Franco Valente

Anche a Jelsi l’elefante non acchiappa il sorcio

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Anche a Jelsi l’elefante non acchiappa il sorcio

Franco Valente

Sotto il campanile della chiesa di S. Andrea a Jelsi vi è una scalinata che finisce in alto con un pianerottolo il cui davanzale è formato da una pietra, , che riporta un’epigrafe monca: …LEPHANTVS NON CAPIT MVR…… Segnalatami da padre Liberato Di Iorio rimaneva oscuro il significato.

Proviene evidentemente da un altro edificio dove probabilmente era impiegata come architrave di un portone. Quello che rimane della pietra è troppo poco per capire in quale contesto si collocasse, ma la parte sopravvissuta dell’epigrafe è sufficiente per comprendere cosa volesse significare.

Si tratta di un adagio noto dall’opera di Erasmo da Rotterdam: ELEPHANTVS NON CAPIT MUREM NEC AQUILA MUSCAS (L’elefante non prende il topo come l’aquila non prende le mosche)  (Erasmo da Rotterdam, Adagia – Saggi politici in forma di proverbi, 1500)

Erasmo alla fine del XV secolo aveva raccolto una grande quantità di motti attingendo alla tradizione classica romana per farne una sorta di enciclopedia con la quale dare anche una spiegazione del loro significato oltre che una ricostruzione filologica.

Erasmo non fa sapere dove abbia attinto l’adagio e noi non sappiamo se il testo così come da lui riportato sia quello originale romano.

Certamente l’epigrafe di Jelsi è di una particolare importanza perché molto probabilmente non è conseguente alla conoscenza dell’opera di Erasmo, ma è la riproduzione più antica del proverbio romano.

Ma dove era collocata prima che divenisse un anonimo parapetto rimane un mistero.

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