Franco Valente

Il 16 settembre 1089 moriva Vittore III, già Desiderio abate di Montecassino

La chiesa oggi festeggia la ricorrenza della morte di papa Vittore III, morto a Montecassino il 16 settembre 1087 dove era stato abate con il suo nome Desiderio e dove viene venerato come santo.

Franco Valente

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Sull’abate Desiderio (o Dauferio) esiste una vasta bibliografia che negli ultimi anni si è accresciuta con gli atti del IV convegno di studi sul Medioevo meridionale:
H.E.J. COWDREY, L’abate Desiderio e lo splendore di Montecassino, Milano 1986.
H. BLOCH, Monte Cassino in the Middle Ages, 3 voll., Roma 1986.
T. LECCISOTTI, L’incontro di Desiderio di Montecassino con re Enrico IV ad Albano, in Studi Gregoriani, I, Roma 1947.
R. GREGOIRE, Le Mont-Cassin dans la réforme de l’Eglise de 1049 à 1122, in Il monachesimo e la riforma ecclesiastica (1049-1122). Atti della quarta Settimana internazionale di studio (Mendola 23-29 agosto 1968), Milano 1971, pp. 21-53.
A. PANTONI, Le vicende della basilica di Montecassino attraverso la documentazione archeologica (Miscellanea cassinese, 36), Montecassino 1973.
AA. VV. ( a cura di F. AVAGLIANO e O. PECERE), L’età dell’abate Desiderio (III,1) – Storia,Arte, Cultura, in Atti del IV convegno di studi sul medioevo meridionale (Montecassino – Cassino 4-8 ottobre 1987) , Montecassino 1992
H. TOUBERT, Desiderio, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, Milano 1994, pp.640-643.

Le fonti antiche più importanti che parlano di lui sono:
DESIDERIO DA MONTECASSINO, Dialogi de miraculis sancti Benedicti.
AMATO DI MONTECASSINO, Storia de’ Normanni.
LEONE MARSICANO, Chronica monasterii Casinensis.

Desiderio proveniva dalla famiglia dei conti dei Marsi ed era nato a Benevento nel 1027. Monaco nel monastero di S. Sofia di Benevento ed in quello di S. Maria a Mare nell’isola di S. Nicola nelle Tremiti, fu amico di Leone IX e di Vittore II, con il quale stette a Firenze nel 1056.

Passato nel monastero cassinense, venne eletto abate nel 1058, alla immediata vigilia del definitivo tramonto dell’organizzazione politica della Longobardia Minore ed alla consolidata ascesa al potere dei Normanni, dei quali, durante il suo abbaziato fu amico.
Fu di grande aiuto ad Ildebrando di Soana, divenuto Gregorio VII, nei difficili rapporti con Enrico IV.

Fu pure sostenitore di Riccardo I Drengot, conte di Aversa, cha aiutò nella conquista di tutta l’antica Terra di Lavoro, del ducato di Gaeta e della contea di Aquino, ottenendo non pochi benefici per il monastero che si arricchì di nuove terre e donazioni.
Ma, a parte i suoi impegni fuori delle mura del monastero, Desiderio dette una svolta decisiva all’interno della sua comunità non solo con una sistematica azione di riorganizzazione della disciplina monastica, ma anche con una programmazione architettonica ed urbanistica che, alla luce dei risultati raggiunti in tutto il territorio circostante, non poteva maturare se non in un contesto di grande attività collettiva della quale egli fu il perno. Attorno all’abate Desiderio fiorirono straordinarie personalità della cultura: gli storici Amato di Montecassino e Leone Marsicano, il poeta-arcivescovo di Salerno Alfano, il fisico ed erudito enciclopedista Costantino Africano con i suoi allievi Attone e Giovanni, l’esperto di retorica Alberico, l’astronomo Pandolfo di Capua, lo scienziato Lorenzo di Amalfi. Grazie all’impulso dato alle attività dello scriptorium di Montecassino in questo periodo si trascrissero, e perciò si conoscono oggi, importanti testi della letteratura classica come l’ultima parte degli Annali e delle Storie di Tacito, l’Asino d’oro di Apuleio, i Dialoghi di Seneca, il De lingua latina di Varrone, il De aquae ductibus di Frontino.

Dell’epoca di Desiderio abbiamo una straordinaria documentazione di opere che non solo ci permettono di chiarire con una discreta approssimazione quali fossero le problematiche che affrontava la Chiesa per dare risposta concreta a quei problemi di natura teologica che venivano posti soprattutto dalla fazione simoniaca, ma anche per capire in che termini tale risposta veniva data. E’ vero che Desiderio si pose contemporaneamente l’obiettivo di una rigida applicazione della Regula Benedicti e quello di una revisione degli atteggiamenti politici in funzione del pratico raggiungimento degli obiettivi prefissati, ma è altrettanto vero che fu realisticamente l’attore ed il programmatore di una strategia che potremmo definire globale per il fatto di interessare ogni aspetto del contesto religioso come di quello, apparentemente esterno, civile.

Per questo le sue iniziative non si limitarono solo ad una riorganizzazione del sistema monastico ed alla intensificazione del coordinamento di tutte le abbazie che comunque avevano nella regola benedettina un punto sicuro di riferimento, ma tentò, riuscendovi abilmente, di trasferire anche nella organizzazione secolare della Chiesa quei principi che all’interno del monastero erano positivamente sperimentati.

In altri termini se il monastero, ed in particolare Montecassino, doveva in qualche modo essere la ripetizione della Gerusalemme terrena ove si attende il ricongiungimento con la Gerusalemme Celeste e se Montecassino, addirittura, doveva essere anche il nuovo Sinai, cioè il luogo dove Dio incontra l’uomo per consegnargli le Leggi, ugualmente gli agglomerati civili dovevano, ad imitazione del monastero, per quanto possibile, costituire altrettanti luoghi capaci di ripetere la Gerusalemme terrena.

Che si tratti di una vera e propria strategia che, parallelamente alla espansione del governo normanno, si estende in tutti i luoghi che in qualunque modo sono controllabili da Montecassino si legge proprio dalla descrizione della cerimonia, avvenuta nel 1071, della inaugurazione della nuova basilica di Montecassino di cui Desiderio non solo fu il promotore e il committente, ma della quale egli fu pure, nel senso letterale, l’architetto.
E per capire quale sia stata la logica progettuale, che diventerà il motivo conduttore di tutte le basiliche, monastiche o cattedrali, che verranno realizzate in quel periodo o negli anni immediatamente successivi, dobbiamo fare riferimento alla problematica liturgica che viene vissuta in maniera certamente innovativa dalla comunità desideriana.

Ultimamente il problema è stato affrontato in maniera esaustiva da Mariano Dell’Omo (Cultura liturgica e preghiera a Montecassino negli anni dell’abate Desiderio (1058-1087), che ha posto l’attenzione sulla questione analizzando la ricca produzione di Exultet, messali plenari e codici liturgici di quell’epoca che permettono oggi di studiare con puntualità il rapporto tra architettura religiosa e azione liturgica e di capire come le due cose siano profondamente legate tra loro.

A tal proposito appare chiaro che è impossibile comprendere la spazialità  e la funzionalità di un edificio religioso così importante come una basilica, se non si tiene conto del contesto fisico esterno in cui tale basilica si colloca.

Un contesto che non possiamo non definire urbanistico quando osserviamo che tutta l’azione liturgica si richiama costantemente alla Città cristiana per eccellenza che è la Gerusalemme terrena e che, comunque si voglia immaginare, è il modello di riferimento sia che si tratti di una cittadella monastica, come poteva essere Montecassino o qualsiasi altro monastero, sia che si tratti di un nucleo civile, come poteva essere un qualsiasi altro nucleo civico.

La descrizione delle cerimonie liturgiche e la definizione quasi ossessiva delle modalità esecutive di tali cerimonie sono la dimostrazione tangibile dell’importanza simbolica che veniva assegnata ad ogni luogo della Gerusalemme terrena (che rappresentava una sostanziale ripetizione dell’originale) e che vedeva nella basilica il luogo più significativo ed il riferimento fisico conclusivo di un itinerario stazionario che nei fatti ripeteva i luoghi della Gerusalemme originaria.

L’abside, e perciò l’altare centrale, rappresentava simbolicamente il luogo più elevato della terra, dove Dio si mostra all’uomo incarnandosi in Cristo (Gerusalemme) o, ancora prima, consegnando le leggi a Mosè (Sinai).

Lo dimostra il fatto che Desiderio aveva voluto esaltare tale ruolo anche sul piano esplicitamente didascalico affidandosi al suo amico e poeta Alfano, arcivescovo di Salerno, al quale fu dato il compito di scrivere i versi che, secondo la Chronica monasterii Casinensis, campeggiavano nell’abside centrale:

HEC DOMUS EST SIMILIS SYNAI SACRA IURA FERENTIS,
UT LEX DEMONSTRAT, HIC QUE FUIT EDITA QUONDAM.
LEX HINC EXIVIT, MENTES QUE DUCIT AB IMIS,
ET VULGATA DEDIT LUMEN PER CLYMATA SECLI.

Ed è così che Desiderio, pur recuperando formalmente la spazialità sferica del catino absidale dalla tradizione costantiniana e carolingia, riprende il tema biblico della tenda cosmica e della volta celeste dominata dall’immagine dell’Altissimo sotto la quale la terra sprofonda nel buio delle tenebre che coincidono con la sepoltura del santo titolare della basilica le cui membra sono in attesa  del giudizio finale per il ricongiungimento con l’anima.

Attorno alla sepoltura del santo, che garantirà a tutta la comunità monastica la discesa della Gerusalemme celeste anche in quel punto particolare, si sviluppa il monastero che non accoglie solo i vivi, ma anche e soprattutto i defunti, verso i quali è costantemente rivolto il culto dei monaci.

In epoca desideriana i suffragia sanctorum sono una costante della liturgia cassinese e vengono celebrati anche con uffici supplementari dal lunedì dopo l’ottava fino alla domenica di Pentecoste. Per tutto questo tempo i monaci, dopo i Notturni, recitato l’Ufficio dei defunti, cantavano le lodi, seguite dall’Ufficio di tutti i Santi e dalla Messa pro defunctis dopo l’ora di Prima.

L’intensa attività di Desiderio portò Montecassino a diventare un avamposto della liturgia romana nell’Italia meridionale e la cerimonia di inaugurazione della nuova basilica nel 1071 ne è la prova più tangibile.

Nel 1085 Gregorio VII morente indicò Desiderio tra i suoi successori e dopo la morte del papa la sua esperienza ed il suo prestigio furono determinanti perché si raccogliessero attorno a lui i consensi dei cardinali. Trascorse oltre un anno senza che si prendesse una decisione e solo le pressioni di Giordano, principe di Capua, della contessa Matilde e di tutto il clero lo costrinsero, suo malgrado, ad accettare di essere proclamato papa con il nome di Vittore III il 24 maggio 1086. Morì l’anno seguente il 16 settembre 1087 a Montecassino.

Partendo dalla descrizione che Leone Ostiense (Codice Cassinese 47) fece della cerimonia inaugurale della basilica desideriana a Montecassino (1 ottobre 1071) e seguendo l’elenco dei personaggi più importanti che vi parteciparono, possiamo tentare di ritrovare nella regione molisana le tracce di quelle architetture religiose che in qualunque modo si adeguarono alla linea programmatica indicata da Desiderio. Erano presenti Pietro di Ravenna vescovo di Venafro ed Isernia, Alberto vescovo di Boiano, Nicola vescovo di Termoli, Guglielmo vescovo di Larino e migliaia di monaci con i loro abati. Sicuramente vi era anche Giovanni V, abate di S. Vincenzo al Volturno, diretto rappresentante di Montecassino in quel territorio.

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2 Commenti

  1. Massimo Capuozzo 2 novembre 2012 at 19:13

    Ho letto con grande interesse il suo articolo che mi ha reso chiara la figura di Desiderio di Montecassino come operatore di cultura. Interessantissimi ed illuminanti i suoi riferimenti al rapporto fra Desiderio ed alcuni personaggi della cultura dell’epoca
    Grazie infinite per il suo impegno
    Massimo Capuozzo

  2. Franco Valente 3 novembre 2012 at 03:57

    Gentile Massimo,
    ringrazio affettuosamente per l’apprezzamento.
    Sono commenti come questi che mi fanno continuare a mantenere il blog.

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