Franco Valente

La pandetta di Sprondasino a Bagnoli del Trigno

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La pandetta di Sprondasino a Bagnoli del Trigno

Franco Valente

Delle pandette Molisane mi rimaneva da pubblicare quella di Sprondasino e l’occasione mi viene da una recente nota di Guido Lastoria che è stata riportata da Altromolise dove peraltro l’amico Guido mi cita per aver conosciuto da questo sito le altre di Montaquila e di Monteroduni in aggiunta quelle di Rionero Sannitico, di Carovilli e di Sesto Campano.

Pandetta di Sesto   http://www.francovalente.it/?p=257,
Pandetta di Montaquila http://www.francovalente.it/?p=4129,
Pandetta di Rionero http://www.francovalente.it/?p=2961,
Pandetta di Monteroduni http://www.francovalente.it/?p=4694
Pandetta di Carovilli  http://www.francovalente.it/2015/11/09/la-croce-stazionaria-di-s-domenico-di-sora-a-carovilli/

Rubo una parte dello scritto di Lastoria perché contiene una piccola polemica che comunque deve far riflettere:
Alcuni giorni fa ho avuto notizia di un appuntamento culturale che, promosso dal Comune di Bagnoli del Trigno e dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici del Molise, si sarebbe tenuto da lì a poco in quel comune. Mi sono rammaricato per l’impossibilità di presenziarvi, atteso che il tema proposto era di mio interesse trattandosi di argomenti che traevano spunto dal ritrovamento della cosiddetta “Pannetta” del Passo di Sprondasino, località questa situata sul tratturo Celano-Foggia, sulla sponda destra del fiume Trigno in territorio di Civitanova del Sannio, mio paese d’origine.

Voglio ricordare che Sprondasino era un importante nodo tratturale, rilevante crocevia per pastori e greggi transumanti e non solo; punto di partenza e di arrivo di due tratturelli, rispettivamente per Pescolanciano e per Castel del Giudice-Capracotta, nemmeno tanto distante dall’altro grande tratturo, il Lucera-Castel di Sangro che attraversa parte dell’abitato di Civitanova.

Lì, a Sprondasino, c’era naturalmente anche una taverna,luogo di sosta e di ristoro, sulla cui facciata fu murata nell’anno 1691 la “Pannetta”(Pandetta) di cui sopra. Era, questa, una lapide che riportava, incise, le tariffe del pedaggio dovuto al Duca Giuseppe D’Alessandro che al tempo aveva in feudo quel territorio.
Ne conservo da molti anni la trascrizione su un grande foglio arrotolato, quasi un manifesto,sul quale la riprodussi a caratteri cubitali, copiandola, se ben ricordo, da un articolo di Antonino Di Iorio sulla rivista dell’Archeoclub di Pietrabbondante.

La lapide era scomparsa da molto tempo e nulla di essa si era più saputo fino al suo ritrovamento che ho appreso essere avvenuto di recente in Bagnoli del Trigno e che ovviamente va accolto con vivo compiacimento.

Ero già stato qualche volta a Sprondasino ma ne avevo un ricordo sbiadito e vagamente rammentavo la struttura e qualche altro particolare dell’antica taverna. Avevo l’immagine un po’ offuscata di una vecchia costruzione mal ridotta che però si distingueva dalle altre modeste casette rurali alle quali era addossata. Nell’immagine annebbiata c’era anche una specie di torretta e un orologio solare, una meridiana; nessun segno invece, nessun’ombra della “Pannetta”: verosimilmente essa era già scomparsa.

Ci sono tornato qualche giorno fa sotto un cielo cupo carico di nubi minacciose. Il luogo mi è apparso proprio come approssimativamente me lo ricordavo: un gruppo di case allineate ai margini di uno spiazzo tra la rotabile per Bagnoli e il fiume Trigno,uno spiazzo incolto sul quale ho visto scodinzolare un cane e passeggiare indisturbate candide oche. Sull’altra sponda sono ancora lì, ostinatamente, a deturpare l’ambiente gli annosi resti di  grossi ed arrugginiti macchinari e di altre ingombranti attrezzature, ferraglia del cantiere della fondovalle Trignina. Dall’alto incombe come un mostro il viadotto della stessa.

Mi è stata indicata la casa che ha preso il posto della taverna e la finestra a persiane verdi   che ora occupa lo spazio già sede della pandetta: non c’è più la torretta ma mi è stata confermata la sua preesistenza. Della meridiana ho colto solo un’impronta parziale sull’esterno di una vecchia casetta vicina.

Nel corso dell’incontro di Bagnoli saranno state rese note le circostanze del ritrovamento della  lapide, nonché la proprietà della stessa e la sua definitiva destinazione-collocazione.

Per merito dell’architetto Franco Valente sono venuto a conoscenza dell’esistenza in Molise di un’altra Pandetta, quella di Montaquila, pure in provincia di Isernia. Ne parla in un articolo apparso sul suo sito nel quale ne riporta integralmente la trascrizione corredandola con una riproduzione fotografica. Osservo che essa è più lunga e dettagliata di quella di Sprondasino e distingue le tariffe a seconda della stagione, inverno o estate. E’ successiva alla “Pannetta “ di Sprondasino (anno 1691 sotto Re Carlo II ), essendo stata emanata nell’anno 1707   al tempo di Filippo V, dal feudatario Duca di Miranda don Giulio Caracciolo”.

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Il terribile viadotto di Sprondasino. In basso il ponte sul Trigno e il passo della Pandetta

Sollecitato dalla nota di Guido Lastoria sono andato a Bagnoli del Trigno a leggere questa pandetta che, pubblicata da Antonino Di Iorio (A. DI IORIO, Bovianum Vetus- Pietrabbondante la viabilità antica, Roma 1994, pp.61,62) senza che venisse indicato il luogo di deposito, io ritenevo fosse scomparsa da tempo.

Invece ora sappiamo che, dopo varie peripezie e dopo aver rischiato di finire a fare da piano di un tavolo da salotto, è conservata nella sala consiliare del Comune dove, come mi ha assicurato il sindaco Raffaello De Vita, sarà dignitosamente collocata definitivamente.

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Ero convinto che avrei trovato una pietra piuttosto imponente, pensando a quelle di Monteroduni o di Sesto Campano. Invece è una tavola molto piccola (poco più di 40 centimetri per 60) arricchita da una modesta cornice rettangolare.

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E’ stata incisa su pietra locale da un lapicida del posto che, anche se non era il massimo della bravura, sicuramente sapeva leggere e scrivere. Gli allineamenti delle righe sono abbastanza regolari e le lettere scolpite, sebbene piuttosto rozze, sono discretamente leggibili.

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Rispetto al testo trascritto da Di Iorio vi sono da fare modestissime correzioni che non modificano il senso del testo già conosciuto:
CAROLVS DEI GRATIA  REX
PANETTA SEU TARIFFA DELLI DERITTI DEL PASSO DI SPERONASINO DELL N. LRE
DN GIVSEPPE D’ALESsANDRO DVCA DI PESCOLANGIANO
PER QVALS.A SALMA DI ROBBE MERCANZIE DI QVALS.A  SORTE E VA
LORE CHE PASSA PER D.O PASSO GRANO VNO E MEZZO
PER QVALS.A PERSONA A PIEDI ED A CAVALLO GRANO UNO E MEZZO
PER CENTENARO DI PECORE, CASTRATI, PORCI, CAPRE ED ALTRI AN.LI MINVTRI
G(ran)A  VENTICINQE, E SE SARANO DI MAG.RE O MINOR NVMERO SI PAGHI PRO RA
TA A D.TA RAG.NE DE CENTENARO, PERO’ SE D.I ANIMALI SARANNO DEI LOCATI DELLA RE.A DOGANA
S’ESIGGA SOLAM.E A RAG.NE D’VN CARLINO PER MORRA E NON PIV’ CITRA PRE
GIVDIZIO PER L’IMMVNITA’ PRETESA PER LI LOCATI PREDETTI
PER CENTENARO D’AN.LI VACCINI ED ALTRI AN.LI GROSSI CHE PASSERANNO PER D.O PASSO CARLI
NI CINQVE, E SE SARANNO DI MAG.RE O MINOR NVM.RO SI PAGHI PRO RATA A D.A RAGIONE
DI DENARO. DATVM NEAPOLI EX REG.A CAM.RA SVMARIAE, DIE 20 M. OCTOB.S 1691. D.
SEBASTIANO DE COrTES R. M. L. L. ANDREAS GVERRERO DE TORRES VT
FISCVS = IANVARIVS CECERE ACTVARIVS

La pandetta di Sprondasino rappresenta un documento di notevole valore per la ricostruzione dei sistemi fiscali adoperati dai feudatari per la gestione delle gabelle sui punti di maggiore interesse nelle strade dell’interno molisano, anche nei luoghi apparentemente più sperduti come quello in cui si trovava la nostra.

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E’ una delle poche pandette (insieme a quella di Rionero) che si trovava su un Regio Tratturo e avremo modo in altra occasione di parlare delle complicazioni che derivavano al feudatario per questo rapporto con l’asse demaniale per rispettare le regole tratturali.

Il tariffario è reso in maniera semplificata e fissa una tariffa generica di un grano e mezzo per ogni mercanzia trasportata e per ogni persona a piedi o a cavallo che utilizzi il passo.

Stabilisce che la valutazione del pedaggio delle morre di animali avvenga in ragione delle loro dimensioni e in proporzione percentuale determinando in venticinque grani il pedaggio per i piccoli (pecore, castrati, porci, capre ed altri animali minuti, e in cinque carlini per ogni centinaio di vaccini ed altri animali grossi.

Nel documento lapideo, diversamente dagli altri, vi sono alcuni riferimenti importanti alle locazioni della Dogana e ai diritti che erano riservati agli animali che si spostavano per la transumanza che vengono contenuti in maniera generica in un carlino per morra di animali piccoli senza alcun riferimento a  quelli grandi che evidentemente non partecipavano ai grandi spostamenti stagionali.

Del passo non rimane traccia. Probabilmente era un ponte sul Trigno andato completamente distrutto, a monte di quello più recente, forse ottocentesco e comunque di epoca prossima al 1883.

Dell’antico tracciato stradale solo qualche segno e l’allineamento delle case che variamente modificate nel tempo, conservano l’originario impianto fortemente condizionato dal tratturo Celano-Foggia che vi passava di fronte e che in questo punto si biforcava con la strada per Bagnoli.

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Il colle di Terra Vecchia, l’antico castello di Sprondasino, massacrato dal viadotto della fondovalle

Nel luogo vi era una taverna che ha dato il nome attuale alla località, ma altri toponimi hanno il loro fascino come quello di “fonte dei ladri”, un po’ più a valle, o quello di fara la cui origine si collega con molta evidenza ad un insediamento longobardo che andrebbe ricercato in uno dei piccoli nuclei abitati che ancora sopravvivono o in quello del castello diruto di Sprondasino che sicuramente esisteva in epoca normanna e che nelle mappe viene definito “Terra Vecchia” (vedi http://www.francovalente.it/?p=182 ).

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Il significato del toponimo ricorrente di fara (che si ritrova anche nei pressi di Lupara, di Carpinone, di Bagnoli del Trigno, di Toro, di Gambatesa, di S. Martino in Pensilis, di Termoli, di Ururi) deve ricondursi ai nuclei familiari che componevano il primo corpo di spedizione longobardo. Significato analogo a quello di sala che si ritrova in S. Maria in Sala di Venafro e in un non meglio precisato in loco Sale iuxta Bifernum del Chronicon Vulturnense.

Dalla pandetta, murata alla Taverna di Sprondasino nel 1691, come si ricava dalla sua data, sappiamo anche il nome del feudatario. Era Giuseppe d’Alessandro, autore del volume Pietra di paragone de’ cavalieri” edito a Napoli nel 1711 dove, tra gli altri, è rappresentato  a cavallo il marchese di S. Massimo.

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Il Marchese di S. Massimo (da Giuseppe d’Alessandro “Pietra di paragone de’ cavalieri” . 1711)

Anzi, come mi ricorda il suo discendente Ettore d’Alessandro, si tratta più precisamente di Giovanni Giuseppe d’Alessandro che nel 1704 risultava essere VIII barone e III duca di Pesolanciano. Un personaggio che era talmente preoccupato di  affermare la titolarietà dei suoi boschi contro l’università di Civitanova che fece incidere il monogramma di famiglia su tutti gli alberi esistenti nel feudo di  Civitanova per dimostrarne il proprio possesso (Scandiglieri, Forconi, Monticello, Selvapiana, Spelonca, Castelluccio, Pescovenafro).

Furono per questo costanti le liti tra i d’Alessandro e le varie Università locali come è testimoniato da numerose cause dal XVII al XIX secolo.

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4 Commenti

  1. iuri 24 ottobre 2014 at 15:47

    Letto e visto d’un fiato: un lodevole articolo piacevolmente scorrevole e interessante.
    Certo che quel viadotto è da urto di vomito

  2. Luciano Scarpitti 16 settembre 2016 at 17:43

    Possibile che non conosci la pandetta di Carovilli? Non ci posso credere! Riporta una sentenza del 1793 presa dopo una precedente sentenza del 1681 ed un processo durato più di 200 anni.

  3. Franco Valente 17 settembre 2016 at 09:14

    Luciano! Ma si potrebbe vivere senza conoscere la pandetta di Carovilli?
    L’ho pubblicata la prima volta nel 2002. Poi la trovi anche sul blog….
    http://www.francovalente.it/2015/11/09/la-croce-stazionaria-di-s-domenico-di-sora-a-carovilli/

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