Franco Valente

Riccia. S. Maria delle Grazie. Un altro capolavoro dell’architettura molisana se ne va in gloria.

L’architettura del XVI secolo nel Molise veniva inaugurata a Riccia con il mausoleo della famiglia di Capua che Bartolomeo di Capua aveva fatto costruire proprio nell’anno 1500, come è chiaramente riportato nel timpano della facciata: BARTHOLOM. DE CAP … AVXIT MCCCCC

Sono andato a visitarla per cercare di capire la sua architettura e i misteri che si nascondono negli epitaffi dei personaggi che sono sepolti in questa enigmatica chiesa che è dedicata alla Madonna delle Grazie, ma che gli abitanti di Riccia conoscono come “il Beato Stefano”.

Lo spettacolo è ignobile!

Molto peggio della “damnatio memoriae” che dopo la caduta dei de Capua si limitò all’abrasione sommaria dello stemma di Bartolomeo in facciata!

La Chiesa delle Grazie, l’esempio più importante del rinascimento molisano, sta miserevolmente crollando!

La situazione è di una gravità unica!

Non solo le volte sono impregnate di acqua che si infila nelle murature per la totale mancanza delle più elementari forme di manutenzione, ma soprattutto è iniziata una inesorabile fase di degrado statico che si evidenza in un quadro fessurativo certamente preoccupante.

Se ne vedono i segni evidenti nell’imposta dell’arco centrale dove i blocchi lapidei cominciano a separarsi senza che si provveda neppure a mettere quegli elementari vetrini che almeno servono per verificare l’accentuarsi dei cedimenti.

A questo si aggiunga una serie di crolli dell’intonaco in tutti i punti della chiesa che, a parte il pericolo, creano uno stato di apprensione non solo per il monumento, ma anche per chi lo visita.

Ancora una volta dobbiamo prendere atto dell’assoluta indifferenza della pubblica amministrazione nei confronti del patrimonio culturale. Anche e soprattutto verso quei monumenti che sono il punto di riferimento della storia della nostra regione.

A Isernia si stanno spendendo 56 milioni di euro del Ministero per i Beni Culturali per un auditorium che non entrerà mai in funzione mentre il patrimonio molisano antico va alla malora!

E’ uno dei segni della nostra impotenza di fronte alla scellerata politica di abbandono di tutto ciò che la storia gratuitamente ci trasmette e che noi non siamo in grado di apprezzare.

E’ scandaloso!

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8 Commenti

  1. Guido 24 novembre 2011 at 09:33

    E’semplicemente deplorevole!

  2. mario 25 novembre 2011 at 00:00

    non ci sono parole…come non ci sono parole per la bellezza di questa facciata

  3. Alessio 25 novembre 2011 at 11:56

    Non si potrebbe fare una raccolta fondi chiedendo aiuto al FAI o nello stesso comune di Riccia?
    Se ognuno degli abitanti, che sono circa 5517 donassero almeno 5 euro ciascuno si arriverebbe alla ragguardevole cifra di 27585 euro.
    Che credo sia più che sufficiente per mettere in sicurezza l’edificio.
    La gente paga milioni per portare a spalla il santo il giorno della processione e poi non sarebbe disposta a donare 5 euro per salvare il proprio patrimonio? Che oltretutto nel borgo di Riccia rappresenta un unicum nella storia del rinascimento molisano!

  4. Franco Valente 25 novembre 2011 at 14:01

    Carissimo Alessio, credo che la manutenzione ordinaria sarebbe già un primo grande passo avanti. Per ripristinare le condizioni igienico-funzionali basterebbe molto meno di quanto tu hai calcolato. Ma in Italia se un intervento costa meno di un milione di euro non vale la pena attivarsi….
    Eppure Riccia ha un sindaco che, a sentirla parlare, non mi sembra insensibile a questi problemi…. immagina dalle altre parti!

  5. Gabriele 28 novembre 2011 at 19:05

    Caro Franco,
    leggo ora il tuo articolo e rabbrividisco. Ma, è mai possibile che non si possa fare niente di utile per fermare questa vergogna? Ha ragione Alessio: con 5 euro a testa non solo si potrebbe fare qualcosa, ma si potrebbe perfino dare uno schiaffo morale a chi, pur potendo intervenire, se ne frega.
    Quella chiesa, così come il castello De Capua fanno parte di quei pochi, meravigliosi esempi che il Cinquecento ci ha lasciato in Molise!!!
    Proporrei alla Fanelli un’iniziativa provocatoria: rinunciare alla prossima festa dell’uva per investire quei soldi nella tutela di un patrimonio che l’attuale medioevo culturale sta nuovamente ruinando!!!
    Per la colletta, io ci starei subito, anche da non riccese.
    Un caro saluto
    Gabriele

  6. franco valente 28 novembre 2011 at 20:55

    Carissimi,
    come era da aspettarsi la mia denuncia ha smosso un vespaio.
    Ho chiesto un appuntamento a Michela Fanelli e sabato mattina con parte della sua amministrazione mi ha ricevuto presso S. Maria delle Grazie.
    Credo sia stata una riunione utile, anche perché era presente l’arch. Raffaele Spallone che negli anni 90 fece una eccellente tesi di laurea su questa chiesa. Mai pubblicata e che mi è stata messa gentilmente a disposizione.
    La questione come al solito rientra in quei palleggiamenti di responsabilità che spesso, però, non possono essere ricondotti ai Sindaci. Anche se i Sindaci dovrebbero adottare ogni utile determinazione perché chi è deputato a reperire i fondi per il restauro si dia una mossa.
    In effetti chi si era impegnato a fare l’intervento è stata la Soprintendenza ai Monumenti del Molise.
    Ovviamente la Soprintendenza lavora per l’eternità e se il monumento non arriva ad una situazione di danno irreversibile, difficilmente si attiva.
    Credo sia noto il titolo del saggio che non riesco a terminare tanti sono gli aggiornamenti continui:” Nel Molise se i monumenti scampano alle insidie del tempo e degli uomini, poi ci pensa la Soprintendenza”.
    Quando vedo quello che hanno combinato al castello con le benedizioni della Soprintendenza, sono molto preoccupato se a S. Maria delle Grazie poi ci dovesse pensare la Soprintendenza!

    Perciò abbiamo stabilito una strategia e per prima cosa abbiamo ritenuto importante parlarne a Riccia in una grande assemblea pubblica che abbiamo fissato per il 27 dicembre 2011 nella soprastante sala del Beato Stefano.

    Nel frattempo oggi mi sono recato in Puglia, a Roseto Valfortore, dove Bartolomeo di Capua, signore anche di quel luogo, due anni dopo (1502) costruì una chiesa che non vi dico come è stata massacrata negli ultimi 50 anni. Anche di questo parleremo il 27 dicembre, con gli auspici delle amministrazione di Riccia e di Roseto.

    Insomma, sono convinto che con il vostro sostegno “morale” riusciremo a muovere le acque e a rompere le scatole perché qualcuno si attivi non solo per trovare i fondi (che è la cosa più semplice) ma soprattutto per evitare che si faccia un intervento “tipo Soprintendenza”.

  7. Gabriele 28 novembre 2011 at 21:49

    Beh, già è un buon segno. Mi piacerebbe molto venire il 27 dicembre a Riccia; purtroppo però sarò a Roma a passare le vacanze con i miei genitori. Il Cinquecento in Molise è il secolo che m’interessa di più. Alla fine di questi 4 esami vorrei fare una tesi sul passaggio dal castello medioevale al palazzo signorile; finora, come testimoni di questo passaggio ho trovato, oltre al castello De Capua di Riccia, il Castello Carafa di Ferrazzano, palazzo Gualtieri – Budone a Capracotta, palazzo De Iorio – Frisari D’Alena a Macchia d’Isernia e alcuni elementi del castello Pignatelli di Monteroduni. Purtroppo però sono un letterato e la mia concezione rinascimentale delle arti non facilità la mia ricerca sul piano istituzionale, poiché sarebbe una tesi che “sconfinerebbe” nella storia dell’arte, nell’antropologia, nell’architettura, nella letteratura…. Insomma, la mie passioni, così come le vedo io non si inseriscono facilmente in un piano di studio già bello e pronto. Ad ogni modo non demordo.
    Speriamo di poter fare qualcosa per la chiesa Di Santa Maria delle Grazie.
    Un caro saluto
    Gabriele

  8. Franco Valente 28 novembre 2011 at 22:30

    Caro Gabriele,
    per semplificare …. tutti i castelli del Molise, se non sono stati diroccati, dal 500 (cioè dal vice-reame spagnolo) in poi sono diventati Palazzi (cosiddetti) Baronali o Marchesali. Il che, sul piano pratico, non significa null’altro se non che hanno perso il carattere difensivo per assumere una funzione prevalentemente residenziale (quando ci stavano e se ci stavano i titolari del feudo).

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