Franco Valente

A Civitanova “o prufessore” scopre l’acqua calda: S. Benedetto dal Cavallo bianco

A Civitanova “o prufessore” scopre l’acqua calda: S. Benedetto dal Cavallo bianco

Franco Valente


Torre campanaria di S. Brigida (16 febbraio 2004)

Il 12 ottobre 2008, due giorni dopo la ricorrenza dell’eccidio saracenico di S. Vincenzo al Volturno (10 ottobre 881) su questo sito scrissi un articolo dal titolo “O prufessore” ha preso una cantonata saracena”.
“O prufessore”, criticando l’unico grande archeologo di S. Vincenzo al Volturno, Richard Hodges, aveva affermato che in nessuna parte del Chronicon Vulturnense si citava come responsabile dell’eccidio dei monaci di S. Vincenzo il vescovo di Napoli Attanasio II.
Smentii la cosa riportando il passo originale nel quale, riprendendo da Erchemperto, il monaco Giovanni diceva esattamente le cose che il professore mostrava di non aver mai letto.

Adesso ci riprova con un’altra performance che gli è stata commissionata dall’Amministrazione Comunale di Civitanova del Sannio.
Sabato 10 gennaio, alle ore 10, il professore, insieme ad un illustre corresponsabile del disastro archeologico di S. Vincenzo al Volturno ci riprova con un nuova temeraria avventura archeologica su una importante basilica del territorio di Civitanova del Sannio.
Con una sicumera che farebbe invidia a Indiana Jones si preparano a sparare una pallonata di quelle che farebbero spezzare le mani anche a Buffon: “abbiamo scoperto l’antico monastero di S. Benedictus de Jumento albo.”

Ovviamente non tutti sono a conoscenza del problema e certamente il convegno del 10 gennaio contribuirà a creare ulteriore confusione perché, come sempre accade con tali personaggi, si farà finta di non conoscere Herbert Bloch che è il vero scopritore di S. Benedictus de Jumento Albo. insieme a D. M. Inguanez che pubblicò nel 1917 “Le pergamene della Badia di S. Benedetto de Iumento albo di Civitanova conservate nell’Archivio di Montecassino “,

Herbert Bloch è l’autore di una colossale opera di ricognizione che va sotto il titolo di “Monte Cassino in the Middle Ages” del 1986.

Posso capire che gli Amministratori di Civitanova non sapessero dell’opera di Bloch e del grande rilievo dato alla parte che riguarda proprio S. Benedetto dal Cavallo Bianco, ma chi ha pubblicizzato il convegno, nelle veline trasmesse alla stampa, avrebbe dovuto, seppure con una battuta, ricordare il grande storico.

Ora, poiché “o prufessore” e il boiardo della Soprintendenza hanno poca riconoscenza per chi ha passato una vita a studiare seriamente, mi permetto di anticipare le conclusioni del convegno pubblicando la traduzione in italiano dell’opera di Herbert Bloch per la parte che riguarda il monastero di S. Benedictus de Jumento Albo con i riferimenti a tutti coloro che prima di lui si sono occupati di questo insigne monumento.

Chi avrà la pazienza di leggere lo scritto si renderà conto che lo studioso pone il Monastero in un altro luogo, sempre del territorio di Civitanova, ed oggi non vi è alcun elemento nuovo per contestarlo o per affermare con sicumera che S. Brigida sia l’antico S. Benedetto come da tempo si va sostenendo.

Ma gli ultimi arrivati, come di frequente accade, sono sempre scopritori di acqua calda.

Comunque per avere una idea sintetica del problema si può andare su questo sito a
Civitanova del Sannio: http://www.francovalente.it/?p=72
Bagnoli del Trigno: http://www.francovalente.it/?p=22

da Herbert Bloch

Monte Cassino in the Middle Ages” 1986

(traduzione dall’inglese)

73.    S(anctus) Ben(edictus) i(n) Trinnu I cu(m) o(mn)ibus pertinen/tiis suis
L’unico documento in cui si trova citato questo possedimento é un privilegio di Vittore II del 1057 (JL. 4368), no. 32: “ S. Benedicti in Trinio “, che introduce i seguenti possessi nel Molise (in termini di numero dell’elenco nelle porte): n°. 69; 156; infra, p. 697 n°. 49; 72; 71. La zona é chiaramente compresa tra le dioccesi di Larino e di Trivento, e San Benedetto sul Trigno in questo contesto si trova nella diocesi di Trivento, i confini della quale sono oggi meglio conosciuti grazie alla conferma fatta al vescovo di Trivento dal Papa Alessandro III il 9 Aprile 1175 (ed. W. Holtzmann, Gòtt. Nachr., 1962, pp. 216 f.; cf. IP IX p. 195 no. 5). Là vi é un solo monastero che che conferma questa descrizione, l’abbazia che dopo la fine del XII secolo é conosciuta come S. Benedictus de Iumento albo.

Riassunti di pergamene sopravvisuute furono pubblicata da D. M. Inguanez nell’articolo “Le pergamene della Badia di S. Benedetto de Iumento albo di Civitanova conservate nell’Archivio di Montecassino “, Gli Archivi Italiani, IV (1917), pp. 141-152, e ancora da Leccisotti, Regesti VIII, pp. 90-115 nos. 1973-2029.
Sono contenuti nella Caps. XLVII dell’archivio.
Solo quattro di loro sono stati pubblicati (Gattola, Hist. 207-211).

Anche la carta della fondazione del febbraio 1002, sottoscritta dal Conte Berardus e da sua moglie Gemma, figlia del conte Ademarius, a favore dell’abate Petrus, é inedita.
Con essa Pietro é il donatore di una chiesa “intra fines Banioli in loco qui vocatur Molendini vetulus” con l’intenzione di costruire un monastero in quel luogo in onore di S. Benedetto: Inguanez, loc. cit., p. 144 n°. 1/2 (cf. Leccisotti, op. cit., p. 90 n°. 1973;
(per la copia dell’originale dell’XI secolo vedere Leccisotti, Regesti II, p. 97 n°. 33).

Berardus presumibilmente é un membro della famiglia Borrello (vedi n°. 74 e Rivera, loc. cit. [ibid.], p. 54.

Pietro, nel gennaio 1020, insieme con un altro abate di nome Paolo dona all’abate Atenolfo di Montecassino il monastero costruito in onore di S. Benedetto e due chiese dedicate una a S. Lucia e l’altra a S. Maria della Croce = Gattola, Hist. 207 (incomplete; vedi infra); Reg. Petri Diac. f. 119r n°. 260; cf. Chron. Cas. II 32 p. 649, I; Inguanez, p. 144 n°. 4/5; Leccisotti, Regesti II, p. 78 no. 50.

Il conte Berardus e la (seconda?) moglie Maria vengono considerati deceduti.
La proprietà viene descritta “non longe a suprascripto castro Vaniolo in loco ubi dicitur Molino vetulo “.

Da un documento posteriore noi sappiamo che l’Abbazia non era situata in Bagnoli del Trigno, ma nel territorio di Civitanova del Sannio, che si trova a undici chilometri a sud-ovest, a monte, ugualmente sulla riva destra del Trigno.


dal Registrum di Pietro Diacono

Secondo il documento del 1020, tre dei confini della proprietà sono corsi d’acqua: un tributario del Trigno, chiamato “Aquaviba “, il Trigno stesso, e un altro tributario a valle che si chiama “Freselona “.
L’attuale “aqua” deve individuarsi presso un ruscello che nasce vicino Frosolone ed entra nel Trigno due chilometri ad oriente di Civitanova. Aquaviva sopravvive in Acquevive, frazione di Frosolone, che si trova a nord di esso.

Il passaggio fondamentale nella descrizione dei confini é il seguente: “ . . . et vadit in ipsa Aquaviba, et descendente per eandem aquam usque in fluvio Trinio, et descendente per eodem fluvio (scil. Trinio) usque in aquam quae dicitur Freselona, et ascendente per eadem aqua Freselona usque in Lama maiore. . . “.
E’ sicuramente quel monastero che fu costruito immediatamente sopra il Trigno e fu davvero appropriato il nome di “S. Benedictus in Trinio “.

E’ noto che la descrizione del confine dell’area nella quale si trova situato il monastero (Gattola, Hist. 207)  é stata trovata in un passaggio interpolato nella seconda copia del DO II 254b (of 981) nel Reg. Petri Diac. ff. 54v 56r no. 121 on f. 55v, introdotto da: “In oppido Baniolo cella S. Ben. et S. Lucie
Gattola (p. 207) riferisce che la carta originale é rovinata verso la fine.

Effettivamente egli non ha pubblicato mezza parte – che costituisce poco più della metà di questo lungo documento. Egli si ferma alla linea 8 della seconda colonna di pag. 207 come segue: “… habet exinde passus nonaginta et septem etc. Quam et offerimus. .. “. Le parole dopo “etc.” cominciano con “Quam et offerimus…. “, costituiscono l’ultima parte della carta.
Non mi é stato possibile consultare l’originale, ma quello che manca può essere trovato nella copia del Reg. Petri Diac. al f. 119r e 119v.

Si tratta essenzialmente della descrizione dei confini dei vari appezzamenti di terra donata a Montecassino e di una più importante notizia che si trova verso la fine dell’inedita sezione al f. 119v: “Et una ecclesia constructa in honore Sce Marie in loco qui dicitur Cruce… “.
Questa chiesa é mancante nel testo di Gattola come pure nella descrizione del Leccisotti del documento.

Però essa é compresa nella citazione di questa donazione nel Chron. Cas. II 32 p. 649, I: “…necnon et monasterium S. Benedicti et ecclesia S. Luciae apud castrum Baniolum, loco qui dicitur Molinum vetulum, et ecclesia S. Mariae de Cruce “.
Tutte e tre le chiese sono elencate nel diploma di Lotario III del 1137, infra, p. 862 n°. 476-478.

Durante una visita a Civitanova del Sannio (provincia di Isernia, diocesi di Trivento) nella primavera del 1971 io ho conosciuto il luogo esatto del monastero per la cortesia di Franco Santagata, al quale voglio esprimere tutta la mia riconoscenza. Il luogo é situato all’interno del cimitero di Civitanova, a nord della medesima cittadina. vicino al Trigno.
Questo cimitero e la chiesa sono chiaramente riportati nella tavola IGM 153 SE (Pescolanciano).

Nella parte posteriore della chiesa ho rinvenuto una piccola stanza interrata con  due capitelli e una volta a crociera, che sicuramente apparteneva al chiostro originale (Fig. 123).
In the adjoining vineyard is still a well, which undoubtedly also belonged to the monastery.
Questi sono i pochi resti di una importante abbazia di una volta.

A sud-est di Civitanova, e a distanza di poco più di due chilometri, la contrada di S. Lucia certamente conserva il nome di una delle pertinenze di S. Benedetto; cf. IGM 161 I NE (Frosolone).
Il “locus qui dicitur Cruce” può essere identificato nella contrada Castel di Croce, a sud-est del torrente Sente, un tributario del Trigno, e ad ovest di quello più recente; cf. IGM 154 III NO (Trivento). Vedi E. Jamison, Studi in onore di Riccardo Filangieri I (Naples, 1959), p. 61 n. 4.

Per quale motivo S. Benedetto é scomparso dai privilegi di Montecassino dopo il 1057 é un mistero che non é giustificato apparentemente dalla totale assenza di documenti appartenenti a questo monastero per il periodo tra il 1020 ed il 1185.

Le sole eccezioni sono la notizia nella Cronaca ed il diploma del 1137.

Le carte del tardo dodicesimo secolo, fino a tutto il quattordicesimo, riguardano una quantità di liti tra l’abate di S. Benedetto e gli abitanti di Civitanova (a. 1184-9: Inguanez, pp. 144 f. nos. 6-8; Leccisotti, Regesti VIII, pp. 91 f. 1108. 1975-1977 [ed. Gattola, Hist. 207]), vendite di terreni, donazioni al monastero, liti circa il diritto di sepoltura nel sepolcreto dell’abbazia, quei vescovi di Trivento due volte interpellati come arbitri (a. 1280 e 1332: Inguanez, pp. 146, 148 f. n°. 14, 27 f.; Leccisotti, op. cit., n°. 1983 [ed. Gattola, Hist. 208], 1996, 1997 [ed. Gattola 209 f.]).

Nel 1418 nessun monaco si trova a S. Benedetto (Inguanez, p. 150 110. 39; Leccisotti, op. cit., 110. 2008), ed essa é diventata un’abbazia commendataria fino a che fu annessa a Montecassino come un “beneficium simplex” nel 1548 (Inguanez, p. 151 110. 45; Leccisotti, op. cit., 110. 2014).
Essa fu data in affitto dall’abate di Montecassino fino alla prima legge di soppressione ai primi del XIX secolo.

I seguenti nomi degli abati sono conosciuti attraverso 52 documenti:
Petrus 1002, 1020 (and Paulus); Berardus 1184, 1185, Robertus 1189; Angelus 1252, 1266, 1271, Robertus 1305, 1307, 1308; Calvus 1309; Thomas 1332, 1336; Angelus 1375, 1377, 1378; Nicolaus 1384, 1398, 1418 (“ monasterii… monachis carentis”); Jacobus 1431; Pietro d’Amico “perpetuo commendatario” (Inguanez) 1472; Alfonsus 1526, 1530; Ferrante, + intorno al 1548.

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3 Commenti

  1. franco valente 10 gennaio 2009 at 08:03

    Ricevo e pubblico:
    Caro Franco grazie per questo tuo contributo culturale.L’amministrazione è consapevole di doversi adoperare come sta facendo per la valorizzaaione e conoscenza di questo importante sito archeologico
    Ciao Vito

  2. Mgzedets 25 giugno 2009 at 13:53

    LA0nwR comment5 ,

  3. simonetta 22 giugno 2010 at 21:47

    grazie professore, ho passato un bel pomeriggio leggendo le sue interessantissime ”lezioni”.Il molise e’ una regione piena di capolavori nascosti e per questo pieni di fascino, direi discreti.

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