Franco Valente

S. Maria dei Vignali a Pescolanciano. Una fortificazione sannitica sul tratturo Castel di Sangro – Lucera

S. Maria dei Vignali a Pescolanciano.
Una fortificazione sannitica sul tratturo Castel di Sangro – Lucera.

Queste mura furono segnalate ufficialmente come sannitiche da Bruno Paglione e Domenico Pellegrino il 27 dicembre 1981 e da me descritte qualche mese dopo in F. VALENTE, S. Maria dei Vignali a Pescolanciano. Una fortificazione sannitica sul tratturo Castel di Sangro – Lucera, in Molise Oggi. 7 marzo 1982.

Uno dei tratturi più importanti della dorsale appenninica è quello denominato “Castel di Sangro – Lucera” che per buona parte si sviluppa nel cuore del Sannio pentro.

Il tratto che attraversa Pescolanciano è tra quelli meglio conservati ed è perfettamente riconoscibile per la sua inconfondibile fascia di verde. L’intero abitato di Pescolanciano medioevale si è adagiato in un luogo dominato da un grosso macigno su cui poggia il castello dei d’Alessandro.

A circa un chilometro dall’abitato, in direzione nord-ovest, a ridosso del tratturo che in questa zona ha una larghezza di 140 metri, si eleva una collinetta la cui punta è posta a 900 metri sul livello del mare.

Vi si arriva procedendo per un sentiero che nelle mappe catastali viene riportato come “via S. Maria dei Vignali”, mentre l’intera area viene popolarmente denominata “focale” per una forte concentrazione di selci. Dopo qualche centinaio di metri nel folto frascame si scorge un grande quantità di massi superficiali che originariamente erano aggregati tra loro a formare dei terrazzamenti.


Gabriele Veneziale in visita a S. Maria dei Vignali nel 1982

La stessa via di accesso risulta essere sostenuta a valle da pesanti macigni sistemativi artificialmente. Agevolmente si arriva alla sommità della collina dove i resti di una torre circolare attestano una presenza medioevale che da un esame sommario può essere collocata nel XII-XIII secolo.

Tutta l’area si presenta satura di avanzi di altre costruzioni medioevali, ma ai piedi dello sperone più alto, verso meridione, vi è uno slargo ricavato artificialmente, ad andamento vagamente circolare, limitato verso la torre da un primo tratto di muratura formata da massi di medie dimensioni, ben incastrati tra loro.

E’ questa la parte più elevata della linea muraria che, sebbene in molti punti si presenti rovinata, è tuttavia riconoscibile per l’intero perimetro. Da questo punto, proseguendo per il lato ovest, una serie di avanzi murari dello stesso tipo si collegano allo scoscendimento naturale che, presentando una forte pendenza, si sostituisce naturalmnente al muro stesso, secondo una prassi consueta alle fortificazioni sannitiche già conosciute (vedi a Castel Romano, Monte Ferrante, Mura Saracene di Longano, ecc.).

Dove le coste della collina cominciano ad assumere un andamento meno scosceso il muro ricompare in tutta la sua originaria struttura con una cortina esterna perfettamente conservata e formata da massi di varie dimensioni, tutti ben incastrati fra loro. In alcuni punti la esecuzione assume particolare pregio per la forma poligonale ad incastri molto serrati, soprattutto ove il muro si interrompe per aprirsi con una porta di cui rimane ben conservata la guancia di destra.

Quest’ultima, rivolta a Nord, in direzione della fortificazione coeva di Monte Ferrante, è anticipata da una complessa struttura difensiva, in gran parte ricavata nella roccia, che permetteva il controllo dall’alto su chi si avvicinava al nucleo. Ad una decina di metri più in basso inizia una seconda ed originariamente più possente cinta muraria, di fattura più rozza, ma composta da massi megalitici il cui sviluppo planimetrico non è stato ancora identificato, ma che comunque costituiva l’antemurale della fortezza.

Ritornando alla porta e proseguendo sul lato orientale che si affaccia sul tratturo, oggi non visibile per la fitta boscaglia, il muro, dopo aver compiuto una leggera curva, assume un andamento rettilineo per una lunghezza di circa 100 metri. Anche questo tratto è magnificamente conservato ed è presumibile che la sua altezza superi i 4 metri per l’intera estensione.

Sebbene rovinato, ma comunque sempre di altezza superiore ai tre metri, la muratura continua con andamento quasi rettilineo per andarsi a chiudere presso il primo punto descritto. Tralasciamo in questa sede la descrizione delle murature interne alla cinta, che presuppongono un’analisi più approfondita per la loro identificazione, tuttavia è evidente che tutta l’area si presenta ricca di strutture certamente anteriori all’intervento medioevale.

La fortificazione così individuata e con un perimetro di circa 1.200 metri, si pone come elemento fondamentale nel sistema difensivo organizzato dai Sanniti nel IV secolo a. C. per contrastare l’invasione romana. Assume particolare importanza per la straordinaria vicinanza dalle altre fortificazioni già note di Monte Ferrante e di S. Onofrio, nonché di Colle Arso ove recenti sopralluoghi hanno rivelato la presenza di murature dello stesso tipo, consolidando l’ipotesi che il termine “arso” sia la modificazione di un originario toponimo “arx”.

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1 Commento

  1. Gabriella Di Rocco 9 aprile 2011 at 15:37

    Franco,
    che dirti! Sei instancabile ed è sempre un piacere tuffarsi nella storia millenaria del Molise con te.
    Ti abbraccio,
    Gabriella

    PS. Santa Maria dei Vignali è uno dei posto più suggestivi del Molise… mi era giunta voce un paio di anni fa che avrebbero fatto un restauro della torre… se così fosse rabbrividisco al solo pensiero che abbiano potuto o potrebbero fare la solita colata di cemento sulle strutture medievali, stile Torricella di Venafro!

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