Franco Valente

Anche a Macchia Valfortore si muore una sola volta.

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Anche a Macchia Valfortore si muore una sola volta.

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Lo ricorda una epigrafe del 1718 che campeggia sull’architrave di una casa della parte antica:

17  STATVM EST HOMINIB SEMEL MORI  18

Va letta così: 1718 – Statutum est hominibus semel mori.  (E’ stabilito per gli uomini di morire una sola volta)

Sebbene malamente abbreviata, dunque, è ripresa dalla lettera di S. Paolo apostolo agli Ebrei:

Et quemadmodum statutum est hominibus semel mori, post hoc autem iudicium, sic et Christus, semel oblatus ad multorum auferenda peccata, secundo sine peccato apparebit exspectantibus se in salutem.

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(E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.)

I versi di S. Paolo che si leggono a Macchia Valfortore, furono ripresi anche da Alfonso de Liguori che vi fece riferimento nel suo trattato sulla preparazione alla morte.

Egli, infatti, nel capitolo sui “mezzi per apparecchiarsi alla morte” così si esprime: E poi come va che dalla maggior parte de’ cristiani si vive, come non si avesse mai a morire, o come poco importasse il morir bene o male? Si vive male, perché non si pensa alla morte: “Memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis“.

Forse non è un caso che nella chiesa di S. Nicola a Macchia Valfortore vi siano addirittura due statue di S. Alfonso.

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