Franco Valente

S. Benedetto in Villa a Venafro

S. Benedetto in Villa a Venafro

Franco Valente

S. Benedetto in Villa nella masseria dei Coppa

Oggi è sicuramente difficile che qualcuno ponga attenzione alle lapidi che si trovano nelle chiese. Specialmente se sono in latino.

Nella chiesa di Cristo a Venafro ve ne sono due a lato dell’altare dei baroni Coppa, dedicato a S. Nicola, che attestano lo jus-patronato della famiglia.

D.O.M. / AEDICULAM. CUIUS. JURE. PATRONATUS. POTITUS. / MDCXCVII / TIBURTIUS. COPPA. PRO. ACCEPTIS. GRATIIS. / SUO BENEFICENTISSIMO. TUTELARI. EREXERAT./ MDCCV / MICHAEL. PRONEPOS. PACTIONE. FACTA. / MDCCLXXXVIII / TEMPLO. INSTAURATO. HUC. TRASLATAM. / AERE. PROPRIO. AUGUSTIOREM. UNDIQ. PERFECIT. / AER. VUL. AN. MDCCXC

D.O.M. / HOSPES / TIBURTIUS COPPA / EX.IO: LAUREN: BAR. MOLISII / P. PATRITIUS VENAFRANUS / SCIENS HUMANA UCIUNCTA / FUMUS UMBRA VANITAS / VIVENS / MORTALITATIS MEMOR / HANC COMMUNE SIBI SUISQ. CONDITUR / IN QUA TENERIS SUE NATAE SUB ANNIS / MEMBRA / HEU MORS INVIDA QUIESCUNT / H.G.H.E.N.G. / HOC POSUIT MONUMENTUM / ANNO A DEO HOMINE MDCCV

Del miracolo rappresentato nel quadro settecentesco già ho scritto


Michele Coppa salvato da S. Nicola sul Volturno nei pressi di S.Benedetto in Villa

Michele Coppa un giorno si era recato con il cavallo in una delle sue masserie nei pressi del Volturno e, dopo aver spronato il cavallo, si era dato ad una folle corsa lungo gli argini del fiume. Una brusca impennata del cavallo, però, lo fece cadere rovinosamente a terra con il rischio di lasciarvi la vita se all’improvviso non fosse apparsa la figura di S. Nicola prontamente intervenuto a salvarlo.

Ma non è dell’episodio che voglio parlare, quanto piuttosto di una delle masserie dei Coppa. In particolare di quella realizzata trasformando un antico cenobio benedettino che le cronache ricordano sotto il nome di S. Benedetto in Villa.

L’intitolazione a S. Benedetto sarebbe già di per sé un indizio per capire che si tratta di un luogo di culto di fondazione benedettina, ma l’esistenza di un pannello di bronzo dell’antica basilica di Montecassino ci attesta che la sua esistenza è almeno anteriore al 1071.

Sul IV pannello, tra i possedimenti di Montecassino viene riportato anche VILLA DE VENAFRO.

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Il pannello IV delle porte di bronzo di Montecassino (sec. XI)

Si sa che queste porte furono realizzate a Costantinopoli su commissione dell’abate Desiderio per essere poste all’ingresso della grande basilica che fu solennemente consacrata nel 1071. Dunque certamente qualche anno prima, quando presumibilmente fu avviata la realizzazione dei pannelli bronzei, già esisteva un S. Benedictus in Villa.

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L’abate Desiderio di Montecassino

Ma c’è un altro documento più antico che lo attesta.

Questo possedimento aveva dato origine ad una lite tra l’abate di Montecassino ed il conte di Venafro che si era conclusa con una sentenza del giudice Adelmundo del gennaio del 966.

Il codice originale, pubblicato la prima volta da G. Morra nell’Almanacco del Molise del 1981, riporta tutti i particolari della causa intrapresa dal conte Paldolfo e dal diacono Landolfo, ambedue figli del defunto conte venafrano Paldo che, insieme all’altro conte Paldo, figlio del defunto conte Adenolfo, contestavano all’abate di Montecassino Aligerno la linea di confine che separava le loro proprietà in una zona compresa tra il fiume Tuliverno ed il fiume Volturno.

piana venafro

La vertenza si concluse con una transazione bonaria.

A noi l’episodio serve per sapere che in quell’epoca Montecassino già possedeva un territorio dove esistevano almeno due edifici: uno denominato S. Benedictus Piczolus (cioè piccolo) e l’altro S. Benedictus in Villa.

“Villa” sarebbe lo stesso toponimo riportato nella porta di bronzo di Montecassino.

Per la esatta collocazione dell’antico cenobio cassinese non vi sono dubbi perché ci viene incontro una lapide posta su una cappella rurale costruita nel 1687 proprio dalla famiglia Coppa titolare di quell’altare nella chiesa di Cristo e di cui ho parlato sopra.

D.O.M.
SEPPIORVM GENTILITATIS
MONVMENTVM
IN TEMPLVM SVB TIT.
S.BENEDICTI DE VILLA
CONVERSVM
POSTMODVM FVNDITVS
EVERSVM
DE PROXIMO IPSORVM AGRO
IN VILLAM ITERVM
EXTRANSLATIS RELIQVIIS
REVERSVM
VINCENTIVS ET MICHAEL
COPPA
FF. ET DD
AD MDCLXXXVII

Già ebbi modo di rilevare questo edificio negli anni settanta in occasione di una ricognizione di quelle masserie antiche del territorio venafrano che avevano caratteristiche architettoniche di particolare pregio, ma vi sono tornato qualche anno fa insieme ad Heikki Solin per rileggere alcune lapidi romane inserite nella sua muratura.

La presenza diffusa nella muratura della chiesetta e negli edifici vicini di frammenti di colonne, capitelli, girali fitomorfici sono una diretta dimostrazione che l’origine del nome sia da collegarsi alla preesistenza sul luogo di una villa-fattoria romana che ha dato poi origine al toponimo benedettino.

google s.benedetto

Dunque la possibilità di reperire in situ blocchi lapidei già lavorati costituì un fatto determinante per lo sviluppo del cenobio cassinese in un luogo particolarmente adatto alla coltura agricola per la ricchezza di acque e per le caratteristiche del terreno assolutamente pianeggiante.

Le lapidi romane furono pubblicate dal Mommsen, ma erano state già rilevate dal Valla e dal De Utris nelle loro storie venafrane.


Dal manoscritto inedito di Cosmo De Utris (XIX sec.)

E’ significativo che il luogo viene definito dal De Utris come “Masseria dei sig.ri Coppa” per la prima lapide e, più precisamente, “nella chiesa diruta di S. Venditto, o sia S. Benedetto in Villa” per la seconda (di cui oggi non si trova traccia).

Sono proprio le lapidi romane e la didascalica localizzazione del De Utris che ci aiutano a capire il senso della lapide applicata dai Coppa sulla facciata della chiesetta che altro non è che la sintesi di tutto.

In quel luogo in epoca romana si trovava un edificio appartenente alla famiglia dei Seppi che fu trasformato in una cappella che andava sotto il titolo di S. Benedetto in Villa.

Essendo ridotta a rudere, Vincenzo e Michele Coppa la ricostruirono nel 1687 provvedendo anche alla traslazione delle reliquie che vi erano depositate.

Della chiesa di S. Benedetto in Villa abbiamo altre notizie in epoca successiva perché nel 1251 si concluse con un atto sottoscritto presso il notaio Oddone una strana controversia che vedeva Andrea, cellario delegato alla gestione dei beni in Venafro dall’abate di Montecassino, opposto all’abate di San Germano. Montecassino rinunciò al possesso diretto delle chiese di S. Benedetto in Venafro sotto la condizione che venissero versate annualmente due once.

Sappiamo pure che S. Benedetto in Villa era tra le chiese di Venafro che pagavano le decime alla Chiesa romana insieme alle altre 48 tra chiese e cappelle che erano nella sua giurisdizione diocesana.

Nel 1328 la chiesa di S. Benedetto è citata in un documento sottoscritto da Roberto, che interveniva per conto della famiglia di Leone, davanti al vescovo Giovanni di Tocco per il riconoscimento reciproco di una serie di obbligazioni : « ….S. Benedicti de Villa, iuxta terram judici Gulielmi, iuxta terram Magnifici Petri Martini, viam publicam, viam vicinalem et alios confines ».

Non sappiamo esattamente come fosse l’interno della chiesa riedificata dai Coppa. Sicuramente davanti all’altare, ora scomparso, vi doveva essere un transenna lapidea della quale sopravvive qualche balaustro nella vera del pozzo che si trova nella corte esterna della masseria.


Uno dei balaustri provenienti dalla transenna interna alla chiesa

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5 Commenti

  1. luigi 11 luglio 2009 at 16:21

    grazie Franco,
    dato che non ricevo più i messaggi passo e ogni volta una sorpresa bella.
    grazie.
    P.S. Le sedie sono state pagate dall’assessore Arco?
    saluti

  2. franco valente 11 luglio 2009 at 17:17

    Grandi novità sul fronte delle sedie!
    I soldi sono arrivati al Comune di Castel S. Vincenzo ed il sindaco mi ha assicurato che entro il mese di luglio (perciò prima delle mia performance prevista per il 10 agosto) i soldi saranno nelle tasche di Michele….

  3. luigi 13 luglio 2009 at 08:33

    molto bene. oppure tutto è bene quello che finisce bene.
    Franco, mandami al mio indirizzo il programma delle tue performance, visto che per la fine di luglio sono a Conca Casale, quindi se riesco vengo volentieri a sentirti.
    saluti

  4. patrizio pensabene 10 gennaio 2018 at 10:41

    mi piacerebbe vedere le foto dei pezzi architettonici reimpiegati nelle murature, sto lavorando ai marmi del teatro di Venafro x una ricostruzione della scena e sono interessato a eventuali elementi architettonici del teatro reimpiegati a Venafro e dintorni: posso riconoscere se vengono dal teatro.
    Cordiali saluti e grazie

  5. Franco Valente 21 gennaio 2018 at 22:06

    Cattedrale e Annunziata

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