Franco Valente

I lampadari di Oratino: da quale pulpito viene la predica!

Franco Valente 24 giugno 2011 Arte, architettura e malcostume 17 commenti

Non avrei voluto parlare della vicenda dei lampadari della Chiesa di S. Maria Assunta di Oratino, ma il commento che il sig. Giulio De Socio ha sottoscritto sul mio blog mi obbliga a spendere qualche parola.

Qualche giorno fa, il 19 giugno, ero stato ad Oratino insieme al gruppo del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) per una visita guidata dall’ottimo Dante Gentile Lorusso.


S. Maria Assunta di Oratino

Questo il commento del sig. De Socio (che non ho il piacere di conoscere):
Ho partecipato anch’io, da oratinese, alla visita del FAI notando la sua presenza, che chiaramente non passa inosservata.
Avevo notato anche la sua visita di “contrabbando” qualche giorno prima e ieri, dopo aver avuto occasione di vedere la registrazione del servizio (non guardo volentieri la tv) su Teleregione relativo alla vicenda lampadari, potrei aver intuito il perché di questa presenza di “contrabbando”.
Il servizio di un noto zerbino del sindaco di Oratino, parla di una “relazione di uno dei massimi esperti della Regione… che aveva dichiarato idonei al sito i lampadari” facendo il suo nome.
Ma veramente lei ha dichiarato questo? Non posso crederlo! Si può essere contrari quanto si vuole all’operato delle Soprintendenze, ma fino ad arrivare a dire che quell’ammasso di vetri sia idoneo a quel sito, mi sembra forzato, molto forzato.
Spero vivamente che il pranzo consumato nel ristorante oratinese, insieme al sindaco e a quell’altro personaggio ambiguo, non sia stato a base di lenticchie di “contrabbando” perché in questo caso sarebbe davvero mortificante per lei… e anche per noi.


I lampadari da rimuovere

A parte il fatto che non faccio il contrabbandiere, non frequento persone ambigue e visito i paesi del Molise quando voglio, come voglio e in compagnia di chi voglio, mi sembra che il sig. De Socio sia solito polemizzare sull’aria fritta. Lo aveva già fatto precedentemente a proposito di alcune interpretazioni catastali per le Croci stazionarie di Oratino. Ma non voglio tornare sull’argomento.

Non conoscevo il sindaco di Oratino fino a che non sono stato invitato (il 16 giugno, per l’esattezza) per organizzare una serie di incontri culturali che l’amministrazione intende fare avvalendosi della mia collaborazione che, grazie a Dio, mi posso permettere di dare a titolo gratuito.

Ovviamente, poiché mi piace la buona cucina dei nostri paesi, non disdegno di essere ospite in un buon ristorante come è l’Olmicello di Oratino dove si mangia divinamente. Comunque credo di non essere ridotto a dover chiedere un piatto di lenticchie di contrabbando per campare!

Mentre  ci recavamo a pranzo ho espresso il desiderio di entrare nella chiesa di S. Maria Assunta (ci si passa davanti) dove mi è stato raccontato che la Soprintendenza aveva ordinato di rimuovere i lampadari che il Parroco don Giuseppe, con sottoscrizione dei parrocchiani, aveva fatto mettere.

Quando ho visto le barchette illuminanti bianche e nere appese agli archi delle navate, ho detto che se la Soprintendenza ne aveva ordinato la rimozione, aveva fatto bene.


Le barchette della Soprintendenza e uno dei lampadari incriminati. Le barchette vanno bene per il Ministro!

Mi è stato subito spiegato che quelle singolari “barchette” erano state messe proprio dalla Soprintendenza e che l’ordine di rimozione riguardava i lampadari di vetro che erano in alto.

Allora ho deciso di esprimere un giudizio che ho sintetizzato in uno scritto che, credo, sia stato utile a dare sostegno all’opposizione giudiziaria dell’avv. Salvatore di Pardo (ammesso che ce ne fosse stato bisogno) il quale, come si sa, ha ottenuto il clamoroso risultato della sospensione dell’ordinanza della Soprintendenza.

Veniamo ai fatti!

Da parecchi anni la Soprintendenza ha messo mano ai restauri della chiesa di S. Maria Assunta di Oratino.
In tempi passati la chiesa dell’Assunta è stata oggetto di interventi di consolidamento e di restauro che hanno comportato modifiche sostanziali nell’assetto architettonico interno anche con trasformazioni che hanno pesantemente modificato la funzionalità liturgica oltre che percettiva dello spazio.


Il nuovo pavimento in cotto maiolicato. Questo va bene per il Ministro!


Questo è un tipico pavimento di Oratino che per il Ministro non andava bene nella chiesa!

E’ stato asportato tutto l’antico pavimento in pietra. Il pavimento è stato sostituito da una pavimentazione in cotto maiolicato che storicamente è una contraddizione sia in termini estetici che architettonici, specialmente se si tiene conto che la peculiarità di Oratino è proprio l’utilizzazione quasi esasperata della pietra sia nei paramenti esterni degli edifici, sia nelle decorazioni architettoniche, sia, ovviamente, nelle pavimentazioni.

Peraltro della destinazione finale del pavimento asportato, che sarebbe dovuto perlomeno rimanere di proprietà dell’Ente Ecclesiastico, non si ha alcuna notizia.


Le stampelle di S. Giuseppe. Queste vanno bene per il Ministro!

A seguito delle eliminazioni di parti strutturali rinascimentali (comunque successive al terremoto del 1456) sono venute alla luce le colonne circolari che erano state inglobate nei rinforzi strutturali in forma di grandi pilastri.

La soluzione di porre delle “stampelle” metalliche ha determinato un sostanziale impoverimento della spazialità interna con la creazione di una nuova forma architettonica del tutto incompatibile sia con il carattere medioevale delle colonne riscoperte, sia dell’architettura barocca successiva.
Tuttavia, per quanto sono riuscito a capire, la soluzione è stata sopportata per quieto vivere e senza interferire nelle decisioni che, seppure non condivise, sembravano dettate da una necessità di un miglioramento strutturale che, peraltro, non risulta raggiunto.

Infine, e non ultimo per gravità, l’inserimento di un sistema di illuminazione a “barchette”, come vengono chiamati i corpi illuminanti moderni appesi agli archi di separazione delle navate. Sulla inidoneità e sulla incompatibilità di questi singolari sistemi di illuminazione non credo che valga la pena di spendere parole. Si tratta di banali e dozzinali sistemi illuminanti che in genere vengono adattati alle tavernette domestiche e che non hanno alcuno dei caratteri estetici che possano far immaginare una loro utilizzazione in ambito religioso.

Ritengo che molte leggi non siano conosciute dall’Autorità religiosa per cui quando la Soprintendenza decide di operare per il restauro di una chiesa sembra quasi che facciano un piacere al parroco. Sicché nella quasi totalità dei casi il Vescovo ed i Parroci stanno zitti con la conseguenza che all’interno dei monumenti religiosi si fanno i delitti architettonici più efferati.

Sulla circostanza che la chiesa dell’Assunta di Oratino sia da collocarsi tra gli edifici di particolare interesse storico oltre che artistico non è da dubitarsi, ma ciò che è stato effettuato nel tempo all’interno di questo importante monumento deve indurre ad una più cauta iniziativa per ricondurre ad un più logico ragionamento la questione dei lampadari anche per evitare che problemi analoghi vengano a riproporsi in futuro.

E’ ampiamente noto che il Ministero interviene frequentemente all’interno degli edifici religiosi con metodi e modalità che sono sostanzialmente in contrasto con l’ articolo 9  del Codice per i Beni Culturali che prescrive esplicitamente  che per i beni culturali appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica (o di altre confessioni religiose), il Ministero e, per quanto di competenza, le regioni, provvedono, relativamente alle esigenze di culto, d’accordo con le rispettive autorità. Si osservano, altresì, le disposizioni stabilite dalle intese concluse ai sensi dell’art. 12 dell’Accordo di modificazione del Concordato lateranense, ovvero dalle leggi emanate sulla base delle intese sottoscritte con le confessioni diverse dalla cattolica.

L’intesa con la Chiesa cattolica in materia di tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche è regolata dal DPR 78/2005. L’amministrazione statale deve convocare apposite riunioni con gli organi ecclesiastici dai quali acquisisce proposte ed informazioni sui progetti in corso di adozione.

E’ dunque la legge che lo stabilisce e ciò riguarda non solo le chiese cattoliche, ma anche le sinagoghe, le moschee e qualsiasi edificio di culto che abbia un valore storico.
Avendo avuto frequenti scambi di vedute con le Autorità Religiose a proposito degli interventi spesso poco rispettosi eseguiti da funzionari della Soprintendenza ho ricavato che gran parte delle opere fatte dalla Soprintendenza sono effettuate senza alcun accordo con l’Autorità Religiosa.
Eppure più precisamente l’Art. 2 del DPR 78/2005 dispone:
1. Le disposizioni della presente Intesa si applicano ai beni culturali mobili e immobili di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche…
(… omissis …)
5. Gli interventi di conservazione dei beni culturali di cui al comma 1 sono eseguiti da personale qualificato. A tal fine la Cei collabora con il ministero per assicurare il rispetto della legislazione statale vigente in materia di requisiti professionali dei soggetti esecutori, con particolare riferimento agli interventi sui beni culturali mobili e le superfici architettoniche decorate. Gli interventi di conservazione da effettuarsi in edifici aperti al culto rientranti fra i beni culturali di cui al comma 1 sono programmati ed eseguiti, nel rispetto della normativa statale vigente, previo accordo, relativamente alle esigenze di culto, tra gli organi ministeriali e quelli ecclesiastici territorialmente competenti. Qualora l’accordo non sia raggiunto a livello locale o regionale e in presenza di rilevanti questioni di principio, il capo del dipartimento competente per materia, d’intesa con il Presidente della Cei o con un suo delegato, impartisce le direttive idonee a consentire una soluzione adeguata e condivisa.
(… omissis…)
Inoltre l’art. 6 precisa:
1. I provvedimenti amministrativi (omissis) sono assunti dal competente organo del ministero, previo accordo, relativamente alle esigenze di culto, con il vescovo diocesano competente per territorio.
(omissis)

Tanto solo per chiarire che qualsiasi iniziativa del Ministero per i Beni Culturali da prendersi all’interno degli edifici di culto deve essere preceduta da un accordo con il Vescovo Diocesano competente per territorio.

Questo vale anche per un atto amministrativo come l’ordinanza di rimozione! CHIARO!

La cosa che appare certamente singolare è che mentre si facevano gli sfregi alla chiesa dell’Assunta, chi oggi critica i lampadari di don Giuseppe, evidentemente aveva il prosciutto sugli occhi.

Ciò posto mi permetto di entrare nel merito delle valutazioni estetiche in conseguenza dell’apposizione dei lampadari per i quali si è inteso ordinarne la eliminazione.

La questione va posta sotto due profili: il primo di carattere devozionale, il secondo di carattere estetico.

E’ noto che la decisione di intervenire all’interno di un edificio di culto per il quale la comunità ha un particolare legame è fortemente condizionata dal comune senso religioso e dalla necessità che la partecipazione alla spesa si basi su una larga condivisione dell’intervento. Molto spesso le decisioni del parroco devono essere sopportate dalla comunità che qualche volte diviene soggetto passivo che deve collaborare nella raccolta dei fondi.

Nel caso della comunità di Oratino, invece, la raccolta dei fondi è stata preceduta da una serie di incontri dove il dettaglio formale dei lampadari è stato ampiamente discusso fino alla condivisione, senza particolari problemi, con la comunità che ha volontariamente contribuito all’acquisto e alla loro istallazione.
Il solo fatto che l’intervento sia stato effettuato senza alcuna polemica da parte dell’autorità religiosa e con grande soddisfazione della comunità che l’ha immediatamente fatta propria è indice di un sostanziale gradimento da parte di chi deve utilizzare quel luogo sacro.

La circostanza che il sistema di illuminazione costituisca motivo di soddisfazione da parte della comunità, la quale ne ricava un motivo per continuare a sentirsi psicologicamente partecipe della sua storia, è un fatto fondamentale che non può essere escluso nel momento in cui si deve dare un giudizio estetico.
Un oggetto diventa esteticamente apprezzabile nel momento in cui il committente ed i normali fruitori ne ricavino una gradevole sensazione.

In questo caso la comunità ha dato un giudizio estetico favorevole che mette al riparo il sistema di illuminazione adottato da qualsiasi tentativo di renderlo psicologicamente sgradevole. Anzi qualsiasi tentativo di sostituzione di quel sistema ingenererebbe una naturale ostilità a qualsiasi soluzione voglia essere imposta.
Ma vengo pure alla questione della compatibilità ambientale.

Se chi entra nella chiesa dell’Assunta di Oratino non venisse sollecitato a fare apprezzamenti sul sistema di illuminazione contestato, percettivamente nessuno si accorgerebbe della loro presenza.

Si tratta di lampadari che, per il carattere trasparente dei vetri che li compongono, sul piano volumetrico non hanno alcuna consistenza reale. Sono posizionati nel più classico dei modi e determinano una illuminazione compatibile con l’architettura della chiesa. Un sistema che crea una luminosità diffusa che aumenta, esaltandolo, il valore singolo e complessivo delle opere d’arte e degli oggetti di culto che sono conservati con ogni cura nella chiesa.

Probabilmente gli elementi che potrebbero generare qualche perplessità sono riconducibili alle parti strutturali ottonate dei lampadari, ma la considerazione che basteranno pochi mesi perché perdano quella brillantezza che li caratterizza, fa tranquillamente ritenere che anche la loro presenza, con il passare di un breve lasso di tempo, non rappresenti alcun motivo di pregiudizio.

Per questo motivo ho buoni motivi per ritenere che i lampadari posti nella chiesa dell’Assunta di Oratino non solo non rappresentino un pregiudizio alla spazialità interna, ma siano motivo di consolidamento del rapporto tra la comunità parrocchiale ed il monumento anche per garantire nel tempo quel senso di appartenenza che è alla base di qualsiasi processo di conservazione attiva del patrimonio antico.

Ma a parte i giudizi estetici che trovano il tempo che trovano, credo che si sia raggiunto il massimo della ridicolaggine quando un Ministro, attraverso i boiardi periferici, si sia messo a perdere tempo per una cosa che andava trattata con la discrezione che sarebbe stata necessaria se solo si volesse considerare la delicatezza delle problematiche religiose.

Se invece di stare a Oratino, dove la popolazione è ragionevole, si fosse stati in una regione fondamentalista, non so se i parrocchiani si sarebbero limitati a suonare le campane.

La Soprintendenza mandasse i suoi funzionari a tagliare l’erba nei siti archeologici! Un po’ di sana ginnastica farebbe loro bene! Pensate che siamo alla fine di giugno e solo in questi giorni i boiardi di Campobasso hanno avviato (… avviato…) le procedure  per tagliare l’erba infestante nei siti archeologici.

Il vero problema, però, probabilmente è un altro. La vicenda di Oratino è servita a far esplodere un bubbone che maturava da parecchi anni.

Sono anni che alle chiese viene levata l’anima con operazioni che io considero assolutamente scellerate.

Basta vedere le ferraglie messe sulle chiese di S. Michele di Roccaravindola, nella chiesa di S. Francesco a Venafro, sull’antica basilica S. Maria delle Monache a Isernia.
Oppure le arlecchinate (tanto per fare qualche esempio) della chiesa di Campolieto e di S. Chiara di Venafro.

Da oggi, piaccia o non piaccia, l’autorità ecclesiastica, grazie al tam-tam mediatico di Oratino, è perfettamente informata che i boiardi della Soprintendenza prima di mettere mano alle chiese devono discutere con il Vescovo competente territorialmente. Altrimenti rischiano di fare pessime figure non solo per i discutibili interventi, ma anche per la sostanziale arroganza nei confronti dei naturali proprietari dei beni.

Infine mi si potrà anche dire che non sono il massimo degli esperti regionali in materia di tutela architettonica, ma certamente sto nel gruppo perché anche nel Molise vale il principio che sono beati i monocoli nella terra dei ciechi.

Per la Soprintendenza questi interventi scellerati fatti con i soldi dei contribuenti  invece vanno bene!


La ferraglia su S. Maria delle Monache ad Isernia


Il colore boiardo nella chiesa di S. Chiara a Venafro


Le arlecchinate nella chiesa di Campolieto


I pali per la lap-dance nella chiesa di S. Francesco a Venafro


L’uccello pregatore sulla chiesa di S. Michele a Roccaravindola

Tanto per fare qualche esempio di estetica religiosa ministeriale!

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17 Commenti

  1. dante gentile lorusso 24 giugno 2011 at 17:12

    Mio carissimo Franco,
    ho letto dal tuo magnifico blog il lungo articolo I lampadari di Oratino: da quale pulpito viene la predica e devo comunicarti che ho riscontrato una serie di inesattezze dovute sia alla descrizione dei materiali utilizzati nel restauro, condotto tra il 1990-1991, e sia per le notizie infondate relative alla sparizione di un ipotetico pavimento in pietra, che non è mai esistito nella parrocchiale del piccolo borgo.
    Comunque tralasciando questi aspetti, personalmente in questo momento non sono particolarmente interessato a questo tipo di discussione, vorrei segnalarti che i lampadari della discordia, a mio avviso di pessimo gusto, ostruiscono la lettura di due opere d’arte importanti, mi riferisco all’affresco con l’Assunzione della Vergine, firmato e datato Ciriaco Brunetti 1791 e alla vasta composizione su tela raffigurante l’Ultima cena, del pittore campobassano Amedeo Trivisonno.
    Penso che l’errore principale sia proprio questo. Come hanno potuto installare gli enormi lampadari calati dalla volta della navata centrale senza porsi questo problema?
    Chiaramente a tutto questo va aggiunto che il giovane parroco non si è preoccupato minimamente di rispettare le norme che regolano il patrimonio storico-artistico della Stato Italiano.
    Va aggiunto inoltre, che lo stesso sacerdote si è reso responsabile di un’altra azione illegale. Mi riferisco all’episodio dell’Ostensorio in argento progettato dal pittore Isaia Salati nel 1838, opera sottoposta ad un drastico restauro, senza aver chiesto nessuna autorizzazione alla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Molise, con un risultato a dir poco raccapricciante.
    Questo atteggiamento di sfida muscolare messo in atto, a parer mio in maniera arrogante, ha fatto allertare alcuni cittadini di Oratino, che hanno assistito nel corso degli anni ha un sostanziale depauperamento del proprio patrimonio culturale, riconducibile alle fiorenti e laboriose botteghe di artisti e artigiani oratinesi attivi tra il XVII e XIX secolo.
    In conclusione caro architetto voglio segnalarti che tra gli oratinesi serpeggia una spiccata sensibilità verso l’arte e la storia, motivo per cui è stato creato un comitato per la difesa del patrimonio culturale, organismo che in questi ultimi giorni ha portato a conclusione, grazie ad una sottoscrizione popolare, l’acquisto di un rarissimo dipinto del pittore Nicola Giuliani (Oratino 1875 – Napoli 1938), opera che in tempi brevi verrà donata al Comune di Oratino.

    Um abraço affettuoso,
    Dante Gentile Lorusso

  2. Franco Valente 24 giugno 2011 at 21:42

    Carissimo Dante,
    so di essermi infilato in una questione complicata che sta spaccando il paese. La questione dell’ostensorio, comunque, è un’altra cosa e non vorrei mettere altra carne a cuocere perché non conosco i particolari della vicenda.
    Invece sui lampadari mi sento di insistere sulle cose che ho scritto perchè ci troviamo a scorticare la coda di un animale che si chiama Ministero per i Beni Culturali.
    A me non piace giudicare se sono più belle le barchette estemporanee o i cristalli di boemia (sic!). Tu hai giustamente posto la questione della interruzione visiva.
    Ogni volta che devo fotografare una tela, qualunque sia la chiesa e qualunque sia il paese, sono costretto a contorcimenti prospettici. Perciò il fatto che quei lampadari interrompano una visuale dovrebbe portare a togliere tutti i lampadari da tutte le chiese. A Oratino basterebbe tirarli un po’ più su e il problema prospettico sarebbe superato.
    Non metterei la cosa su questo piano. Tra l’altro se invece di quei lampadari ne avessero messi altri, la questione non si sarebbe risolta. Peraltro in quasi tutte le chiese esiste un argano per abbassare e alzare i lampadari sia per sostituire le candele (una volta) sia per sostituire le lampadine.
    La questione del pavimento. Non so come era il vecchio pavimento. Sicuramente non era in cotto maiolicato che con il barocco non ha nulla a che vedere. Se hai una foto mi farebbe piacere pubblicarla.
    Ma ti sembra giusto il ribassamento ai piedi delle colonne con relativo vano utile per la raccolta della monnezza ?
    E ti sembrano cose belle le stampelle di S. Giuseppe?
    Quando la Soprintendenza faceva questi sfregi non si è costituito nessun comitato in difesa del monumento, credo.
    Il Ministero e i suoi boiardi sono in genere arroganti e incompetenti, con un pessimo gusto, ma si attribuiscono con la puzza al naso il potere di stabilire cosa sia bello e cosa sia brutto.
    Se poi un restauratore si permettesse di denunciare, come faccio io, i restauri scellerati fatti dalla Soprintendenza del Molise, non gli farebbero restaurare (come capita a me) neppure il bastone fiorito di S. Giuseppe.

  3. Giulio De Socio 25 giugno 2011 at 11:52

    Yuuuuuuhhhhuuuuuuuu!!!!!! Che onore! Sono riuscito a far aprire un blog ad “uno dei massimi esperti in regione per i beni culturali”!
    Io, piccolo polemista (e qui ci sarebbe da dire “da quale pulpito”) che fa dell’aria fritta una sua ragion di vita, sono riuscito a far scrivere pagine e pagine a difesa di uno dei più evidenti “abusi” che la storia oratinese annoveri.
    Mi dispiace cha Dante abbia già anticipato alcuni argomenti che volevo trattare; meglio, sosì risparmierò spazio.
    La morale del suo scritto, Gentilissimo Architetto Valente, è che se si compiono degli “efferati delitti architettonici” (anche se regolarmente autorizzati), ci si può sentire in diritto di eseguirne altri più efferati e per di più abusivamente.
    Parafrasando un suo celeberrimo detto si può affermare che: “Ciò che la Soprintendenza esegue, l’Architetto Valente distrugge.” E nella maggior parte dei casi solo per partito preso. O no?
    Esempio. Nell’intervento di risposta a Dante dice testualmente: “Ogni volta che devo fotografare una tela, qualunque sia la chiesa e qualunque sia il paese, sono costretto a contorcimenti prospettici. Perciò il fatto che quei lampadari interrompano una visuale dovrebbe portare a togliere tutti i lampadari da tutte le chiese. A Oratino basterebbe tirarli un po’ più su e il problema prospettico sarebbe superato.” Ecco, a parte il fatto che tirarli su non eliminerebbe il problema, si prendono a modello gli errori della Soprintendenza per farne di peggio! Quindi, quelli della Soprintendenza sono da eliminare e quelli dei parroci possono rimanere. Ma questa non è una contraddizione? E che dia…mine, un po’ di coerenza!
    Ecco, qui ad Oratino, in questo preciso momento, stanno suonando a distesa tutte le campane. Le campane sono quattro. Insieme fanno solo rumore. Non c’è concertazione. È una confusione di “din don dan”. Quando invece suona solo la campana di “v’ntunora”, si capisce il significato, o quando, purtroppo, suona la campana “a morto” si attende una triste notizia e così via. Ora, mi chiedo, quale campana ha sentito, Architetto Valente? Qualunque essa sia, ne è una sola, per cui, non sarebbe opportuno ascoltarne qualcun’altra in merito alla questione lampadari, vista l’interpretazione personalistica che fanno con la verità sia il parroco che il sindaco di Oratino?
    Perché domenica 19 giugno non ha seguito tutta la visita ad Oratino avendo così la possibilità di discutere, magari durante il pranzo, di tale situazione? Probabilmente ci sarebbe stato un po’ d’imbarazzo nell’ascoltare “l’altra campana”.
    Non ho mai detto, Architetto Valente, che è un contrabbandiere, non mi permetterei mai! Non ho elementi per farlo. Le parole “di contrabbando” tra virgolette le ha usate su facebook per indicare la visita ad Oratino. Vero?
    Personaggi ambigui: tra qualche tempo mi darà ragione. Scommettiamo una cena all’Olmicello, dove per andarci non si passa davanti la chiesa?
    Ho letto che non è informato sull’ostensorio del 1838, ma quindi non sa nemmeno dei vecchi portoncini della sagrestia sostituiti da modernissime porte blindate e sulle altre personalistiche interpretazioni stilistiche che la parrocchia fa dell’abbigliamento delle statue dei santi (Sant’Antonio Abate con mitria e mantello è da spettacolo). Bisogna parlare di tutto, non solo di quello che conviene.
    Beh, a questo punto penso di aver già scritto troppo, ma prima solo un’ultima cosa:
    riguardo alla pulitura delle erbacce nei siti archeologici, sono andato di mia iniziativa, ovviame a titolo gratuito, con il mio decespugliatore, a ripulire, dall’enorme quantità di arbusti e vegetazione spontanea, il sito degli scavi archeologici alla Rocca di Oratino e il piazzale di un edificio comunale dove alloggiano gli archeologi e tutto questo senza aspirare ad essere Funzionario della Soprintendenza.
    Ed è con un profondo respiro di aria fritta che saluto con simpatia.

    P.S.: A proposito, quando c’è stato lo scambio di opinioni in merito alle croci viarie… ohps, chiedo scusa, stazionarie, era mia intenzione dare un aiuto al fine di evitare inesattezze riguardo la croce di Oratino, ma vedo che non è stato recepito e comunque i rilievi dei fogli catastali di Oratino sono del 1927 (carta canta) e non degli anni ’40.

  4. luigi 25 giugno 2011 at 17:36

    passa il tempo ma non cambia niente?!
    Ho già sottolineato più volte, che se serve io sono pronto…
    Caro Architetto, ma il programma estivo del 2011 non è ancora pronto?

  5. franco valente 26 giugno 2011 at 12:30

    Gentile De Socio,
    il pulpito a cui mi riferivo era quello della Soprintendenza. Complimenti e grazie per l’erba tagliata. Ne ho approfittato per avvicinarmi alla Rocca. Confermo la mia convinzione che prima del 1940 (1939) non esistesse il catasto geometrico moderno. Comunque a Oratino tutto può accadere.

  6. Stefano Vannozzi 26 giugno 2011 at 23:03

    Carissimo Architetto,
    a parte le diatribe varie sono ben felice di leggere questo dibattito sulle trasformazioni e lavori indiscriminati che (ahimè)ancora avvengono in molti luoghi di culto e d’arte del Molise e delle violenze di parte che questi monumenti subiscono spesso con l’idea comune di apportare “miglioramenti”.
    Sa bene come l’argomento mi preoccupi e tocchi da vicino per quanto potrebbe accadere a breve nella chiesa e nel Convento di S. Maria della Libera a Cercemaggiore dove presto dovranno partire lavori di riqualificazione-ristrutturazione (certo non di Restauro) per l’evento tanto pubblicizzato del prossimo anno.
    Nessuno infatti fin’ora si è preoccupato di sottolineare che la struttura su cui interverrà è anche e soprattutto un Bene Storico-Architettonico, ne ci si è preoccupati di accertare che vi sia una concertazione preventiva ai lavori a cui partecipino soprattutto addetti del settore ed ovviamente la Soprintendenza… come immagino dovrebbe essere per Legge!
    Penso ancora allo scempio fatto pochi anni fa per ampliare la chiesa della Libera forando tutte le cappelle laterali con perdita di molte iscrizioni funerarie e celebrative (peraltro pubblicate dal P. Miele nel 1980) di cui nessuno ha mai avuto nulla da ridire e della distruzione di Beni Culturali di cui molti forse non si sono neanche accorti tanto da complimentarsi per “l’opera” che oggi “rende la chiesa più bella,ampia e luminosa”…

  7. VINCENZO MANOCCHIO 29 giugno 2011 at 08:37

    Caro Franco, in punta di piedi e con molta umiltà e modestia mi permetto di scrivere una mia personale considerazione sulla questione dei lampadari di Oratino. Ho conosciuto Amedeo Trivisonno e l’ho incontrato diverse volte parlando con lui di arte e del Molise, posso dire che ho trovato poche persone che avessero una devozione, dedizione totale ed una pratica della religione cattolica come quella in lui radicata; e naturalmente questa devozione totale si trasfondeva con grande e totale energia nelle sue opere d’arte.
    Quindi, volendo riesumare la volontà di Trivisonno, non saprei Lui cosa penserebbe di questi lampadari, perché se da una parte potrebbe dare ragione al Clero e alla Comunità Oratinese che pontifica: “…in Chiesa non ci si viene per guardare le opere d’arte, bensì per pregare…” ???? , dall’altra, essendo stato Trivisonno, e tu lo sai meglio di me, (perché a ragione, rappresenti il massimo esperto di arte), un innamorato dell’arte rinascimentale, sicuramente enuncerebbe il suo giudizio tecnico artistico, mettendosi al centro della navata della Chiesa, torcendosi i peli della bianca barbetta sotto il mento con il pollice e l’indice della mano destra, stringendo gli occhi per concentrarsi meglio sulla visione prospettica dell’opera e dicendo sicuramente che i lampadari, rappresentano elementi di disturbo visivo che si frappongono tra la visuale del fruitore e l’opera pittorica, tra l’altro elementi luminosi che fanno sì che il disturbo si accentui ancor di più.

    Ma torniamo al problema, se prendiamo per buono e dobbiamo farlo, quello che dice l’Art. 2 del DPR 78/2005 “.. gli interventi di conservazione dei beni culturali di cui al comma 1 sono eseguiti da personale qualificato e tu aggiungi ancora di seguito: “… il dettaglio formale dei lampadari è stato ampiamente discusso fino alla condivisione senza particolari problemi, con la comunità che ha volontariamente contribuito all’acquisto e alla loro installazione…”).
    Credo che ci sia una evidente contraddizione con la norma.

    Carissimo e stimatissimo Franco, non so se condividi, ma penso che la semplice presa di contatto con i capolavori non può bastare: troppe persone visitano i musei e raccolgono libri d’arte senza con ciò ottenere un accesso all’arte.
    Con l’affetto e la stima di sempre ti abbraccio
    Vincenzo Manocchio

  8. Franco Valente 29 giugno 2011 at 14:28

    Carissimo Vincenzo,
    stiamo parlando del sesso degli angeli. La questione apertasi con l’ordinanza di Oratino è importante. Non a caso ho scritto “Da quale pulpito viene la predica”. Se avessimo avviato un dibattito tra i favorevoli e i contrari, probabilmente avremmo coinvolto persone di cultura a dire la propria. Ma quando l’ordinanza viene emessa da incompetenti dell’arte e dell’architettura il discorso diventa diverso.
    Ora mi sembra che non si discuta più della bellezza dei lampadari, perché il giudizio sulla bellezza è certamente opinabile. Si discute della difficoltà a vedere la pittura di Trivisonno (e solo di Trivisonno perché quella di Brunetti non presenta alcun problema).
    Ma tu sei così convinto che le pitture di Trivisonno siano sempre meritevoli di entrare nella storia dell’arte? A me piacciono, le figure sono sempre ben proporzionate, i colori sono calibrati, ma non è che mi facciano venire la sindrome di Sthendal. Certamente sono paragonabili all’arte di Michelangelo se le confrontiamo con la grande quantità di opere di artisti e imbianchini alla “Gesù ci venga” che continuano ad imbrattare le chiese del Molise e per le quali la Soprintendenza non mette lingua.
    Fino a che le ordinanze le fanno i Boiardi del Molise, sono sicuro che dietro non vi è alcuna speculazione estetica ma solo speculazione senza aggettivi. E soprattutto molta arroganza.

  9. dante gentile lorusso 30 giugno 2011 at 10:29

    Il tuo commento…
    Carissimo Franco,
    intervengo ancora una volta perché sono in disaccordo con la risposta che hai formulato al nostro comune amico Vincenzo Manocchio.
    Innanzi tutto affermo con forza e convinzione che la corretta visibilità dell’affresco di Ciriaco Brunetti, posto nella volta centrale, risulta fortemente compromessa da uno degli otto inadeguati lampadari. Chiunque entra, da una della tre porte d’accesso della chiesa matrice di Oratino, ha subito questa visione sgradevole, causata da sproporzionati e decontestualizzati oggetti luminosi che inoltre, nella navata centrale ostruiscono e mortificano la lettura dei dipinti di Brunetti e Trivisonno.
    In merito al tuo giudizio su quest’ultimo pittore, devo confessarti che la sua produzione artistica neppure a me fa venire la sindrome di Sthendal, ma non per questo la vasta “Cena” esposta ad Oratino deve essere trattata male.
    Tu sai benissimo che nelle chiese molisane i capolavori si contano sulle dita di una mano, e le opere di qualità sono al massimo una dozzina, ma questa analisi non giustificherebbe affatto la rimozione o l’abbandono delle numerose pale d’altare che testimoniano comunque la devozione popolare.
    Concludendo approfitto per precisare che il pavimento in Santa Maria Assunta non è in cotto maiolicato, ma in cotto (la scelta di utilizzare un simile pavimento fu dettata dal ritrovamento durante lo scavo di alcuni mattoni originali), purtroppo fortemente alterato grazie al recente trattamento voluto dal nostro parroco-ragazzino, lo stesso che ha deciso, dimostrando ancora una volta la sua straordinaria sensibilità verso l’arte, di collocare le statue lignee di ”San Giuseppe” e di “San Giovanni Battista” in mezzo ai supporti metallici di due colonne, sistemazione che ha giustamente stimolato la tua proverbiale ironia, che ti ha indotto a definirle ”stampelle”.

    Abraços,
    Dante Gentile Lorusso

  10. franco valente 1 luglio 2011 at 06:19

    La vertenza sta diventando una questione di principio, mi pare!
    Non si possono tenere due pesi e due misure. Se la Soprintendenza vuole un confronto serio, noi siamo pronti a sostenerlo. Ma arrogarsi il titolo per emettere ordinanze di rimozione non sta nè in cielo, nè in terra. Le ordinanze le devono fare alle porcherie ministeriali.
    Comunque su questo blog metto un campionario di lampadari molisani, compreso quelli che la Soprintendenza ha messo davanti alla importantissima (certamente più importante di Trivisonno) tela di Castellano a Faifoli. Lì tutto va bene e tutti stanno zitti. Adesso mi aspetto che i cultori del bello di Oratino sottoscrivano un documento per la rimozione di TUTTI i lampadari delle chiese molisane e i Boiardi del Ministero emettano altrettante ordinanze di rimozione.

  11. dante gentile lorusso 1 luglio 2011 at 09:49

    Il tuo commento…Architetto carissimo,
    il tuo lavoro per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico molisano è preziosissimo e per questo tuo impegno hai da sempre la mia profonda stima e ammirazione.
    Sei l’unico che in questa regione quotidianamente porta avanti con straordinaria passione e competenza la ricerca e la divulgazione, azione caratterizzata spesso da una giusta dose di criticità verso gli organi periferici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
    Personalmente condivido le tue battaglie, perché non sono certo uno strenuo difensore delle nostre Soprintendenze, che devono assumersi in pieno le loro responsabilità.
    Il “caso” Oratino però è davvero indifendibile.
    Quindi sono pronto a sottoscrivere un documento per rimuovere tutti i lampadari delle chiese molisane che ostacolano la lettura di qualsiasi opera d’arte, di pregio o semplicemente devozionale.
    Ti pregherei di inserire, nella carrellata di foto con il campionario di lampadari presenti nelle chiese molisane, quella che ti ho inviato qualche giorno fa, immagine che a mio avviso non lascia alcun dubbio di valutazione sull’impatto negativo, che gli sproporzionati manufatti luminosi, provocano sulle opere di Bunetti e Trivisonno.
    Allora se sei d’accordo iniziamo a rimuovere i lampadari di Oratino, perdonami, ma un pizzico di sano campanilismo non guasta mai.
    Questo è “Il Molise che sogno”.

    Con grandissimo affetto,
    um abraço,

    Dante Gentile Lorusso

  12. Franco Valente 1 luglio 2011 at 13:53

    Ho provveduto.

  13. Giulio De Socio 8 novembre 2011 at 14:52

    Volevo riprendere per un momento la storia “Lampadari di Oratino”. Il parroco ha dichiarato conclusa (per quanto gli riguarda) la storia e non vuole più sentirne parlare. Ho pubblicato una nota su facebook nella quale è citato anche l’Arch. Valente e mi pare corretto farglielo sapere affinché non si possa dire che parlo delle persone senza che loro lo sappiano.
    Questa situazione mi sembra un po’ come le elezioni regionali in Molise: dopo tanto tempo ancora non si sa se c’è veramente un vincitore, dove, disonorevolmente, usciamo tutti sconfitti.

    …E CHE NON SE NE PARLI PIU’! ALLORA, DOVE ERAVAMO RIMASTI?
    pubblicata da Giulio De Socio il giorno giovedì 27 ottobre 2011 alle ore 8.48

    I due grandi lampadari nella navata centrale della chiesa Madre di Oratino sono stati rimossi e sostituiti da altri definiti, dallo stesso parroco, da discoteca e sui quali non proferirò parola.

    Dall’altare si è levata la voce:«Ora non voglio sentir parlare più di lampadari». Eh no! Troppo comodo. Prima si combinano i casini e poi non se ne vuol sentire parlare. Ha inquinato la sorgente e adesso dobbiamo continuare a bere acqua sporca. No, no, no. Finché non si decontamina la fonte, noi non la beviamo. Afferrata l’antifona?

    Sono passati esattamente 10 mesi dall’ultima volta che ho trattato l’argomento con la nota

    BREVE DISAMINA DI UNA SCONFITTA ANNUNCIATA, http://www.facebook.com/profile.php?id=1412437018&sk=notes_drafts#!/note.php?note_id=474458121570 , dove parlavo soprattutto di vincitori.

    Stavolta la nota verterà su chi, in questa situazione, ha perso e, come vedrete, la lista è lunga; praticamente non manca nessuno.

    Per primi ci siamo noi, noi che credevamo in una logica risoluzione del problema con la rimozione degli evidenti abusi ed invece, alla fine, al posto di 8, ce ne ritroviamo una miriade, oltre a quegli assurdi applique.

    Di conseguenza, tra i perdenti, arriva la Soprintendenza, nelle persone dei rispettivi responsabili Storico ed Architettonico che, ancora una volta, al posto di mostrare gli attributi, si sono calati i pantaloni, ma per dare il posteriore (e qui qualcuno ha avuto anche un attimo di piacevole sussulto). Hanno ceduto praticamente su tutto pur di non sentir parlare più di questa storia, fino a dare la possibilità di scegliere i nuovi corpi illuminanti a chissà chi, senza verificare se coloro che lo facevano ne avessero le competenze e per di più pagandone le spese di installazione.

    Parlando di Soprintendenza, si arriva per “affinità” all’Arch. Valente, altro illustre sconfitto. Ha difeso strenuamente un qualcosa di indifendibile pur di andare contro, ma i suoi esercizi di contorsionismo fotografico non hanno portato ai risultati sperati. Mi auguro almeno che adesso non intervenga ancora a dare consigli privi di fondamento storico.

    E vengo ad uno dei più grandi perdenti: il sindaco di Oratino. Dopo le due scottanti sconfitte elettorali, nel rispetto del detto che non c’è 2 senza 3, è arrivata anche questa. Non vado a rivangare le interviste dove, con ferrea certezza, affermava che i lampadari non sarebbero stati mai tolti. A cosa è servito chiudere gli occhi, andare contro le proprie ordinanze mettendo l’auto dietro il “ragno”, far intervenire continuamente le forze dell’ordine, riuscire a far esprimere il TAR in tempi impossibili? Tutto questo per avere 152 miseri voti alle regionali. Che delusione!

    In tema di TAR, subentrano i 180 sottoscrittori del ricorso, non tutti informati della finalità delle proprie firme. Anche loro, tutti insieme, felici e perdenti.

    Sempre in materia di TAR, altro ricorrente e altrettanto perdente, non solo per questo motivo, è il vescovo di Campobasso. Non ha saputo gestire la situazione in modo deciso, difendendo la categoria ecclesiale anche quando elementi a disposizione portavano verso un’altra direzione, ma lui, vescovo di fama internazionale, non poteva sprecare il tempo in queste piccole dispute paesane.

    Pur non facendo praticamente niente, ad uscirne sconfitta da questa storia è anche la Pro Loco, che non ha mosso un dito per difendere quelle che sono le finalità dell’associazione, prestandosi (nella figura del suo commissario) a quella miserabile macchinazione della “festa dell’agricoltura”.

    E c’è poi il parroco. Ha comunicato la sua sconfitta arringando i fedeli(ssimi) in entrambe le funzioni domenicali, come al solito senza diritto di replica, tipico di chi ha sempre rifiutato un confronto dialettico civile perché sa che lo perderebbe, fingendo l’ennesimo malore. In tutto questo bailamme, però, è l’unico che ne potrebbe uscirne, in senso metaforico, a testa alta: aveva promesso davanti a testimoni che se si fossero tolti i lampadari se ne sarebbe andato da Oratino. Bene, questo è il momento di dimostrare la propria coerenza e di lasciare spazio ad altri per il bene di tutta la comunità oratinese. In una fase di tentativi di ricomposizione del disgregato tessuto sociale, è riuscito a creare delle nuove divergenze tra i cittadini e tutto nella mancata applicazione delle indicazioni del Codice di Diritto Canonico, che invito a consultare.

    Certo che se le sconfitte bruciassero, Oratino sarebbe tutto un rogo.

    Alla prossima perché… non finisce mica qui!

  14. Franco Valente 8 novembre 2011 at 16:15

    Contenti voi….
    Mi hanno detto che i lampadari dalla navata centrale sono stati spostati a quella laterale. E cosa è cambiato? Il contesto è lo stesso.

    La via crucis vi è stata tolta.

    La chiesa, mi hanno detto, adesso sembra un fantasmagorico piccadilly-circus.

    Il TAR non si è pronunziato perché c’è stato un accordo tra l’autorità religiosa e l’autorità dello Stato. Esattamente come prevede la legge.

    Dove è il problema?

    Tenetevi le stampelle di S. Giuseppe, il rustico insertato al barocco, il cotto baiadomizia e la cripta dissossata.

    Mi dispiace che sono sparite le barchette egiziane che tanto vi piacevano….

  15. Giulio De Socio 8 novembre 2011 at 17:06

    Ma noi non siamo contenti! E di questo malcontento un tantino di colpa ce l’ha anche lei, Arch. Valente.
    Chi ha voluto quel contesto? Chi ha tolto la Via Crucis? Chi chiama in ballo la legge solo quando fa comodo? Chi ha trasformato la chiesa in un piccadilly-circus? Chi ha messo san Giuseppe tra le stampelle? Chi ha reso “barocca” la chiesa? Chi ha lucidato il cotto? Chi ha reso la cripta un privè?
    Tutto questo lo hanno voluto i suoi “avallatori” e di questo le saremo eternamente grati!
    Ah, un’altra cosa: riguardo alla frequentazione di qualche personaggio ambiguo, le voglio ricordare che se avesse accettato la scommessa, l’avrei, purtroppo per lei,vinta io. L’ultima ambiguità (indossare indebitamente la fascia di Sindaco) gli è costato l’allontanamento dal nostro comune. Per maggiori dettagli, si potrebbe comunque andare a consumare un pasto all’Olmicello. Chissà, potremmo trovare qualche altro tipo di pavimentazione da fotografare.
    Con simpatica scontentezza.

  16. Giulio de Socio 8 novembre 2011 at 19:50

    …odio i delatori e le spie di Soweto che ti macchiano la porta con un simbolo segreto… (Eugenio Finardi).

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