Franco Valente

Prevenzione ed interventi

Prevenzione ed interventi


Aprile 2009. Fogli di carta in una casa di Limosano abbandonata dopo il sisma 2002.
“Svolgimento. Era una bella giornata d’estate senza una nuvola e un soffio di vento…”

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Matteo 25,1-13- Parabola delle dieci vergini )

Dite alle mamme di portarvi al mare, ché vi sono gli alberghi che vi aspettano. Paghiamo noi.” (Berlusconi dopo il terremoto nella tendopoli di San Demetrio)


Aprile 2009. L’antica Limosano nei pressi della cattedrale dopo gli interventi governativi a seguito del sisma 2002 detto di S. Giuliano

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3 Commenti

  1. Francescopaolo 10 aprile 2009 at 11:19

    E’ tragico vedere come possa vedersi trasformata la conca aquilana!
    Speriamo solo che, essendo il primo vero sisma “interattivo” nell’era di internet, ci siano più occhi a vigilare la situazione ricostruttiva.

  2. Tommaso E. 14 aprile 2009 at 18:12

    Caro architetto, dopo una settimana dal sisma e dopo le incredibili mancanze e colpe della politica che sempre più stano venendo in luce, le volevo chiedere una sua riflessione su come vede la futura opera di ricostruzione della splendida città dell’aquila e del suo patrimonio artistico distrutto e sullo stato delle cose nella nostra regione; penso putroppo che nei prossimi anni si perderà, nella smania di ricostruire, una delle città più belle dell’italia, si perderà la sua forma e la sua peculiarità, quella che viene chiamata “imago urbis”, sintesi ed unione di ambiente e architettura, lascerà il posto ad una standardizzazione delle costruzioni e a discutibili e devastanti interventi di restauro; se dovesse prendere piede il modello del molise, in questo compito, non ci sarebbe più una città ma solo un’insieme di tristi abitazioni senza storia

  3. franco valente 14 aprile 2009 at 22:01

    Gentile Tommaso,
    non so quanto possa valer il mio parere. Saremo travolti da un’orda di progettisti che faranno dell’Abruzzo un terreno di sperimentazione individuale sulla pelle della storia.
    Io sono tra quelli che ha commesso tanti errori come architetto e che spera di non farne più soprattutto perché oggi l’informazione non può consentirlo.
    Sono, in totale dissenso dalla sentenza di Campobasso, tra gli assoluzionisti dei condannati (dico ingiustamente) per il crollo di S. Giuliano.
    Ora se la giustizia valesse per tutti, si dovrebbe metter in galera mezzo Abruzzo.
    Ma le cose, secondo me, non stanno esattamente come i giustizialisti vogliono far credere.
    Però la domanda è di altro genere e dico la mia.
    L’Aquila va ricostruita dov’era e com’era, ma con materiali che garantiscano la sicurezza.
    Questo per assicurare che si mantenga la sua spazialità urbanistica. Una spazialità fatta prima di tutto di sguardi.
    Di reciproci rapporti visivi.
    Di contenitori pieni di significati simbolici.
    Ad esempio, se in una città modifichi il percorso di una processione, le hai tolto una parte significativa della sua storia. Provate ad immaginare una processione in un centro di nuova formazione. Diventa una ridicola passeggiata senza significato.
    Credo che i tecnici penseranno all’edificio come involucro. Come cubatura. Come oggetto senz’anima.
    Come metri quadrati che hanno diritto ad un contributo e alla conseguente parcella in percentuale.
    “Dov’era e com’era, in sicurezza” dovrebbe essere lo slogan politico.
    Oggi esistono materiali e tecniche che possono permettere di ricostruire esattamente dov’era l’edificio crollato. In sicurezza.

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