Franco Valente

Cobella di Castelpetroso nella cattedrale di Venafro

Cobella1

Cobellad'alferio
Nel 1458 moriva Cobella di Alferio di Castelpetroso. Il marito Cristoforo Mancini commissionava l’affresco che è tra quelli quattrocenteschi più belli del Molise per la freschezza di esecuzione e l’immediatezza compositiva.


La Madonna con Bambino e Cobella di Castelpetroso

Il Capecelatro (F. CAPECELATRO, Storia di Napoli, vol. III, Torino 1870, p. 219) nota che Carlo I d’Angiò abbia concesso il feudo di Castelpetroso a Giovanni d’Alneto, Vice Giustiziere del Regno e il Camera (M. CAMERA, Annali delle Due Sicilie dall’origine e fondazione della monarchia fino a tutto il regno dell’augusto sovrano Carlo III di Borbone – Anno 1268. Napoli 1841) riporta che successivamente Carlo II d’Angiò lo abbia assegnato a Giovanni Scotto.
Subito dopo Castelpetroso passò ad Andrea d’Isernia la cui vedova Burlesca Roccafoglia lo vendette nel 1319 ad Alferio d’Isernia.
Il Masciotta ricostruisce la serie di feudatari dei quali è attestato il possesso di Castelpetroso (G. B. MASCIOTTA, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, Vol.III,  Cava dei Tirreni 1953, p. 190).
Alferio d’Isernia lasciò tre figli: Nicola, Ruggiero, e Bernardo. Il primo successe al padre nel feudo di Castelpetroso, ma non si conosce quanto tempo sia rimasto nel possesso della sua famiglia.

Nulla si dice della Cobella raffigurata nell’affresco. Nell’anno della sua morte Castelpetroso non apparteneva più agli Alferio perché era già passata nelle mani dei Pandone. Più precisamente era feudo di Pandolfo, figlio del più celebre Francesco che era morto nel 1457. Ugualmente nulla sappiamo di Cristoforo, marito di Cobella, ma il cognome Mancini e la circostanza che l’affresco si trovi nell’abside di sinistra della cattedrale, porta a ritenere che egli sia stato un familiare, forse fratello o nipote, del vescovo Antonio Mancini che doveva avere rapporti particolarmente amichevoli con i Pandone di Venafro.

Infatti il Vescovo Antonio, cui va riconosciuto il merito della sostanziale ristrutturazione della cattedrale di Venafro dopo il disastroso terremoto del 1456, è presente come testimone all’atto notarile del 3 giugno 1442 con il quale il notaio Antonio Amici registrava un matrimonio per procura tra Margherita del Balzo e Carlo Pandone (primo figlio di Francesco) che era assente perché impegnato lontano da Venafro nell’esercito di Alfonso d’Aragona.

L’affresco, dunque, rientrava nel quadro della grande ristrutturazione della cattedrale di Venafro e il vescovo Antonio Mancini evidentemente, nella circostanza della morte della moglie del suo congiunto Cristoforo, decise di dedicare l’altare di fondo della navata di sinistra alla Madonna in trono con il bambino decorandolo a spese della famiglia di Cobella.

La parte dominante della rappresentazione è costituita da una Madonna seduta mentre tiene in grembo il Bambino benedicente vestito di una tunicella le cui pieghette sono raccordate all’orlo del girocollo. L’ampio mantello, che si apre solo per mostrare il figlio, la copre dalla testa ai piedi con un panneggio che scenograficamente fa solo intravvedere lo sgabello regale su cui si appoggia. Al bordo del mantello si aggrappa il Bambino per non perdere l’equilibrio, determinando la sensazione di un rapporto di materna protezione.

In basso, coperta da un drappo di velluto nero con un grande croce bianca, è distesa, come se stesse dormendo, la nobildonna Cobella con la testa poggiata su un cuscino, anch’esso di velluto, e le braccia incrociate sui polsi. L’epigrafe in caratteri gotici rivela la dedicazione: HIC REGES.. COP.. CLARE MEMORIE D.NE COBELLE DE ALFERIO DE CASTELLO PETRUSO USSORIS NOBILIS VIRI X.PHORI DE MANCINIS DE VENAFRO – ANNO D.NI MCCCCLVIII MENSE FEBRUARII VI IND.

DSC_8929 copia

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

2 Commenti

  1. Guido Messore 15 novembre 2011 at 09:31

    Ma quante belle cose ci stai facendo scoprire! Grazie Franco.
    Guido

  2. Franco Valente 15 novembre 2011 at 21:35

    Carissimo Guido, nella cattedrale di Venafro ho scoperto una delle rappresentazioni più antiche della viella, uno strumento musicale di cui si hanno rarissime immagini. Sto finendo di limare l’articolo e poi mostrerò l’affresco nei dettagli. Un musicista della tua sensibilità ne sarà sicuramente contento!

Lascia un commento

*