Franco Valente

Quel re sul pulpito di Ferrazzano è Federico II?

CapitelloA

Il 27 aprile scorso fa ho pubblicato su questo blog alcune considerazioni sul “basilisco” del pulpito di Ferrazzano: http://www.francovalente.it/2011/04/27/il-basilisco-di-ferrazzano/ .
L’argomento mi è sembrato appassionante perché man mano che ci si inoltra nella enigmatica simbologia delle figure che lo compongono, si apre uno scenario che ancora una volta dimostra (ove ce ne fosse bisogno) che in ogni secolo il Molise è stato fortemente condizionato dagli avvenimenti che caratterizzavano la storia dell’Europa.
Purtroppo alla carenza di documenti epigrafici spesso è associato anche un sostanziale disinteresse locale ad approfondire alcuni temi iconografici che, credo, possono aiutarci a ricostruire un mondo di cui comunque, diacronicamente, facciamo parte. Indipendentemente dall’epoca di appartenenza.

Del pulpito di S. Maria Assunta si era occupato Francesco Aceto nel Bollettino d’arte n. 159 del 1990 (Magisteri e cantieri nel Regnum Siciliae: L’Abruzzo e la cerchia federiciana), ipotizzando che l’opera potesse essere ricondotta allo scultore federiciano Alfano da Termoli per una serie di affinità stilistiche che egli avrebbe riscontrato con l’opera del termolese o comunque con altri lapicidi che ad Alfano si sarebbero ispirati.

Non so fino a che punto la tesi sia sostenibile, ma i caratteri stilistici generali dell’ornamentazione del nostro pulpito ci fanno ragionevolmente sostenere, come hanno sempre sostenuto tutti coloro che gli hanno rivolto una sia pur superficiale attenzione, che possa confermarsi all’epoca federiciana la sua realizzazione.

Anzi, forse l’immagine di un re sul capitello di cui ci stiamo occupando potrebbe essere la traccia di una sorta di devozione ideologica dell’anonimo scultore al grande imperatore, anche se molte incongruenze non permettono una definitiva attribuzione.

Di questo re rappresentato sul capitello si era occupato brevemente anche il canonico di Ferrazzano Francesco De Sanctis (F. DE SANCTIS, Notizie istoriche della Terra di Ferrazzano, Napoli 1741 (prima edizione 1699), pp.146-147): “Il Pergamo fa qualche buona figura con pietre lavorate composte con non dispregevole disegno, situato sopra quattro colonnette, che sebbene siano di pietre del paese, con tuttociò rilevano colori diversi, e rimantengono lo lustrore, i capitelli sono con varj, ed intrecciati lavori rilevati, e contornati, ed in uno di essei vi è la figurina d’un Re anche con la corona in testa seduto in trono, dicono essere del Re fondatore della Chiesa, la quale all’uso di que’ tempi non era in perfetta simetria, e consiste nella nave di mezzo di proporzionata lunghezza, e larghezza, gli archi che divideano la nave di mezzo dall’altre due in cui eran le cappelle, eran diseguali, ed incorrispondenti, la soffitta con traviatura scoperta …….

Chi sarebbe questo “Re fondatore della chiesa”, Francesco De Sanctis lo dice in altro luogo attingendo all’antica leggenda del Re Bove: Quindi per dare qualche notizia della fondazione della nostra Chiesa Arcipretale, è necessario che mi avvalga della Tradizione del Volgo favolosa in quanto al nome del Fondatore; essendoché da vecchi Cittadini, così di Ferrazzano, come di altre convicine terre è precorsa sempre voce, che un certo Re Bove avesse edificato sette Chiese nella nostra Provincia, e che una riguardasse l’altra, e tutte dedicate alla gran Madre di Dio; la prima sarebbe quella nel feudo di Monteverde della giurisdizione della Terra di Mirabello, la seconda la nostra di Ferrazzano, la terza la Collegiata di S. Lonardo in Campobasso, la quarta Santa Maria di Cercemaggiore, la quinta Santa Maria della strada della terra di Amadrice, la sesta il Duomo della Catedrale di Volturara, e della settima non hò notizia; e tutte sono di una medesima costruttura, cioè le mura esteriori con pietere lavorate a scalpello: nella cima, ed in altri luoghi rilevano alcune teste di Bue, da cui è nata la mentovata tradizione, che il Re Bove ne sia stato il fondatore ingiontole per penitenza spirituale dal Papa per la dispenza ottenuta di potersi sposare una congionta in moglie”.

Ovviamente alla leggenda del Re Bove e alle fantasiose ipotesi della costruzione delle sette chiese in una sola notte non diamo alcuna attenzione, ma che la piccola figura del capitello del pulpito rappresentasse un re non mi sembra che possa essere messo in discussione.

Ma chi potrebbe essere?

Non ci sembrano di aiuto le altre tre figure poste sulle altre tre facce del capitello. Del basilisco ho parlato  perché è l’unico elemento che dovrebbe fornire una chiave di lettura per capire il significato delle altre tre immagini: il re, una fanciulla con un fiore, e un cammello (o più precisamente un dromedario).

Il re è rappresentato stante seduto in posizione solenne e giudicante.

Che non si tratti di un vescovo è abbastanza chiaro. Sulla testa non vi è una mitra, ma una corona tipica di un regnante.

Del volto rimane poco. Solo gli occhi e la barba sono sopravvissuti ad un avvenimento che deve aver determinato un crollo piuttosto importante e alla conseguente perdita delle parti più delicate del capitello. Potrebbe essere stato il terremoto del 1349 che distrusse buona parte degli edifici del Molise o quello successivo del 1456, altrettanto terribile.

Si è conservata bene la parte inferiore della piccola figura. Da una sorta di mantello accollato il personaggio mostra il braccio destro coperto da una larga manica.

Qualcuno potrebbe sostenere che la mano destra alzata verso chi guarda con atteggiamento benedicente per le tre dita aperte e due chiuse, secondo una modalità che in genere appartiene ad un Cristo o a un vescovo, dovrebbe far escludere che si tratti di un personaggio regale. Ma così non è, perché si tratta di una mano cosiddetta “parlante”.

Non è una circostanza nuova che Federico II venga rappresentato in questo atteggiamento. Lo si scopre proprio in una delle miniature di un piccolo trattato che Federico commissionò ad un astrologo siciliano che conosciamo con lo pseudonimo di Georgius Zothorus Zaparus Fendulus. (Georgius Zothorus Zaparus Fendulus, Liber Astrologiae, Parigi, Bibliothèque Nationale, ms. Lat. 7330)

Fendulus in effetti si limitò a tradurre e trascrivere un trattato arabo di Abu Ma’shar che si occupava di costellazioni, ma le sue miniature ci sono utili proprio per capire la complessa iconologia del pulpito di Ferrazzano e più precisamente dell’enigmatico capitello.

In una di esse si vede Federico seduto in trono che mostra la sua mano atteggiata allo stesso modo della figura del nostro capitello.

Ma proprio lo scritto di Fendulus permette di dare un senso compiuto alle altre due figure della ragazza con il fiore e del cammello perché nel trattato, tra le altre immagini, vi è quella di una ragazza seduta su un cammello con questa didascalia:
Iuxta indos camelum sedens pilosa pannis induta cum Kartan & veste pilei, inter manus ei castella redimiculata continens.

Cosa vuol dire Fendulus con questa frase?

(CONTINUA)

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3 Commenti

  1. Donatella Capo 15 febbraio 2015 at 14:57

    Questa volta non faccio commenti. Dico solo che mi è piaciuto perchè come al solito, storicamente interessante. Io poi vivendo quii, ti posso assicurare che Jesi si scalda ancora sotto il mantello regale di Federico II.
    Dico invece che da tempo La Signora FRANCA TACCONI Presidentessa della Fondazione Federico II° di Jesi, vorrebbe parlarti! Io sono un po’ in imbarazzo perchè mi aspettavo che mi chiedesse il tuo numero, invece mi ha dato il suo, pregandomi di dirti di chiamarla.
    Ambasciator non porta pena e trascrivo il numero del cellulare: 335-17.24.338.
    A Jesi, ogni notizia su Federico è un atto di religione!
    Ciao
    Donatella Capo

  2. Franco Valente 15 febbraio 2015 at 21:03

    No problem!

  3. Carmelo S. FATICA 27 settembre 2015 at 08:55

    Peccato che la finezza intellettuale di questo pulpito è oltraggiata dalla volgarità pacchiana del “rimaneggiamento” dell’ambiente della chiesa. Dare le perle della conoscenza (e che conoscenza!) ai porci, è sempre inutile!

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