Franco Valente

Per passare la Lorda gli ebrei e le meretrici pagavano anche se non portavano nulla

Per passare la Lorda gli ebrei e le meretrici pagavano anche se non portavano nulla

Le tariffe nella pandetta di Monteroduni

Franco Valente

MonteroduniCASTELLO

Dal 1890 all’ingresso del Castello, subito dopo il portale sormontato dallo stemma settecentesco dei Pignatelli di Monteroduni, si trova murata la grande tavola lapidea con la pandetta del 1752.

Contiene l’elenco dei pedaggi che si dovevano pagare per passare la Lorda, al confine con la terra di Macchia (d’Isernia).

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Di questa pandetta si sono occupati in maniera puntuale mons. Antonio Mattei e Giuseppe Di Giacomo nelle loro monografie storiche su Monteroduni evidenziando quanti problemi e quante cause quella imposizione fiscale abbia provocato nel tempo.

Soprattutto fu motivo di liti con i feudatari di Macchia d’Isernia su chi dovesse incamerare i diritti di passo e chi dovesse provvedere alla manutenzione del ponte. Una lite che cominciò dall’epoca di Annibale Moles, il cui nome appare in coda al documento epigrafico. Questi, che intervenne nel giudizio per la riscossione dei diritti di passo sulla Lorda,  fu personaggio di grande notorietà nel periodo vicereale, non solo per il suo prestigioso incarico di Presidente della Regia Camera della Summaria, ma anche per la sua ricognizione cui seguì la spietata confisca dei beni della comunità valdese in Calabria nel 1562.

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La questione è durata due secoli e si risolse solo con la fine del feudalesimo anche se un bonario accordo tra le parti (i Pignatelli per Monteroduni e i Rotondi per Macchia) fu raggiunto per stanchezza con una rinuncia alla lite da parte di donna Anna Grazia Rotondi nel convento di S. Antonio a Port’Alba in Napoli dove si era ritirata come monaca, nel 1757.

Una rinuncia che provocò altre liti che si protrassero fino alla fine del secolo.

Certo è che quando la pandetta di Monteroduni sancì la fine della lite tra i Rotondi e i Pignatelli ormai la storia stava per spazzare ogni pretesa dei feudatari sui transiti da un paese all’altro e di li a qualche anno la lastra lapidea sarebbe rimasta solo una testimonianza storica.

Una testimonianza che comunque fa riflettere sul modo di valutare gli oggetti che erano gravati di pedaggio. Ma, a parte il valore che veniva dato alle cose trasportate, è certamente singolare apprendere che a Monteroduni gli ebrei e le meretrici dovevano pafgare a prescindere da cosa portassero dietro.

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Il solo fatto che essi si muovessero da un paese all’altro costituiva certezza che andassero ad esercitare un’attività per la quale il feudatario pretendeva il pagamento di un pedaggio. A Monteroduni  se per PER OGNI EBREO si dovevano pagare GRANA CINQUE,  PER OGNI MERETRICE si doveva pagare il doppio, cioè GRANA DIECI.

Insomma un ebreo veniva valutato come una SALMA GROSSA DI GRAN VALORE COME VELLUTO O SETA per la quale si pagavano GRANA CINQUE. E la salma era la metà del carico che un asino o un cavallo poteva portare.

La sola facilitazione che veniva concessa era quella che al ritorno non si dovesse pagare una seconda volta:
E SE COLLE STESSE MERCI, COSE E ROBE, ED ANIMALI, PER LE QUALI UNA VOLTA SI E’ PAGATO IL JUSSO TORNERANNO A PASSARE NON SIANO TENUTI A PAGARE.

Questo è il testo della pandetta della Lorda:
FERDINANDO IV PER LA GRAZIA DI DIO RE DELLE DUE SICILIE E GERU¬SALEMME INFANTE DI SPAGNA DUCA DI PARMA PIACENZA E CASTRO &
C. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DELLA TOSCANA. PANDETTA DELLI DIRITTI DEL PASSO DELLA LORDA INSERITA NELLA RELAZIONE FATTA A
27 SETTEMBRE 1762 DAL SIG. RAZIONALE D. GIOVANNI BRUNO DA AFFIGGERSI IN MARMO IN IDIOMA ITALIANO.
PER OGNI SALMA GROSSA DI GRAN VALORE COME VELLUTO O SETA
GRANA CINQUE = PER OGNI SALMA DI PANNI DI COLORE GRANA TRE. = PER
OGNI SALMA DI DROBRETTI E DI ALTRE OPERE O PANNI BIANCHI GRANA
TRE = PER OGNI LIBRA DI ZAFFRANO SE SI TRASPORTA COLLE BISACCE
NULLA SI ESIGGA, MA SE SI TRASPORTA CON SALMA UN TARI’ E SE
SARA’ MAGGIOR NUMERO DELLA SALMA SI PAGA PER RATA = PER OGNI
SALMA DI RAMA, OLIO, LANA, CACIO, CERA, MIELE, AROMI, FERRO,
ACCIARO, PIOMBO, STAGNO, PECE, PELLI DI ANIMALI, CONFETTI, ZUC
CARO, SALSUMI GRANA TRE = PER OGNI SALMA DI VETRI, VINO, CORDE O
FUNI, SPAGHI GRANA DUE = PER OGNI SALMA DI VASI DI CRETA GRANA
UNO = PER OGNI SALMA DI SALE NON SI PAGA = PER OGNI SALMA DI
NOCELLE, NOCI COLLE SCORZE E DI CASTAGNE GRANA UNO = PER OGNI
BOVE DOMATO GRANA TRE =
PER OGNI CAVALLO, GIUMENTA, MULO O MULA CHE SI TRASPORTA IN
CAPEZZA PER VENDERE GRANA TRE = PER OGNI CENTINAIO DI ANIMALI
BACCINI DUE TARI’ E GRANA DIECI = PER OGNI CENTINAIO DI PECORE,
CASTRATI, BESTIAMI CAPRE ED ALTRI ANIMALI MINUTI GRANA VENTI
CINQUE = PER OGNI SALMA DI SELLE, BARDE, COVERTE DI CAVALLI,
GUARNIMENTI, CEGNE, CARNE SALATA, PESCI E SCARPE GRANA UNO =
PER OGNI EBREO GRANA CINQUE = PER OGNI MOLA DI MOLINO GRANA
DUE = PER OGNI MERETRICE GRANA DIECI = PER OGNI SALMA DI OLIVE
GRANO UNO = PER OGNI MARTELLO E COCCHIARA DI FABBRICATORE
NULLA SI PAGA = PER OGNI ACCETTA, FAUCE E SEGA NULLA = PER OGNI
SALMA DI METALLO LAVORATO O NO, STAGNO FINO GRANA TRE = PER
OGNI SALMA DI TAVOLE RUSTICHE GRANO UNO = PER OGNI SFRATTATURA
DI COSE DI CASA NULLA = PER OGNI SALMA DI ALTRE COSE OLTRE LE
SUDDETTE GRANO UNO = E SE SARANNO DI NUMERO MAGGIORE O MINO¬
RE PER RATA ALLA DETTA RAGIONE = E SE COLLE STESSE MERCI, COSE E
ROBE, ED ANIMALI, PER LE QUALI UNA VOLTA SI E’ PAGATO IL JUSSO
TORNERANNO A PASSARE NON SIANO TENUTI A PAGARE = PARIMENTI E’
STATO PROVEDUTO CHE IL JUSSO DEL SUDDETTO PASSAGGIO NON SI
ESIGGA PER LE BISACCE NE PER COSE CHE SI PORTANO PER USO PRO¬PRIO O DI QUALCHE FAMIGLIA O PER ALTRE COSE PER LE QUALI PER
LEGGE, COSTUME, O PRIVILEGIO IL DETTO JUSSO IN DETTO PASSO NON
SIA STATO SOLITO ESIGERSI NE DEBBA SOTTO PENA STABILITA DALLA
LEGGE CONTRO GLI ESATTORI DI NUOVE GABELLE O IMPONENTI HOC
SUUM = PER OGNI SALMA DI FRUTTI E DI VERDUMI GRANA MEZZO.
DATO DALLA REGIA CAMERA 18 LUGLIO 1570.
ANNIBAL MOLES JOSEPH CECERO”

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3 Commenti

  1. Giovanni Mascia 28 novembre 2009 at 12:17

    Un dubbio, Franco, a proposito della salma che – scrivi – “era la metà del carico che un asino o un cavallo poteva portare”.
    Te ne chiedo la conferma perché personalmente, sulla scorta degli usi del mio paese, ho sempre ritenuto che la salma fosse non la metà ma l’intero carico mediamente trasportabile da una bestia da soma (termine italiano che equivale a “salma”?).
    Ricordo, e non vorrei sbagliarmi, che una salma di legna corrispondeva alla sedicesima parte di una canna. Una salma di ceppe (sterpi), a quattro grosse fascine. Una salma di grano a dieci manocchi (covoni) ecc. Una salma di mosto, invece, era pari a due bigonce, ma essendo variabile la capacità di tale recipiente , credo che la salma in questione si fissasse attorno al quintale e mezzo. Ecc.
    Scusa la pignoleria, ma ho approfittato volentieri del tuo blog, dove imparo tantissime cose, con la speranza eventuale di sentire in proposito anche qualcuno dei numerosi visitatori.
    Un abbraccio
    Giovanni

  2. Franco Valente 28 novembre 2009 at 15:57

    Caro Giovanni,
    credo che la questione che poni sia meritevole di approfondimenti. A Venafro nel liguaggio popolare la salma di legna è un fascio unico. D’altra parte io ho ripreso la definizione dal prezioso volumetto di Luigi Serra, “I diritti di passo nel Regno di Napoli e le tariffe su pietra nel Molise”, che ho citato in altro luogo, che sostiene a pag.18 ” La salma o soma, misura convenzionale locale, era la metà del carico di un asino, che poteva portarne due sul basto: una a destra, l’altra a sinistra”.
    Però tu mi provochi e non posso lasciare la cosa in sospeso…..
    Provo a capirne di più.
    Affettuosamente

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