Franco Valente

S. Stefano nella cripta di Epifanio e in quella di Jelsi

S. Stefano nella cripta di Epifanio e in quella di Jelsi

Franco Valente

Per la Chiesa il 26 dicembre è il giorno della commemorazione del martirio di S. Stefano che, insieme a Lorenzo, viene definito protomartire.
Nel Molise, come in tutto il mondo cristiano, la venerazione per i due santi è particolarmente diffusa e la loro immagine appare frequentemente. E non solo nelle chiese ad essi dedicate.
L’odierna data è l’occasione per rivisitare le rappresentazioni di S. Stefano nella cripta di Epifanio a S. Vincenzo al Volturno e nella cripta dell’Annunziata a Jelsi.


S. Lorenzo nella Gerusalemme celeste nella Cripta di Epifanio

S. STEFANO NELLA CRIPTA DI EPIFANIO A S. VINCENZO AL VOLTURNO
Sulla parete laterale dell’abside sono disposte in un unico scenario le vicende finali del martirio dei santi Lorenzo e Stefano.
Anche se i due santi furono martirizzati in luoghi e tempi diversi (il primo a Roma intorno al 258, il secondo a Gerusalemme al tempo degli Apostoli), il contesto in cui si svolgono i due sacrifici è il palazzo romano dell’imperatore Valeriano, i cui elementi architettonici si riducono ad una terna di paraste dalle quali si staccano architravi poggianti sui capitelli, vagamente ionici, di colonne circolari.
La poco credibile costruzione prospettica, che serve ad illudere l’osservatore, quasi si tratti di elementi di sostegno della volta a botte di quella parte della cripta, in qualche modo ci ricorda una strana composizione architettonica che ritroviamo nei due salteri di area macedone del IX e del X secolo (e quindi il primo più o meno coevo e l’altro posteriore alle nostre pitture) dove sono rappresentate due simili versioni dell’unzione di Davide. In ambedue i casi, anche se in contesti totalmente diversi,  si nota questa anomala composizione di uno pseudo-architrave poggiante da una parte su parasta e dall’altra su colonna.


Il martirio di S. Stefano nella cripta di Epifanio

Particolare è la decorazione murale degli elementi di aggetto, costituita da spirali fitomorfiche terminate da turgidi boccioli derivate dalla tradizione classica, che ci richiamano le decorazioni miniate in uso per tutto il medioevo, come è il caso della figurazione della Natività sul frontespizio di un vangelo di Matteo del sec. XII.
Nella scena del martirio di Lorenzo, il santo, completamente nudo, con le mani legate, è steso su una graticola mentre due carnefici, dalla parte dei piedi, lo tengono fermo con lunghe forcine a due punte.
Al disopra della testa sopravvivono alcune lettere dell’originale SCS LAURENTIUS.
Sull’altra parte della parete è presentato S. Stefano sacrificato da un gruppo di lapidatori di cui rimangono visibili solamente i due di destra. Della figura del santo rimane solo la parte superiore, comunque sufficiente a farci capire che era inginocchiato e con le braccia sollevate al cielo mentre subiva il martirio.
Gli assassini hanno tuniche più lunghe di quelle dei carnefici di Lorenzo ed hanno ambedue un ampio mantello rigirato all’indietro ed appuntato sulla spalla destra con un grande fermaglio circolare.
Anche in questo caso è evidente il riferimento alle Sacre Scritture. Si legge infatti negli Atti degli Apostoli: I testimoni deposero i mantelli ai piedi di un giovane chiamato Saulo. E lapidavano Stefano che pregava e diceva: Signore Gesù accogli il mio spirito. Poi piegate le ginocchia gridò a gran voce: Signore, non imputare loro questo peccato! E ciò detto si addormentò (Atti degli Apostoli,  7,58-60).
Ugualmente attinge alla tradizione la colorazione delle pietre, alcune delle quali sono tinte del rosso del sangue, in parte trattenute al grembo dei lapidatori che le scagliano con la mano destra, in parte ritratte in volo.
Complessivamente le due scene creano la sensazione di un grande turbinio provocato da un soffio che sembra entrare nell’ambiente dalla finestrella posta sulla destra della composizione. Movimento di aria evidenziato sia dallo svolazzare degli abiti dei carnefici, sia dall’arrivo dell’angelo, sia dal sollevarsi del mantello alle spalle dell’imperatore e che si pone in contrasto con l’assoluta immobilità che pervade lo spazio individuato dall’abside della cripta.

S. Stefano nella Gerusalemme celeste

Sul culto per i due santi, associato a quello per S. Vincenzo, non possiamo non fare riferimento alla tradizione volturnense a proposito del sogno che l’imperatore Costantino avrebbe fatto quando decise di fondare in quel luogo un basilica dedicata al santo di Saragozza.

S. STEFANO NELLA CRIPTA DELL’ANNUNZIATA DI JELSI
Nella cripta di Jelsi le figure dei santi Lorenzo e Stefano sono rappresentate in maniera essenziale in riquadri separati e nell’ambito di una più ampia iconostasi.
Sebbene non vi sia alcuna epigrafe, la figura di S. Stefano protomartire che si riconosce per avere nella mano sinistra un sasso che allude al suo martirio mediante lapidazione. Ha il capo tonsurato ed è vestito di una lunga tunica verde dal colletto e dai polsini dorati. E’ una tunica diversa da quella che in genere si usa per gli apostoli per essere priva di cordone e di mantello ed è tipica dei santi protomartiri Stefano e Lorenzo.

Nel quadro successivo quasi allo stesso modo, dunque, è vestito S. Lorenzo. Sulla tunica rossa si appoggia una sorta di pallio decorato con due grandi X in alto ed altrettante in basso. S. Lorenzo regge con la sinistra un libro e con la destra la graticola che richiama il suo martirio sul fuoco.

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1 Commento

  1. domenico caiazza 6 gennaio 2009 at 09:25

    Bravo
    sintetico efficace perfetto
    auguri vecchio pirata
    che ne dici di un corso o di una lezione di di iconografia religiosa presso il Centro Studi
    un abbraccio
    Dom

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