Franco Valente

Venafro: 23 marzo 1861 – Il tesoro del monaco francescano rubato dai Piemontesi

Venafro: 23 marzo 1861 – Il tesoro del monaco francescano rubato dai Piemontesi.
Questo denaro se l’hanno diviso tra loro i Soldati, ed ora se li consumano in Tavole….
Sta per uscire un prezioso studio di Antonio D’Ambrosio sugli avvenimenti che accaddero nell’area venafrana negli anni cruciali della formazione della nuova Italia con l’annessione del Meridione al Piemonte di Cavour.
Il titolo del saggio è: Diario di Venafro di Niccola Nola, suddiacono (1860-1861).


Nella introduzione così Antonio D’Ambrosio racconta la scoperta del documento:

Alcuni anni or sono ero alla ricerca  di documentazione inedita sul brigantaggio molisano e notizie sulle loro gesta. Le informazioni esistenti erano state pubblicate oltre ogni misura lecita ed in modo frammentario. Ogni cultore di storia aveva scritto azioni brigantesche relative al suo territorio, ma mai si era avuto nel Molise una ricerca e pubblicazione dell’insieme delle loro azioni a partire dal primo decennio che caratterizzò, sotto il profilo storico, economico e sociale il mezzogiorno d’Italia e l’Unità della nazione.
A seguito della morte del compianto professor Gennaro Morra, chiesi a suo nipote, Franco Valente, se lo zio, nella sua estesissima attività culturale, avesse documenti inediti sull’argomento. Franco ricordava che molta documentazione venne donata alla biblioteca Comunale di Venafro. Da qui il passo fu breve. Ci mettemmo subito a cercare in biblioteca tra i documenti del fondo Morra. Di briganti e brigantaggio non trovammo molto, ma tra le mie mani capitarono due voluminosi tomi, fotocopiate, di un Diario di un certo Niccola Nola, suddiacono di Venafro, personaggio allora a me del tutto sconosciuto. Immaginai solo che potesse appartenente all’attuale famiglia Nola di Venafro. Infatti, così fu. Ma la sorpresa  venne quando vidi che quei diari raccontavano giornalmente, con dovizia certosina, tutti gli avvenimenti e gli accadimenti storici e personali avvenuti dal 1860 al 1861.

Avrò modo di tornare sul saggio di D’Ambrosio che ci permetterà di vedere i fatti dal punto di vista di un personaggio venafrano, discretamente acculturato, di famiglia borbonica, la cui casa era a 20 metri dal palazzo Cimorelli nel quale fu ospitato Vittorio Emanuele II nella sua permanenza a Venafro nell’ottobre del 1860.

Dal diario di Niccola Nola voglio estrapolare un episodio che avvenne esattamente 150 anni fa, il 23 di marzo, nel convento di S. Francesco, dove era acquartierata la cavalleria.

S. Francesco dal 1809 era stato demanializzato e, non più mantenuto dai Francescani, era stato concesso al Comune di Venafro che lo aveva opportunamente restaurato per destinarlo a Quartiere della gendarmeria a cavallo.

Così racconta Niccola Nola:
Venafro è destinato quest’anno di vedere alle sue mura immensi e continui Soldati. Oggi Sabato 23 Marzo a 21 ore è giunta la prima colonna di quasi 3 mila uomini di Cavallo sia Fanteria ed Artiglieria del 3° Corpo d’armata mandato da Cialdini, e che torna da Gaeta a Messina. Cialdini con porzione del suo seguito se nè partito per mare per Torino, il suo corpo a tappa a tappa va a Bologna a piazzarsi sul Po si per riposarsi sulle Guarnigioni per le sofferte fatiche per essere pronti se mai la minacciante Austria (…) d’Italia, essendo il presente corpo il 1° e più avanzato Corpo d’armata che  sta in Italia. Il Generale che comanda questo Corpo è il Generale Villamarina, il quale oggi è arrivato, e parte domani alle 6 ant. Partirà anche la Colonna per lasciare il luogo all’altra colonna che giunge domani; perché dicono che Giovedì terminano di passare.
Questa armata porta con se un Corpo Telegrafico con machine ecc. tutti questi sono partiti con Cialdini per mare, solo tre Uffiziale accompagnarono le machine e l’armata fino a Bologna. Questi tre Uffiziali giovanissimi teniamo noi in alloggio. Vennero jeri venerdì, e forse partono domani Domenica. Stamattina hanno avuto un dispaccio due di loro tre che tornassero in Napoli, ed un solo accompagnasse l’armata. I due che partono sono contentissimi perché si spariampono di fare il viaggio di terra per Bologna. Domani se se  ne vanno questi verranno gli altri e così fino a Giovedì.
Anche la nostra Guarnigione sarà cambiata dicono tra breve, il certo si è che una Compagnia di questo Battaglione insieme  col Maggiore Michele Piano in persona jeri Venerdì 20 si portò in Isernia dove è rimasto insieme coll’altra compagnia che ci andò prima: ed oggi il Maggiore è tornato. Questo movimento è stato per le voci che girano assiduamente che una Compagnia di Briganti di più centinaja sono nel Molise, che giorni sono furono a Pietrabbondante, e minacciano Isernia.  Ma fino a tanto che Venafro sarà militarmente occupato noi appoggiati sulla protezione di San Nicandro non temiamo nulla.

Nel Quartiere di S. Francesco vi sono i Soldati di Cavalleria qui di Guarnigione. Non molti giorni dietro, vicino alla porta che menava all’antico refettorio, sfondando dietro ad un mattone posto vicino al muro, vi trovarono un tubo e dentro vi era un berrettino di monaco pieno di piastre di Ferdinando IV, dicono più di 500.
Questo denaro se l’hanno diviso tra loro i Soldati, ed ora se li consumano in Tavole. Chi sa quanti sudori e fatiche costarono a quel povero Monaco quel denaro.
Dovevano venire i Piemontesi per prenderselo: l’avessero almeno invenuto i nostri Paesani.

A distanza di 150 anni le condizioni dell’antica scuderia sono semplicemente penose. Basta vedere le immagini che seguono e delle quali dovremo occuparci per mettere in evidenza, ove ce ne fosse bisogno, come viene trattato il patrimonio architettonico antico.

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