Franco Valente

Auditorium di Isernia: che differenza c’è tra il falso ideologico e una gran bugia?

Cosa è il falso ideologico?

Franco Valente

Si ha il falso ideologico quando un documento, non contraffatto né alterato, contiene dichiarazioni menzognere.

Dunque si configura il falso ideologico quando l’autore di un documento attesta fatti non rispondenti al vero.

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In termini più semplici:

colui che fa il falso ideologico è un gran bugiardo!

Ora, a proposito dell’auditorium di Isernia potete scegliere senza paura di sbagliare se colui che ha scritto la relazione al progetto sia uno che ha commesso falso ideologico o semplicemente sia un gran bugiardo!

Basta osservare le immagini del progetto, leggere la relazione e farsi un giro per la vecchia Isernia per rendersene conto.

Uno

Guardate con quale faccia tosta gli autori del progetto che si sta realizzando scrivono nella relazione descrittiva dell’Auditorium sotto la voce “Rimandi” :

4. I rimandi
Le modalità architettoniche adoperate per configurare le due piazze nella struttura urbana sono quelle che alludono al ‘disegno’ di Palazzo D’Avalos, che nel Centro Storico dà forma alla piazza Trento e Trieste, conferma il tracciato di Corso Marcelli e riporta all’interno della città , attraverso il traforo dei cortili, il paesaggio collinare.

Anche Il Giardino dei fiori ‘murato ed alto’, da raggiungere in copertura, prende spunto dal giardino bastionato di Palazzo de Bagis; ed il traforo colonnato del vestibolo-foyer riprende dal portico della Cattedrale la ‘misura’ dell’ordine jonico e le sovrapposizioni delle architetture urbane di piazza Andrea d’Isernia.

Così i gruppi scultorei (le muse), che individuano l’attraversamento della Galleria, rimandano alle statue ‘dei quattro togati imperiali’ d’epoca romana, che segnano l’inizio di Corso Marcelli nel passaggio sotto il campanile di S.Pietro, attiguo alla cattedrale.

Mentre le inclusioni di mosaico dorato nella Galleria e nel soffitto del vestibolo-foyer sono riflessi della tradizione artistica dell’Istituto d’arte di Isernia.

Così, l’uso della pietra travertino nei prospetti e nella pavimentazione delle piazze riprende l’antico magistero della costruzione in pietra locale adoperata per la riconoscibilità fisica della durata e della rappresentatività dell’opera.

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Ma è mai possibile che il sindaco Melogli non si sia reso conto che stava mettendo la firma a una menzogna così plateale?

Come si può affermare che questo pachiderma inutile e dispendioso si ispiri a Palazzo D’Avalos, a piazza Trento e Trieste, ai vicoli di Isernia, al portico della Cattedrale, all’arco di S.Pietro?

Come si può offendere il comune senso del pudore affermando che un banale terrazzo-giardino previsto sul tetto dell’Auditorium si ispiri al giardino (sia pure modesto) di casa De Baggis (… nella relazione gli hanno pure fatto perdere una “g”…)?

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2 Commenti

  1. luca 7 giugno 2010 at 10:59

    a parte le buscie, ma a che e chi serve?? forse strade e marciapiedi erano più necessari. per il terrazzo-giardino speriamo che non ci piova. ciao e non ti avvelenare

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