caterina, bellissima giovane dalle origini principesche, era straordinariamente versata nelle scienze, nell’arte e nella filosofia. L’imperatore Massenzio tentò, in Alessandria d’Egitto, di convincerla ad adorare le divinità pagane. Conoscendo la sua preparazione filosofica fece venire in quella città i cinquanta filosofi e retori più famosi che, rimasti ammutoliti di fronte alle argomentazioni della santa, furono condannati a morte. Massenzio offrì a Caterina di farla diventare imperatrice insieme a lui, ma, avuto un netto rifiuto, la condannò ad essere martirizzata con una macchina costituita da quattro ruote uncinate. Quando gli aguzzini provarono a sacrificarla intervenne un angelo che fece saltare le ruote provocando una strage fra i carnefici. Successivamente l’imperatore ordinò che fosse decapitata e Caterina stessa sollecitò il carnefice ad usare la spada perché le venisse tagliata la testa. Al momento del sacrificio dal suo corpo invece del sangue sgorgò del latte.

In genere nelle rappresentazioni più antiche Caterina viene rappresentata coronata, con la palma del martirio in mano e la ruota dentata a lato. Il matrimonio mistico è invece ripreso da una leggenda della sua vita maturata intorno al XIV secolo, allorché la tradizione popolare aggiunse altri episodi come quello in cui si racconta che il padre le avesse lasciato in eredità un crocifisso d’oro, impegnando la figlia a non scegliere altro uomo che non possedesse bellezza, sapienza, ricchezza e nobiltà. Caterina tenne fede all’ordine e rifiutò ogni proposta di matrimonio finché la madre, preoccupata, la portò da un eremita che le mostrò un stanza con una pittura in cui compariva la Madonna con il Bambino in braccio. La notte, in quella stanza, Caterina cadde in estasi e le apparve il Bambino che, porgendole un anello quale sigillo dello Spirito Santo, la dichiarò sposa fedele di Cristo. Quando si svegliò ella aveva ancora l’anello al dito.

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Il quadro, oltre che per la narrazione, va visto anche per le sue peculiarità pittoriche e per un particolare che si scopre in alto a destra dove si vede il sagrato di una chiesa. Sulla base delle ricostruzioni architettoniche dell’Annunziata, siamo in grado di poter riconoscere le linee, sia pure molto vaghe, della facciata della chiesa dell’Ave Gratia Plena, molto prima delle grandi trasformazioni settecentesche, mentre si stavano effettuando i cambiamenti ai primi del seicento. Si nota, infatti, ancora la facciata trecentesca a capanna con il campanile allineato con essa, mentre sullo sfondo la cupola, senza lanternino, appare decentrata rispetto al nuovo asse della chiesa. Si nota chiaramente il portale rettangolare che successivamente, cambiato nella forma, verrà spostato ed il vano circolare del rosone non ancora murato.

La figurazione è realizzata su supporto ligneo ed originariamente era in forma rettangolare. Successivamente, per adattarla alla cornice barocca fu tagliato nella parte superiore e fu aggiunta una tavola in quella inferiore. Di ottimo livello le caratteristiche pittoriche e, sebbene sconosciuto il nome dell’autore, sulla base dei caratteri stilistici si può ritenere che l’opera sia stata eseguita tra la fine del XVI secolo e gli inizi di quello successivo.

Di sicuro l’altare dedicato a S. Caterina esisteva alla metà del Seicento per essere agli atti del 1651 il legato di D. Cesare Canonico Migliarino col peso di tre messe la settimana per cui assegna ducati 200 di capitale, ducati 50 contanti, ed una casa di membri quattro sotto e soprasolari in Parrocchia di S. Giovanni in Platea fine detta parrocchia, e cioè due il lunedì, ed una il venerdì all’altare di S. Catarina, come dal suo testamento rogato per Notar Francesco Cithera a 24 gennaio 1649.

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1 Commento

  1. Giovanni 28 novembre 2008 at 11:12

    Grazie Franco, per questa bella pala su Santa Caterina d’Alessandria, così bene illustrata.
    Nel mio paese a Toro, la santa è associata indissolubilmente a San Mercurio di Cesarea, amato patrono del paese, ricordato dalla chiesa in pari data, ma non le viene tributato alcun culto particolare.
    E’ ricordata solo con un proverbio agricolo e un pronostico.
    Il primo, tipicamente locale, sanciva che la stagione della raccolta delle olive era nel pieno (oggi c’è la corsa a coglierle già a inizio novembre):
    Per San Mercurio e Santa Caterina
    si coglie l’oliva bianca e nera
    ,
    e ti assicuro che in dialetto se non la rima, si sente almeno un assonanza tra Caterina e nera.
    Il secondo, piuttosto diffuso anche altrove,
    Come Caterinea
    così natalea
    ,
    sconmmette che la giornata di Natale sarà climaticamente identica al 25 novembre.
    Un caro saluto,
    Giovanni

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