Franco Valente

Le misteriose acquasantiere dell’Assunta di Montagano

Le misteriose acquasantiere dell’Assunta di Montagano

Franco Valente

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La chiesa dell’Assunta a Montagano

Quando la nostra ignoranza è tale da non farci capire quale sia il significato di una cosa, quella cosa diventa misteriosa.

Così a me appaiono misteriose due acquasantiere che si trovano all’ingresso della chiesa parrocchiale di Montagano che è dedicata alla Madonna Assunta in Cielo. A queste due aggiungo una terza, sicuramente meno misteriosa, che si trova ugualmente da quelle parti, nella basilica di S. Maria della Strada nell’agro di Matrice.

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Sono tre acquasantiere che direbbero poco se due di esse non contenessero sul balaustro di sostegno due significativi stemmi racchiusi in uno scudo che gli araldisti definiscono a testa di cavallo per la particolare somiglianza al profilo del cranio di quel quadrupede.

Il tentativo di risolvere il mistero, anche se non porterà ad uno superamento dei dubbi, è buono almeno per riconsiderare il significato di due termini che, spesso usati nell’architettura, ugualmente appaiono misteriosi se non se ne capisce l’origine: “balaustro” e il suo derivato “balaustrata”.

Il balaustro è una colonnina che presenta un fusto con un rigonfiamento più o meno pronunziato che viene spesso usato per formare transenne traforate di separazione di due zone di un unico ambiente oppure per proteggere come parapetto luoghi sopraelevati come scale, balconi o loggiati. Il termine deriva dalla forma di un fiore, la “balausta”, che presenta un caratteristico rigonfiamento a calice allungato come quello presentato dai balaustri. Il termine è un adattamento dal latino “balaustium” che a sua volta deriva dal greco  βαλαύστιον che è il fiore del melograno.

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Per arrivare ad una qualche conclusione logica parto proprio dalla terza acquasantiera. Quella di S. Maria della Strada, dove i segni araldici sono riconducibili ai Monforte e a una data prossima al 1459 per le analogie evidenti con il blasone rappresentato, con quella data, nella città di Campobasso.

Al proposito si veda in http://www.francovalente.it/?p=1325 .

Lo stemma dei Monforte è ampiamente conosciuto per essere costituito da una croce accantonata da quattro rose abbottonate che, secondo Benedetto Croce, sono in campo rosso. Uno stemma del quale, per quanto ne so, si perdono le tracce alla fine del XV secolo quando Campobasso passa sotto il dominio dei di Capua.

Non esiste alcun documento che faccia capire quali siano stati i rapporti precisi tra i Monforte e la basilica di S. Maria della Strada, ma ho motivo di ritenere che fossero sicuramente importanti e che il legame fosse cosi radicale da indurre, nel momento in cui la famiglia decise di modificare il blasone più antico degli antenati Gambatesa in quello sicuramente nuovo dei Monforte, si volle prendere come riferimento uno dei segni più caratteristici della ornamentazione esterna della basilica. Credo, infatti, che si possa affermare con sufficiente sicurezza che le rosette dello stemma dei Monforte siano ispirate a quelle che appaiono nell’archivolto del portale principale.

Fatta questa considerazione sulle motivazioni araldiche dello stemma dei Monforte passiamo alla due acquasantiere di Montagano che sono simili tra loro, ma non identiche.

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La data 1543 divisa dallo stemma

Sul balaustro della prima, in uno scudo a testa di cavallo, è contenuta una grande M caricata di una croce a bracci dalle terminazioni trilobate (che sembra aggiunta in un secondo momento).

Questa acquasantiera è paragonabile a quella di S. Maria della Strada

Ambedue, infatti, per fattura sono riconducibili alla stessa mano o comunque alla stessa bottega per essere pressoché identiche, ma con qualche piccola differenza che permette di affermare che l’acquasantiera di Montagano è precedente di qualche anno rispetto a quella di S. Maria della Strada.
Ambedue sono costituite da una vasca perfettamente circolare bordata da una fascia limitata da due cornici lisce. La parte sottostante del catino è decorata da una sequenza di palmette radiali.

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Perché l’acquasantiera di Montagano potrebbe essere di qualche anno più antica? Perché quella di S. Maria della Strada ha una linea più morbida rispetto alla prima che ha un gambo dal rigonfiamento meno dolce. La seconda presenta una cornice leggermente più elaborata ed un catino più arrotondato. Il piede di S. Maria della Strada è arricchito da un racemo con una pigna di uva che si avvolge a spirale, mentre quello di Montagano è assolutamente liscio. Insomma nell’acquasantiera di S. Maria della Strada sembra che il lapicida abbia voluto migliorare lo stile sulla scorta dell’esperienza fatta con il precedente lavoro.

Ora, se lo stemma dei Monforte è di consolidata interpretazione, più complicato sembrerebbe quello di Montagano.

Della sua interpretazione si è occupato F. Pece con una sua lettura pubblicata in http://www.comune.montagano.cb.it/cultura/glistemmidimontagano.php che parte dal presupposto che si tratti di un blasone di stile cinquecentesco. Tale premessa credo sia fuorviante perché porta ad una conclusione probabilmente non esatta. Infatti, avendo posto che lo stemma è cinquecentesco e considerando che nel XVI secolo Montagano apparteneva ai di Capua e che i di Capua hanno un blasone diverso, lo scudo in questione, secondo Pece, sarebbe lo stemma dell’Università di Montagano. La presenza della data 1543, divisa in due pezzi a lato dello stemma, sembrerebbe dare una definitiva conferma all’ipotesi che il manufatto sia riconducibile a quell’anno.

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Io non ne sono convinto. La cosa è più complicata di come possa apparire a prima vista. E le complicazioni vengono dalla lettura della seconda acquasantiera di Montagano.

La seconda acquasantiera di Montagano, come ho detto, è simile, ma non identica alla prima. Sicuramente i due catini sono identici, ma il balaustro è diverso perché la colonnina molto più piccola in altezza, pur avendo un rigonfiamento simile, è appoggiata su un alto dado a quattro specchi di cui solo quello frontale presenta una epigrafe e un toro a rilievo nella parte intermedia.

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Pece, sulla scorta di una sua autopsia fa una propria interpretazione delle prime 6 lettere puntate che, disposte su due righe sono: H.O.F. / F.L.M.. Lo studioso le interpreta come la firma del lapicida (H • O • F , iniziali di HOC OPUS FECIT, e F • L • M, iniziali del nome dello scultore).

Credo, invece, che le abbreviature vadano lette diversamente e che L. M. sia il committente dell’opera. Ovvero questa parte dell’epigrafe vada interpretata come HOC OPUS FIERI FECIT L. M. (ovvero “Quest’opera fu fatta fare da L. M.” ).

Altra perplessità, forse meno importante, riguarda la lettura delle abbreviature inferiori, ugualmente su due righe: I-A-D / IS43.

Pece legge la prima lettera come una P e interpreta PRINCIPIO ANNI DOMINI (all’inizio dell’anno del Signore) 1543. Non ho mai trovato un’abbreviatura del genere. Trattandosi, come mi sembra, di una I, l’abbreviatura va letta diversamente, ma non saprei come, perché la lettera potrebbe essere collegata all’ A(nno) D(omini), ma anche alle due iniziali del nome del committente del registro superiore.

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A complicare le cose ci si mette l’immagine del toro di profilo che divide i due registri epigrafici.

Ma perché un toro nella parte media dell’epigrafe?

Sicuramente non ha un significato araldico mentre non è da escludere quello simbolico. Metterei da parte qualsiasi erudito riferimento alle primavere sacre sannitiche e indirizzerei piuttosto l’attenzione verso l’utilizzazione del toro che nell’iconografia cristiana viene assunto per l’analogia abbastanza consueta tra il sacrificio di un animale che, per quanto potente, è innocente ed il Dio-Cristo che, senza colpa, viene immolato sulla croce. Con tale significato il toro appare diffusamente nelle chiese molisane di epoca longobarda e normanna.

La presenza della data 1543, anche in questo caso, sembrerebbe mettere un coperchio a qualsiasi tentativo di datare diversamente il manufatto, ma vi sono alcune questioni che non quadrano, oltre quella puramente stilistica.

Ma torniamo all’altra acquasantiera.

La questione, credo, vada vista da un altro punto, nel senso che certamente la grande M del blasone possa riferirsi a Montagano, ma non in quanto simbolo araldico del paese quanto piuttosto di un suo particolare  feudatario che alla casata attribuiva proprio la denominazione “di Montagano”.

Si tratta, cioè, dello stemma di Francesco di Montagano, marito di Letizia d’Isernia e morto senza figli nel 1450, oppure di suo fratello Giacomo che ereditò il feudo mantenendolo fino alla sua morte avvenuta, senza eredi, nel 1477. Gli anni del dominio sia di Francesco che di Giacomo bene si adattano alla caratteristica stilistica dello stemma a testa di cavallo che è tipico della produzione araldica quattrocentesca.

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Nel cinquecento, infatti, gli stemmi baronali (e nel Molise abbiamo decine di esempi) si arricchiscono di cartigli che, sebbene siano ancora caratterizzati da una rigida geometrizzazione determinata dal perimetro spigoloso, sono già fortemente condizionati dalla moda rinascimentale che poi porterà ai barocchismi araldici dei secoli successivi. Quelli del quattrocento, invece, ancora risentono della tradizione di fine medioevo e sono più scheletrici. D’altra parte basta girare per la città di Riccia per verificare l’ipotesi osservando la grande quantità di stemmi quattrocenteschi dei di Capua e delle famiglie imparentate che appaiono dentro e fuori edifici di quell’epoca.

Fatte tutte queste considerazioni si può tentare di dare un ordine alle cose fissando alcuni paletti che, salvo ulteriori contributi, possono essere posti.

L’acquasantiera di S. Maria della Strada non può essere anteriore al 1495, che è l’anno in cui i Monforte scompaiono dalla scena feudale molisana. Per affinità stilistiche le acquasantiere di Montagano dovrebbero essere contemporanee e quindi riconducibili all’epoca di Francesco o Giacomo di Montagano ritenendo che lo stemma contenente la grande M appartenga alla loro  famiglia e non all’università. Conseguentemente le due date e l’epigrafe dedicatoria con le lettere abbreviate dovrebbero essere una sovrapposizione successiva effettuata in occasione di una ristrutturazione della chiesa parrocchiale dell’Assunta.

Comunque si mettano le cose, i conti non tornano e non torneranno finché non si troverà qualche elemento definitivamente attendibile. Certamente, se almeno si trovasse un riferimento che faccia conoscere quale sia stato lo stemma della famiglia dei Montagano, avremmo qualche certezza in pù.

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1 Commento

  1. Giulio 29 agosto 2012 at 15:42

    lo stemma costituito da una croce accantonata da quattro rose abbottonate è simile a quello della famiglia Vernice di Giovinazzo

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