Franco Valente

Peppino De Marco espone ad Isernia dal 25 settembre al 5 ottobre

Peppino De Marco espone ad Isernia dal 25 settembre al 5 ottobre

Franco Valente

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Se un giorno mi dovesse capitare di fare una grande vetrata, mi ispirerei al mondo luminoso di Peppino De Marco perché pochi come lui hanno la capacità di scomporre la realtà in una immensa quantità di particelle ben definite geometricamente, ognuna delle quali, singolarmente, è una macchia di colore e null’altro.

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Sono stato sempre affascinato dal suo modo di cristallizzare la scena storica che, per me che vivo osservando, rappresenta il luogo fisico in cui si concentrano i ricordi personali e i gesti di chi ne ha determinato l’esistenza.

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Ho l’impressione, guardando i suoi quadri, che l’atto finale della composizione artistica sia stato preceduto da una sorta di azione rituale alla ricerca della sorgente della luce per trovare in essa l’essenza di una rivelazione.

Guardando le sue opere da vicino si ha netta la sensazione che quell’angolo di un qualsiasi degradato borgo antico, o quel frutto ormai ridotto a macchia di colore, o quel viso delicatamente malinconico, altro non siano che la rivelazione di fasci di luce, tutti indipendenti, che solo per un misterioso gioco della mente umana si ricompongono a formare un’immagine che evoca sensazioni di stabile concretezza fisica.

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Tutto ha una origine e la pittura di Peppino De Marco trova la ragione di esistere in una antica tradizione familiare che ha costituito per la terra di Venafro un motivo di orgoglio negli anni delicati del secolo scorso.

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Pareti di case, edicole votive, angoli reconditi di chiese, ancora mostrano, ma solo a chi ha l’accortezza di osservare i particolari, l’arte e le decorazioni del nonno Giuseppe e del padre Angelo ed egli, con l’acribia di un cacciatore di luce, rigorosamente si mantiene in rapporto con essi non solo per porre rimedio alle insidie del tempo e  ai guasti degli uomini, ma soprattutto per tenersi aggrappato alle sue radici senza le quali la sua mano non produrrebbe frutti.

Una pittura energicamente delicata. Sicura. Senza tempo. Rispettosa di chi la osserva.

L’opera di Peppino De Marco è bella perché, facendosi capire, concede il diritto al godimento estetico senza sovrastrutture mentali e complicazioni intellettuali.

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1 Commento

  1. gabriella di rocco 25 settembre 2010 at 15:18

    Carissimo Franco,come al solito gli appuntamenti culturali si sovrappongono e quei pochi che amano impiegare il loro tempo nella cultura, nell’arte e nella conoscenza, lontano dalle detestabili notti bianche e feste della birra, si trovano nella difficoltà di non poter seguire tutto (a meno che non si facciano clonare…).
    Tu ad Isernia ad inaugurare la mostra di Peppino De Marco, noi a quella organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise al Museo di Campobasso.
    Un abbraccio,
    Gabriella

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