Franco Valente

I LANNOY PRINCIPI DI SULMONA E CONTI DI VENAFRO

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I LANNOY PRINCIPI DI SULMONA E CONTI DI VENAFRO

Una sorta di “damnatio memoriae” nello stemma dell’atrio del castello di Venafro. . Franco Valente

Appena superato il portone blindato del nucleo interno del castello di Venafro non si può fare a meno di osservare il grande stemma dei Lannoy che si estende per la quasi intera superficie della volta ribassata che anticipa la piccola corte interna.

A prima vista sembra una qualsiasi rappresentazione araldica, ma dietro la sua presenza si nasconde la storia sotto certi versi drammatica della decapitazione di Enrico Pandone e la successiva confisca dei beni.

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Lo stemma dei Lannoy è di argento caricato di tre leoni rampanti di verde, linguati di rosso e coronati all’antica, posti due, uno, ma nel nostro caso lo scudo è mantenuto da due grandi grifoni alati ed è circondato da altri sette scudi con altrettanti stemmi.

Colonna
Colonna

Vi si riconoscono i blasoni di importanti famiglie presenti nel Regno di Napoli, come quelli dei Colonna, dei d’Aquino, dei Gesualdo, dei Mendoza

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d’Aquino

Enrico Pandone, il controverso conte venafrano a cui deve essere fatta risalire la committenza dei grandi cavalli del piano nobile, del giardino all’italiana e del loggiato ad occidente, catturato su ordine di Carlo V per alto tradimento, era stato giustiziato nel 1528 a Napoli e di conseguenza i suoi beni, messi in vendita dalla Regia Corte, erano stati acquistati prima da Giovanni Colonna e poi da Francesca Mombel vedova del viceré di Napoli Carlo Lannoy.

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Mendoza

Della questione si è occupato Gennaro Morra che ha ricostruito le vicende di quel periodo.

Carlo Lannoy era nato a Valenciennes nel 1488 da Giovanni e Filippa  Lanna, originari delle Fiandre.

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Il 22 luglio del 1522 Carlo V lo aveva nominato viceré di Napoli.

Nel febbraio 1525, a conclusione della battaglia di Pavia, dove si scontravano gli eserciti di Francia e Spagna, avendo fatto prigioniero Francesco I di Francia, fu premiato con la concessione di Sulmona (con il titolo di Principe) di Ortona e delle contee di La Roche-en-Ardennes e di Asti.

Morto nel dicembre del 1527, lasciava l’eredità ai figli minori dei quali la vedova Francesca fu nominata tutrice, balia ed amministratrice.

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Il 18 luglio 1532 Carlo V da Ratisbona concedeva in perpetuo a Francesca Mombel, tra gli altri beni, anche le terre di Santa Maria Oliveto, Campochiaro, Chiauci e tutti gli altri beni che erano stati di Giovanni Rumbo, padre di Giacomo e Leonardo, ribelli come Enrico Pandone, nonché la  città di Venafro, con il titolo di contea e le terre di San Polo, Guardia, Ciorlano, che erano state del ribelle Enrico Pandone.

Francesca non ebbe residenza fissa nel Castello di Venafro. Nella Torre del Mercato aveva insediato i governatori ed i capitani che si occuparono dell’amministrazione dei suoi beni.Fra questi anche il venafrano Francesco de Amicis (da non confondere con il giureconsulto suo omonimo), che si occupò dell’amministrazione fino al 1543.

Costui fu delegato, tra l’altro, a prendere nel 1534 il materiale possesso della Terra di Capriati, con tutti i relativi diritti feudali.

Nel 1542 la Mombel approvava lo statuto della città di Venafro con i sindaci Giovan Battista Massante, Scipione Ricetta e Giovanni Angelo Valletta.

Il 16 febbraio 1548 Francesca Mombel, divideva tutti i suoi beni tra i figli. Il primogenito Filippo ereditò Sulmona con il titolo di principe e Venafro con il titolo di conte.

Filippo Lannoy, nel 1535 aveva sposato Isabella Colonna, figlia di Vespasiano, duca di Traetto e conte di Fondi, e Beatrice Appiano d’Aragona, figlia del signore di Sabbioneta e vedova di Luigi Gonzaga.

Appiano (d')
d’Appiano

Le nozze erano state celebrate con grande scenografia in Castelcapuano alla presenza di Carlo V del quale Filippo era generale di cavalleria. Filippo si distinse nella guerra contro il duca di Sassonia e gli fu affidato il comando di una delle compagnie ordinarie di cavalli nel regno di Napoli. Nel 1543 divenne capitano dell’esercito nella Sicilia citeriore.

DSC_6804 Gesualdo
Gesualdo

A Venafro, utilizzando le strutture costruite da Enrico Pandone, continuò ed incrementò l’allevamento dei cavalli spendendovi non poche risorse fino ad indebitarsi.

Delle 28 giumente con 21 puledri, inventariati con atto notarile dopo la sua morte, si conoscono i nomi e la razza.

Filippo Lannoy morì nel 1559, e da quell’anno sua moglie Isabella cominciò ad interessarsi di Venafro attraverso un suo amministratore spagnolo Didaco Sammartino anche se il figlio Carlo ereditò il principato di Sulmona e la contea di Venafro. Molto stimato ebbe residenza continua per almeno sei anni in Venafro dove morì dopo una lunga malattia.

Nel 1567 Isabella Colonna acquistava da Marino Vitulo i castelli di Sesto e di Rocca Pipirozzi e il feudo delle Pentime.

Nel 1577 cedeva alla propria figlia Beatrice Lannoy, moglie di Alberto Acquaviva, un vitalizio di 2.700 ducati l’anno che provenivano dalle esazioni in terre e castelli che possedeva in Abruzzo.

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Il figlio Carlo Lannoy aveva sposato Costanza del Carretto che aveva fondato varie opere di carità tra le quali “Il Rifugio” per le meretrici che volevano riprendere una vita normale.

Il 28 settembre 1567 nel castello di Venafro, presenziò alla promessa di matrimonio tra la sua “donzella” Isabella Graziano di Nola e il venafrano Nicandro Bruno, nella cui occasione gratificò la promessa sposa con un dotario di 650 ducati, dei quali 450 in moneta e 200 in abiti e gioielli, mentre il marito Carlo le donava una catena d’oro di 6 once, del valore di 60 ducati.

Nel 1561, dopo la morte della madre Isabella, protestò presso Filippo II perché i tribunali regi non gli riconoscevano il diritto di giudicare in appello, a Venafro, le cause criminali e miste anche in seconda istanza.

Carlo moriva il 30 marzo 1568 senza figli e il feudo passava la fratello Orazio insieme alla città di Sulmona. Questi nel 1582, per necessità finanziarie, lo vendeva al marchese Filippo Spinola.

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6 Commenti

  1. Roberto 11 maggio 2010 at 10:03

    Carissimo Franco,
    Ho letto con molto interesse la tua bellissima pagina sulle vicende dei Lannoy, Principi di Sulmona e Conti di Venafro.
    Mi permetto una piccolissima precisazione al punto “Filippo Lannoy, nel 1535 aveva sposato Isabella Colonna, figlia di Vespasiano, duca di Traetto e conte di Fondi, e Beatrice Appia, figlia del signore di Sabbioneta e vedova di Luigi Gonzaga”. Credo non si tratti infatti di Beatrice Appia ma di Beatrice Appiano (o Appiani) D’Aragona, che era figlia del signore di Piombino.
    Cordiali Saluti
    Roberto Tomassoni

  2. Franco Valente 12 maggio 2010 at 02:47

    Carissimo Roberto,
    come non essere d’accordo sull’errore?
    Ho corretto mettendo anche lo stemma degli Appiano.
    Come ho detto, dei Lannoy a Venafro si è occupato G. Morra che, tra l’altro, in una nota scriveva: Isabella era pervenuta a questo matrimonio dopo una serie di vicende familiari. Infatti suo padre, nel 1528 (12 marzo), per testamento le aveva destinato in dote 30.000 ducati in terre, se avesse sposato Ippolito dé Medici, nipote del papa Clemente VII, con la condizione che i nati da questo matrimonio assumessero il suo cognome. Nel caso, poi, che questa unione non si fosse verificata, dava facoltà alla seconda moglie Giulia Gonzaga di maritarla a uno dei suoi fratelli con una dote di 500 ducati . Isabella, infatti, sposò Luigi Gonzaga, dal quale presto rimase vedova con il figlio Vespasiano Gonzaga Colonna.

  3. Roberto 12 maggio 2010 at 10:31

    Carissimo Franco,
    scusa la mia insistenza, ma c’è ancora qualche cosa che non quadra. In queste intricate faccende dinastiche c’è veramente da perdersi..A chi ti riferisci quando scrivi “..figlia del signore di Sabbioneta”? Nessuna delle due gentildonne lo era.
    Beatrice Appiano era figlia del signore di Piombino, mentre Isabella era figlia di Vespasiano Colonna signore di Fondi e Duca di Traetto e sposò Luigi Gonzaga detto “Rodomonte”. Quest’ultimo era signore di Sabbioneta, poichè figlio di Lodovico Gonzaga (ramo collaterale dei più noti Gonzaga marchesi di Mantova).
    Rodomonte morì a causa di un tipico (per quei tempi) incidente sul..lavoro, colpito alle spalle da un’archibugiata nemica mentre espugnava un castello e lasciò vedova Isabella con il piccolo Vespasiano Gonzaga Colonna.
    Isabella tentò di “rifarsi una vita” con Filippo Lannoy (febbraio 1536) mentre il figlio Vespasiano, seguendo le orme degli avi, imbracciò con successo il “mestiere delle armi” e grazie ai proventi eresse la “città ideale” di Sabbioneta.
    Cordiali Saluti
    Roberto Tomassoni

  4. Franco Valente 12 maggio 2010 at 20:00

    Morra dice di aver ricavato la notizia dal Dictionnaire de la Noblesse, Paris 1867, p. 462.

  5. Sergio Enrico Maria 15 ottobre 2012 at 22:36

    Scrivo per sapere quali rapporti intercorrono tra la famiglia Lannoy e la famiglia Noya della quale faccio parte.

  6. Franco Valente 16 ottobre 2012 at 07:09

    Il “ceppo” dovrebbe essere lo stesso, ma senza esaminare documenti ed alberi genealogici come si fa a dire qualcosa?

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