Franco Valente

Dialoghi minimi di archeologia molisana

Dialoghi di archeologia.
Da un paio di mesi su facebook ho avviato un gruppo che ormai ha raggiunto quasi 5.000 iscritti: “Luoghi antichi della provincia di Isernia”
http://www.facebook.com/groups/200756063328614/

Il gruppo è diventato un luogo virtuale dove spesso si discute di problematiche generali, ma a volte vi si cerca di dare una risposta a quesiti apparentemente banali sul significato di uno stemma o di una qualsiasi pietra che appare sul muro di una casa o sulla facciata di una chiesa.

In alcuni casi i dialoghi diventano un modo semplice per parlare di archeologia senza necessariamente scomodare i grandi luminari della scienza.

Ve ne propongo uno sollecitato da Marco Luccitti che ha inviato l’immagine di due reperti romani di Isernia.


Marco Luccitti: … sono dietro il bar centrale di Isernia su una casa ristrutturata male……..cosa sono questi simboli ? ……..

Ho cercato di dare una prima risposta:
Poche lettere solo per capire che chi fece mettere quella lapide aveva il nome che terminava con …DIO C.F. (….DIO Figlio di Caio) e che aveva fatto qualcosa per effetto di un testamento (EX TESTamento).
L’altra pietra, invece, potrebbe essere relativa ad una costruzione (un piccolo tempio) che terminava in alto con una trabeazione caratterizzata secondo il solito da una fascia di “metope” (in questo caso rimangono solo un elmo e una brocca liturgica) alternate a “triglifi” (elementi di separazione composti da tre listelli verticali). Potrebbe essere anche la parte superiore della base di un monumento celebrativo di cui si sono perse l’epigrafe dedicatoria in basso e la statua in alto. Vengono definiti “dorici” e sono una imitazione in pietra delle originarie decorazioni in legno dei templi greci più antichi.

Una precisazione è venuta da Luca Inno, archeologo:
Franco permetti? aggiungo dei piccoli dettagli l’elmo è un elmo sannita e la “brocca” è un oinochoe recipiente per il vino, il significato è da mettere in relazione con le usanze funerarie di origine greca. Il fregio di ordine dorico è sicuramente parte della trabeazione di un monumento funerario. Bisogna ora capire come sia arrivato fin qui visto che i monumenti funerari erano situati sempre extra moenia.

‎Il discorso si è allargato:
… perfetto. Per il piacere di andare a fondo sul significato del termine che Luca, da ottimo archeologo, ha usato, consiglierei di approfittare di wikipedia per capire cosa significhi ” oinochoe”.
A volte le parole stesse contengono gli elementi per capire a cosa serva un oggetto:
“L’oinochoe (in greco antico οἰνοχόη, da οἶνος “vino” e χέω “versare”) è un vaso simile alla brocca, utilizzato per versare il vino”.

Ve ne mostro un esempio preso dalla facciata dell’Annunziata di Venafro.

La patera era un piatto rotondo che veniva utilizzato per cerimonie religiose o sacrifici rituali. Viene spesso associato ad una brocca con un solo manico (oinochoe) sui cippi funerari.
Tali cippi, spesso molto semplici, hanno una forma parallelepipeda. Sulla faccia larga in genere appare l’epitaffio commemorativo, mentre sulle due facce laterali appaiono da una parte la brocca e dall’altra la patera.
Dalle nostre parti se ne trovano spesso e qualche volta sono stati usati per decorare le facciate di edifici medioevali, come nel caso della facciata dell’Annunziata di Venafro dove una brocca di bella fattura è stata posta a lato dell’originario portale trecentesco.

Sono convinto che sulla faccia murata opposta della pietra vi è ancora la patera. Ovviamente nessuno immagini di scardinarla per verificare l’ipotesi!

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1 Commento

  1. marco luccitti 7 dicembre 2011 at 01:46

    LUCA INNO E FRANCO VALENTE UN GRAZIE ! :-)

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