Franco Valente

Le forche caudine: Una decisione è sempre meglio di una non decisione

“Salvateli pure coloro che avrete esasperati col disonore: la gente romana è tale, che, vinta, non sa starsene tranquilla. Resterà sempre accesa nei loro petti quella fiamma, che la presente sventura vi avrà impressa col marchio del disonore, né li lascerà tranquilli, prima che abbiano preso su di voi molteplici vendette”

Erennio Ponzio

24) Teatro gradini

da Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro IX:
Neppure i Sanniti, però, in mezzo ad avvenimenti così lieti per essi, sapevano prendere una decisione. Perciò tutti sono del parere che si debba consultare con lettera il padre del comandante in capo, Erennio Ponzio.

Questi, grave di anni, già da tempo si era ritirato non soltanto dalle cariche militari, ma anche da quelle civili: però in quel corpo indebolito dagli anni era in pieno fiore la forza d’animo e l’accortezza. Quando egli apprese che gli eserciti romani erano stati chiusi in mezzo a due gole di monti, presso le forche caudine, richiesto del suo parere sul da farsi, al messo del figlio manifestò questo pensiero: i Sanniti dovevano mandare via di là i nemici al più presto possibile, liberi e senza offesa.

E poiché questo parere non fu preso in considerazione e di nuovo tornò il messo di prima e richiedeva il suo parere, il vecchio fu d’avviso che i Sanniti dovessero uccidere tutti i romani fino all’ultimo. E quando queste due risposte tra loro così discordanti, come quelle di un oracolo ambiguo, vennero palesate (nel consiglio di guerra), pur pensando sulle prime il figliuolo stesso che ormai anche l’intelligenza del padre si era indebolita nella fiacchezza fisica tuttavia fu vinto dalla insistenza di tutti, perché facesse venire nel consiglio di guerra il vecchio padre in persona

Si racconta che il vecchio, non infastidito, trasportato al campo su una carretta e chiamato in consiglio, con fermezza parlò sì da non mutare minimamente il suo pensiero: solo aggiunse le ragioni su cui fondava i suoi due consigli: col primo di essi e che egli considerava il migliore, era certo di assicurare per mezzo di un grande beneficio la pace e l’amicizia con un popolo potentissimo; col secondo consiglio egli era certo di ritardare la guerra per molte generazioni, durante le quali perduti a Caudio i due eserciti, la potenza romana non avrebbe potuto ricuperare le proprie forze: un terzo consiglio per lui non c’era.

Poiché il figlio e gli altri capi dello stato maggiore cercavano di sapere, con delle interrogazioni, cosa mai sarebbe accaduto, se si prendeva una via di mezzo e si mandavano via i romani sani e salvi e si imponessero loro, oramai vinti per legge di guerra, delle condizioni, il vecchio Erennio rispose: In verità codesto partito è quello che né vi procura amici, né vi porta via i nemici.

Salvateli pure coloro che avrete esasperati col disonore: la gente romana è tale, che, vinta, non sa starsene tranquilla. Resterà sempre accesa nei loro petti quella fiamma, che la presente sventura vi avrà impressa col marchio del disonore, né li lascerà tranquilli, prima che abbiano preso su di voi molteplici vendette” .

Per un inquadramento della vicenda delle Forche Caudine vi rinvio al sito di Davide Monaco http://www.sanniti.info , il sito più completo sull’epopea sannitica. In particolare, per la fonte, al libro IX di Livio: http://www.sanniti.info/livio9.html

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