Franco Valente

Agnone: “Ru strasciòine”, un treno che non c’è più

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Agnone: “ru strasciòine”, un treno che non c’è più.

Franco Valente

L’Eco del Sannio (Anno XXI, nn.22-23 del 31 dicembre 1914)  scriveva: ... il mattino seguente alle ore 10 le bombe ripresero a scoppiare più forte e più festose, e la cittadinanza ebbe appena il tempo di correre all’imboccatura di Via Aquilonia, che già la vettura, come magica colomba, si presentava maestosa tra gli applausi e la commozione generale, correndo a fermarsi proprio nel piazzale della Stazione . Moltissimi tra i presenti non poterono fermare le lagrime che erano di vera ed invincibile tenerezza.

Riprendo questa parte dell’Eco del Sannio dal volume di Cristian e Antonio Arduino “Agnone nella memoria”.

Era il 23 dicembre del 1914. La ferrovia Agnone-Pescolanciano, una linea a scartamento ridotto, fu definitivamente dismessa nel 1944.

Per trent’anni collegò Agnone alla stazione di Pescolanciano dove i viaggiatori potevano trovare la coincidenza sulla linea ferroviaria Sulmona –Carpinone ovvero Pescara –Napoli o Campobasso.

Nel 1943 era stata praticamente distrutta dai tedeschi in ritirata e da allora la società SAM (Servizi Automobilistici Molisani) che ne era concessionaria non riuscì a rimetterla in vita. Anche perché i tempi ormai erano cambiati.

 

Tempo fa ho ritrovato una decina di lastre fotografiche degli anni Trenta che mostrano il trenino di montagna, altrimenti detto il tramway oppure popolarmente “ru strasciòine”, bloccato dalla neve e liberato dagli spalatori.

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Il dott. Giuseppe Cremonese, nel suo vocabolario agnonese del 1893, spiega che strasciòine è una specie di carro senza  ruote tirato da buoi.

Quello che a Jelsi e a Gambatesa chiamano traglia.


Le traglie di Gambatesa (Romeo Musa)

 

 

 

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10 Commenti

  1. Giovanni Mascia 2 gennaio 2010 at 13:43

    Bellissime foto, Franco.
    Ottima occasione per l’augurio di un Buon 2010 a te e ai tanti lettori.
    Giovanni

  2. domenico mancini 7 marzo 2010 at 15:48

    Me ne parlava mio padre, ma non avevo mai visto foto. Bellissime.
    Bravo!
    domenico mancini

  3. Germano M. 29 giugno 2010 at 21:47

    Ringraziamo coloro che rubarono i binari nel dopoguerra, visto che è a causa loro che la linea non fu più ripristinata

  4. fernando carlucci 13 agosto 2010 at 23:14

    Rianimare questa strada ferrata ed il trenino sarebbe una valida attrazione per i turisti sempre più interessati all’alto molise.

  5. appassionatoferroviario 25 gennaio 2012 at 10:33

    In un periodo in cui, numerose iniziative, rivolte al ripristino di ferrovie dismesse, vedasi la ferrovia della Val Seriana, ripristinata come tramvia veloce, non vedo perchè, anche ad Agnone, che è la “Città Pontificia” per eccellenza, visto che, proprio da Agnone, è “uscita” la campana del Giubileo del 2000, non si possa ripristinare una ferrovia, a dir poco, storica. Gli Amministratori locali, non potrebbero “farsi due conti in tasca” ed avviare la procedura di (ri) costruzione della ferrovia? Fatemi sapere….

  6. Gianluca 9 febbraio 2012 at 14:50

    Me ne parla spesso mio nonno, quando erano piccoli raggiungevano i parenti a Pietrabbondante con questo trenino. E’ la prima volta che vedo delle foto, davvero belle!
    Se la mobilità montana fosse affidata a linee come queste sarebbe molto meglio, come dice sempre mio nonno ” ‘Na vota n’eravamo più fessi di mò”

  7. domenico M. 11 febbraio 2012 at 09:53

    Il tuo commento…
    Ripristinare questo trenino sarebbe veramente interessante sotto il profilo turistico ma è ovvio che costa e penso non poco. Agnone però ha dato i natali a due ( e forse di più) ottimi manager apprezzati in tutta Italia ed allora non si potrebbero coinvolgerli per la realizzazione di tale progetto? Cosa ne pensate?

  8. Alfredo 7 febbraio 2016 at 03:42

    Franco sei un Grande del Molise

  9. Franco Valente 7 febbraio 2016 at 17:14

    Alfredo! … ti ringrazio affettuosamente! Sono questi commenti lapidari che mi fanno resistere!

  10. Carmelo S. FATICA 8 febbraio 2016 at 10:06

    Ad Oratino e paesi dintorni il termine usato è molto simile, cioè SC’-TRASCI-N’, che indicava sia una grossa ramatura di albero a forma vaga di triangolo e trascinata da bestie da soma, per raggruppare i piccoli mucchi di fieno secco sparsi nel campo falciato, intorno alla pertica infissa nel terreno, attorno alla quale veniva costruito il pagliaio costipato con i piedi, a forma di limone lungo, chiamato SC’-TIGL’. L’altra versione, per i carichi pesanti, principalmente pietre, era costituita da due slitte di legno con fascetta di scivolo in ferro e pianale di tavole massicce, a volte chiuse da due sponde laterali alte, sempre di legno. Un ricordo piacevole della mia infanzia è legato alla costruzione, nella vigna, di un pozzo per l’acqua, scavato a mano, in cui le pietre della fodera drenante venivano raccolte nelle campagne con l’uso dello SC’TRASCI-N’ trainato dall’asino. Immagini bucoliche indimenticabili!

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