Franco Valente

Guardialfiera: E’ un indemoniato oppure è un eroe che esala l’ultimo respiro?

Quando non riusciamo a capire il significato di una cosa, ci sembra naturale definire quella cosa misteriosa. Così misteriose sono per me tre pietre che si trovano cementate nel muro di sostegno della grande scalinata che porta alla cattedrale di Guardialfiera.

In quell’area, che oggi è occupata da una sala per conferenze, una volta era il seminario vescovile.
Per questo, certamente, le tre pietre erratiche devono venire dal muro esterno dell’edificio scomparso o forse anche dall’antico palazzo baronale, anch’esso perduto.

Su una vi è uno scudo senza insegne araldiche. Deve trattarsi di una “damnatio memoriae”. Il titolare di quel blasone evidentemente non era gradito a chi venne dopo di lui e, secondo una diffusa consuetudine, i suoi simboli araldici furono cancellati.

Nessun segno sembra esservi rimasto e neppure la sua forma, trattandosi di uno scudo cosiddetto sagomato che in genere appare in Italia dal XVI secolo fino al XIX , ci può aiutare ad immaginare almeno in conseguenza di quali avvenimenti sia stata effettuata quella cancellatura.

Una seconda pietra ha qualche elemento in più per farci immaginare qualcosa. E’ un’arenaria sulla quale si riesce a leggere solo la parola PESTE. Le altre lettere sono talmente erose da non permettere alcun tentativo di ricostruzione. Deve trattarsi del ricordo di qualcosa collegato ad un episodio di contagio di una certa gravità.

Non si può non pensare alla grande peste del 1656 che nel Regno di Napoli fece almeno 250.000 morti su un totale di 450.000 abitanti.

Una terza pietra, che sembra essere stata la parte decorata di una lunetta, è particolarmente interessante.

L’immagine prevalente è quella di un leone rampante che tiene nella zampa destra una lancia che è allineata con il suo corpo.

Sebbene non si riesca a capire se si tratti di un blasone o semplicemente di una rappresentazione fantastica, non è questa la parte che presenta elementi di perplessità.

Nello spazio residuo della figurazione, infatti, è rappresentato un personaggio visto di profilo e con le mani allargate.

Con la sinistra stringe l’elsa di una spada posta in verticale. Con la destra sembra mantenere qualcosa che potrebbe essere un pugnale o un martello. Le condizioni di degrado non permettono di andare oltre.

Invece degna di attenzione è la bocca spalancata perché dal suo interno sembra uscire una figura la cui testa è ancora dentro mentre in alto si agitano due gambe che sembrano appartenere ad un essere marino.

Nessuna epigrafe accompagna la figura, ma nel suo complesso sembra voler rappresentare un individuo che sta esalando il proprio spirito o, addirittura, un indemoniato dalla cui bocca sta uscendo il demonio sotto forma di mostro marino.

Troppo poco per dare una risposta credibile!

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6 Commenti

  1. paolo giordano 28 aprile 2011 at 15:52

    Caro Franco che dire…..
    lascio un segno solo per testimoniare “il mio passaggio”.
    Lo sai quanto mi affascinino queste tue indagini.
    Lo sai fin tanto bene da pagarne lo scotto!
    Un caro saluto.

    Paolo

  2. Mario Gravina 28 aprile 2011 at 22:15

    Mi associo al commento di Paolo, gli spunti sono tantissimi in questo blog, è un angolo in cui volentieri mi soffermo per gustare queste piccole perle.
    Un saluto

    Mario

  3. Franco Valente 29 aprile 2011 at 04:52

    Carissimi, vi ringrazio.
    A volte penso che questi piccoli e sconosciuti tasselli di storia non interessino nessuno. Ma poi, quando leggo i commenti di persone sensibili come voi, mi viene voglia di continuare a pubblicare. E’ dura, credetemi! Anche perché questa nostra regione stanca gli eroi….

  4. Giuseppe Piras 10 gennaio 2012 at 21:10

    Gent.mo dott. Valente,
    mi occupo di epigrafia medievale e gliptografia. Sono capitato casualmente in questo interessante sito per il quale faccio innanzitutto i miei complimenti. Ho focalizzato la mia attenzione sulla seconda fotografia che riproduce una delle pietre che si trovano cementate nel muro di sostegno della grande scalinata che porta alla cattedrale di Guardialfiera. Mi permetto di suggerire una migliore lettura del titulus inciso sulla faccia del concio, per quanto la superficie lapidea sia profondamente corrosa:
    A PEST[E?]
    [— +]BRESIT

    La trascrizione ovviamente è il frutto di una lettura estemporanea della foto qui pubblicata. Sarebbe opportuno, per essere più precisi e fedeli nella trascrizione e nell’integrazione delle lacune, poter analizzare una fotografia di qualità e definizione migliore.
    Un’ultima cosa, gent.mo dott. Valente, potrebbe indicarmi cortesemente da quale fonte ha tratto spunto per la seguente affermazione inserita nel testo: “scudo cosiddetto sagomato che in genere appare in Italia dal XVI secolo fino al XIX”?
    Ringraziandola in anticipo porgo i più distinti saluti e rinnovo i miei complimenti per il sito
    Giuseppe Piras
    inonis@tiscali.it

  5. Luciano 11 settembre 2017 at 21:43

    Caro Franco, anche io ti leggo spesso e volentieri. Non farti venire la tentazione di rinunciare, sarebbe una perdita per tutti!
    Un grazie e saluti affettuosi
    Luciano

  6. Franco Valente 12 settembre 2017 at 08:55

    Grazie Luciano! Per ora si resiste…

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