Franco Valente

Oggi 31 maggio è la festa della Visitazione

Oggi 31 maggio è la festa della Visitazione, ovvero si celebra la ricorrenza dell’incontro di Maria con Elisabetta

Franco Valente

VisitAnnunzVenafro

estratto dal romanzo storico in preparazione
INCIPIT APOCALYPSIS
Intrigo carolingio in un’abbazia longobarda alle sorgenti del Volturno
Autperto e la cripta dell’abate Epifanio

(…..)
Quando tutti si erano sistemati l’abate si alzò e, appoggiandosi con la sinistra alla crozza, benedisse i presenti. Poi, mentre tornava a sedere sulla sua cattedra, invitò con un cenno il primo lettore a iniziare la lezione.
L’accolito intanto era pronto con il turibolo a incensare il leggio mentre il fumo profumato già aveva saturato tutto l’ambiente.
Autperto era particolarmente attento e seguiva ogni particolare della cerimonia.
Il monaco, avvicinando il lume al grande evangelario, in piedi iniziò recitando a memoria:
Più onorevole dei cherubini ed incomparabilmente più gloriosa dei serafini, pur rimanendo vergine hai dato alla luce Dio, la Parola: vera Madre di Dio, ti glorifichiamo.

Era il preavviso che stava per leggere i versi del Magnificat riprendendo dal vangelo di Luca:
Magnificat
anima mea Dominum,
et exultavit spiritus meus
in Deo salutari meo
quia respexit humilitatem ancillae suae,
ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes
quia fecit mihi magna, qui potens est:
et Sanctus nomen eius
et misericordia eius a progenie in progenies
timentibus eum.
Fecit potentiam in brachio suo,
dispersit superbos mente cordis sui,
deposuit potentes de sede,
et exaltavit humiles;
esurientes implevit bonis,
et divites dimisit inanes.
Suscepit Israel, puerum suum,
recordatus misericordiae suae,
sicut locutus est ad patres nostros,
Abraham et semini eius in saecula.
Gloria Patri et Filio
et Spiritui Sancto
sicut erat in principio et nunc et semper
et in secula seculorum. Amen.

Il monaco leggendo con particolare enfasi aveva sottolineato, rallentando il ritmo, i versi ex hoc beatam me dicent omnes generationes quia fecit mihi magna, qui potens est.

Subito dopo il lettore iniziò la lezione commentando quei versi.

Probabilmente fu in quel momento preciso che nella mente di Autperto scattò qualcosa che avrebbe cambiato la sua vita.
Tutto quell’apparato liturgico che fino a quel momento sembrava irreale, cominciò ad avere un senso diverso da quello che fisicamente appariva.

Egli veniva dalla corte di Pipino ed era abituato a frequentare ambienti connotati da necessità ideologiche. La sede reale non aveva nulla che non fosse funzionale alle esigenze tipiche del potere e della sua difesa. Il palazzo dei re franchi era essenziale nella sua architettura e tutti gli apparati esterni erano semplicemente una organica sistemazione di elementi necessari alla difesa attiva del complesso.

Poco spazio, se non addirittura nessuno, veniva dato alle espressioni artistiche.

La basilica in cui si trovava, invece, non aveva apparentemente nulla che rispondesse ad esigenze pratiche. Sia lo sviluppo planimetrico che la composizione spaziale pur non avendo nulla di ideologico, dava la sensazione che rispondesse ad una logica che in quel momento gli sfuggiva.
Sentì il desiderio di approfondire la questione per capire il motivo per cui l’azione liturgica, che già di per sé poteva apparire un inutile formalismo, in realtà era fortemente condizionata dalla forma architettonica oppure, pensò, era la forma architettonica fortemente condizionata dall’azione rituale che si doveva svolgere al suo interno.

Si ripromise che ne avrebbe parlato più tardi con l’abate. Nel frattempo il monaco lettore continuava la sua lezione, ma Autperto seguiva i suoi pensieri.

Cominciò a porsi in maniera razionale il problema della sua presenza all’interno di una realtà che era troppo al di fuori della sua tradizione culturale.
Eppure quel mondo, già dalle prime ore di frequentazione, cominciava ad affascinarlo perché sembrava essere irreale.

Finita la prima lezione, ne seguirono altre due, ma l’interesse di Autperto non fu della stessa intensità di quello riservato alla prima.

Gli ritornava nella mente il versetto di Maria: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata…
Al termine delle lezioni il monaco cantore intonò il Gloria e contemporaneamente tutti i monaci si alzarono con riverenza.
Finita la celebrazione i confratelli ordinatamente e senza rivolgere alcuna parola agli ospiti lasciarono la chiesa per dedicarsi ognuno alle proprie faccende.

Dopo la preghiera, il lavoro.

(……..)

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

Lascia un commento

*