Franco Valente

Lo scampato pericolo della nobildonna Rectina

casalpiano 2008 (9)

Lo scampato pericolo della nobildonna Rectina

Franco Valente

casalpiano 2008 (9)

Nella celebre lettera che Plinio il Giovane invia nel 79 d.C. a Tacito si racconta della morte di suo zio Plinio il Vecchio che si trovava a Miseno dove dirigeva la flotta che gli era affidata e da dove partì per osservare da vicino gli effetti dell’eruzione del Vesuvio su Pompei.
Della descrizione a noi interessa un particolare: quello relativo al salvataggio di Rectina, moglie di Tasco.
Così Plinio il Giovane comincia il suo racconto:

Caro Tacito
(…)
Egli (Plinio il Vecchio) era a Miseno ove personalmente dirigeva la flotta. Il nono giorno prima delle calende di settembre (24 agosto), verso l’ora settima, mia madre gli mostra una nube inconsueta per forma e grandezza. Egli, dopo aver fatto un bagno di sole ed uno d’acqua fredda, se ne stava disteso, fatta una piccola colazione, a studiare: chiese le scarpe e salì in un sito donde poteva essere meglio osservato tale fatto straordinario. Una nube stava sorgendo e non era chiaro all’osservatore da quale monte s’innalzasse (si seppe, poi, essere il Vesuvio), il cui aspetto fra gli alberi s’assimilava soprattutto al pino. Essa, infatti, levatasi verticalmente come un altissimo tronco, s’allargava in alto, come con dei rami; probabilmente perché, innalzatasi prima spinta da una corrente ascendente, esauritasi, poi, o per cessazione della sua spinta, o vinta dal suo stesso peso, distesamente si espandeva: bianca a tratti, altra volta nera e sporca a causa della terra e della cenere che trasportava.
Da uomo eruditissimo qual era, egli ritenne che il fenomeno dovesse essere osservato meglio e più da presso. Ordina, allora, che gli sia apprestata una liburna (battello veloce), mi autorizza, se voglio, ad andare con lui, ed io gli dico che preferisco restare a studiare e, per puro caso, egli mi aveva assegnato dei lavori da stendere.

Era sul punto d’uscir di casa: riceve un messaggio di Rectina, moglie di Tasco, atterrita dal pericolo che vedeva sovrastarla (la sua villa era, infatti, ai piedi del monte, e nessuna possibile via di scampo v’era tranne che con le navi)
(accipit codicillos Rectinae Tasci imminenti periculo exterritae nam villa eius subiacebat, nec ulla nisi navibus fuga);
Supplicava d’esser sottratta a tale pericolo. Egli, allora, mutò consiglio e, quello che intendeva compiere per amor di scienza, fece per dovere
Dette ordine di porre in mare le quadriremi e s’imbarcò egli stesso, per portare aiuto non alla sola Rectina, ma a molti (infatti, per l’amenità dei siti, la zona era molto abitata). S’affretta proprio là donde gli altri fuggono, va diritto, il timone volto verso il pericolo, così privo di paura da dettare e descrivere tutti i fenomeni della tragedia che si compiva esattamente come si presentava ai suoi occhi. Già la cenere pioveva sulle navi, sempre più calda e densa quanto più esse si avvicinavano; e si vedevano già pomici e ciottoli anneriti e bruciati dal fuoco e spezzati, poi un passaggio e la spiaggia bloccata dai massi proiettati dal monte.

(LETTERA DI PLINIO IL GIOVANE A TACITO – Lettere, VI, 16)

Il racconto continua ma nulla Plinio dice dell’esito del salvataggio di Rectina, la nobildonna romana moglie di Tasco.

Ora spostiamoci nel monastero di S. Maria di Casalpiano in agro di Morrone nel Sannio, un luogo del tutto estraneo a Pompei e a Miseno.

Teodoro Mommsen trascrisse nel suo Corpus delle iscrizioni latine una lapide ritrovata in agro di Morrone e alla quale non attribuì una particolare importanza.

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Si tratta della iscrizione che i servi di una villa romana avevano fatto incidere sul fronte di un piccolo altare in segno di ringraziamento alla divinità per aver fatto ritornare la loro padrona a casa dopo uno scampato pericolo.

Mommsen lesse il nome della nobildonna, Rectina, ma non lo collegò ad alcun fatto particolare.

Nel 1939 la lapide venne letta da A. W. Van Buren, uno studioso americano, il quale ebbe una straordinaria intuizione: la Rectina dell’altare votivo della villa romana di S. Maria di Casalpiano potrebbe essere la stessa Rectina del racconto di Plinio il Giovane.

A. W. Van Buren sulla pietra ritrovata tra i ruderi di quell’antica villa romana, aveva scoperto il finale dell’avventura della nolbildonna romana.

Rectina, dunque, fu presa su una delle navi di Plinio e portata in salvo. Da Miseno, poi si recò nella sua villa presso il Biferno dove l’accolsero i suoi servi che, saputo dello scampato pericolo dall’eruzione del Vesuvio, vollero ringraziare gli dei e ricordare l’episodio con questa epigrafe che il liberto C. Salvio Eutico fece scolpire sulla base dell’altare dedicato agli dei lari:

C. SALVIVS EVTICHVS
LARIBVS CAS(anicis)
OB REDITVM
RECTINAE  N(ostrae)
V(otum) S(olvit)

Caio Salvio Eutico,
ai Lari domestici,
per il ritorno
della nostra Rectina,
sciolse questo voto

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12 Commenti

  1. Fiorenzo Laurelli 5 dicembre 2009 at 22:53

    Ti rinnovo i miei complimenti!
    Articolo delizioso ed originale…!!!

  2. Mariateresa Occhionero 7 febbraio 2010 at 13:17

    un alro luogo bellissimo denso di Storia

  3. sebastiano 18 dicembre 2013 at 13:28

    ..embè..vuie ch vvulit…..io mi diletto sempre a leggere tutto quanto il Valente si premura di…omaggiarci..ià..: ci erudisce…e nun s’paga..!!!!!!!

  4. Pietro Mastronardi 2 dicembre 2014 at 13:34

    E’sempre un piacere leggerLa.
    Questa lettura mi ha ricordato che le origini del nome Resìna, cittadina che ha cambiato nome in Ercolano il 1969 e che sorge sull’antica Ercolano, sono probabilmente legate al personaggio “Rectina” citato da Plinio il Giovane nel suo racconto dell’eruzione del 79 d.C.

  5. Onofrio Filoramo 12 dicembre 2014 at 12:20

    Rectina è il personaggio centrale dell’ultimo libro di Alberto Angela ” I tre giorni di Pompei” in cui si descrive la tremenda catastrofe causata dall’eruzione del Vesuvio del 79 D.C.

  6. Franco Valente 12 dicembre 2014 at 14:51

    Meno male che c’è Angela… Comunque grazie per la citazione!

  7. Massimiliano 6 marzo 2015 at 01:12

    Arch. Valente dov’è conservato l’altare con l’iscrizione? Grazie

  8. Franco Valente 7 marzo 2015 at 12:17

    Gentile Massimiliano, la lapide è conservata in un ambiente dell’antico monastero di S. Maria di Casalpiano nelle campagne di Morrone nel Sannio.
    Del piccolo monumento non rimane altra traccia.

  9. Rectina 12 giugno 2016 at 18:02

    Articolo veramente interessante. È possibile vedere la lapide visitando il luogo?

  10. Franco Valente 13 giugno 2016 at 04:58

    Il sito è di proprietà comunale e non vi è custode. Bisogna telefonare al municipio di Morrone che è distante qualche chilometro e sperare nella disponibilità di qualche dipendente che venga autorizzato ad aprire. Purtroppo è la situazione di molti monumenti.

  11. Rectina 17 giugno 2016 at 12:10

    Grazie mille dell’informazione.

  12. luisa 14 luglio 2017 at 18:42

    anche io ho letto il libro di Angela e mi piace pensare che sia la stessa Rectina

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