Franco Valente

La nascita di Maria in un affresco di Paulo Sperduti nell’Annunziata di Venafro

Oggi la chiesa festeggia la nascita di Maria.
Un’occasione per riconsiderare due affreschi di Paulo Sperduti nell’Annunziata di Venafro.


Paulo Sperduti – Autoritratto – Annunziata di Venafro

Sebbene nei vangeli ufficiali nulla si dica della nascita di Maria, madre di Cristo, la Chiesa ne festeggia l’evento riconoscendo la paternità della Madonna in S. Gioacchino e la maternità in S. Anna.

Anche di questi due personaggi non vi è traccia nei Vangeli.

Allora da dove viene la tradizione?.

Dal cosiddetto “protovangelo di Giacomo”. Uno dei cosiddetti vangeli apocrifi la cui veridicità non è riconosciuta in pieno dalla Chiesa cattolica, ma dai quali la medesima Chiesa attinge una gran quantità di racconti che in qualche modo completano le narrazioni evangeliche interamente riconosciute.

Giacomo sarebbe, sempre secondo la tradizione apocrifa, un figlio di Giuseppe, nato prima che egli rimanesse vedovo e molto prima che venisse scelto come anziano sposo di Maria.

Giacomo, detto pure “il minore” per distinguerlo dall’altro apostolo, fratello di Giovanni, viene anche riconosciuto come primo vescovo di Gerusalemme.

Del Protovangelo di Giacomo, poi ripreso quasi integralmente da un altro evangelista apocrifo, il cosiddetto “proto-Matteo”, interessano due citazioni che ci aiutano a dare una soluzione iconografica a uno dei due affreschi di Paulo Sperduti di cui voglio rapidamente occuparmi.

La prima riguarda la nascita di Cristo.

Giacomo racconta del contributo specialistico dato da due levatrici, Salome e Zelomi, alla nascita del Bambino. Zelomi fu l’osterica che tirò materialmente il bambino dal ventre di Maria. Sàlome, invece, è la collega che non credeva che Maria fosse vergine, volle toccare con mano e la mano “le divenne arida“. Pentitasi immediatamente fu miracolata. L’episodio è rappresentato mirabilmente nella Cripta di Epifanio a S. Vincenzo al Volturno.


Salome e Zelomi – Cripta di Epifanio – S. Vincenzo al Volturno

L’altro è relativo all’attribuzione a Gioacchino e Anna della paternità e della maternità di Maria madre di Cristo.

Per una strana e probabilmente inconsapevole circostanza Paulo Sperduti ha estrapolato, se così si potesse dire, l’episodio delle due levatrici dalla nascita di Cristo per inserirlo in quello della nascita di Maria.

Vediamo perché.


Paulo Sperduti – Nascita di Cristo

A destra e sinistra dell’altare, sulle due pareti laterali del presbiterio dell’Annunziata di Venafro Paulo Sperduti collocò due grandi rappresentazioni della Nascita di Cristo e della Nascita di Maria. Ambedue le composizioni sono ambientate con costumi ed atteggiamenti tipicamente contemporanei alla sua epoca, con l’inserimento di personaggi dai panneggi svolazzanti ed una geometria generale che insiste su una ripartizione delle immagini secondo una sequenza di triangoli sui cui lati si allineano i contrasti chiaroscurali.

In ambedue i casi il punto di incrocio delle ipotetiche diagonali del rettangolo teorico in cui sono inquadrate le scene coincide con l’immagine dei neonati, in un caso del Cristo Bambino, nell’altro di Maria Bambina. A sinistra la scena della Nascita di Cristo sembra tratta da un presepe napoletano, inserita com’è tra rocchi di colonne, angeli in volo, pastori in abiti dell’epoca ed uno zampognaro che si avvicina suonando alle spalle del tradizionale pastore con l’agnello sulle spalle. Assolutamente secondaria la figura di S. Giuseppe con il bastone fiorito, mentre risalta, per l’effetto luminoso accentuato, l’immagine del Bambinello tra le mani di una prosperosa Maria.


Paulo Sperduti – Nascita di Maria

Nella rappresentazione posta nella parte destra del presbiterio, il momento del lavacro di Maria neonata non ricorda più nulla delle iconografie medioevali, estremamente sintetiche nei loro significati simbolici, perché il pittore arpinate si esibisce in una esagerata ricerca degli effetti scenografici. La scena delle due donne in primo piano viene chiaramente presa a prestito da un tipo di composizione di più antica origine e che una volta serviva ad illustrare il mistero della verginità di Maria.

Se qui non si trattasse della scena della nascita di Maria, si riconoscerebbero, infatti, Zelomi e Salome, le due levatrici che, se¬condo la tradizione apocrifa, materialmente assistettero alla nascita di Cristo e tirarono il Bambino dal grembo di Maria.

Lo Sperduti, in effetti, ha attinto ad una iconografia proveniente da un altro contesto simbolico per utilizzarne solo l’aspetto compositivo che, trasferito nel nuovo contesto, automaticamente ha perso tutti i significati originali.

Quello che una volta in genere era rappresentato con un vaso a forma di calice, dal significato profetico del calice del sacrificio, si è qui trasformato in una comoda tinozza di bronzo in cui Zelomi versa l’acqua con una preziosa anfora di porcellana. Dall’altra parte Salome, normalmente paralizzata per non aver creduto alla verginità di Maria, è, invece, intenta a riavvolgere le fasce per l’Infante.

S. Gioacchino è in secondo piano, con il braccio alzato, ed osserva lo Spirito Santo che appare sotto forma di colomba, mentre S. Anna, ancora distesa sul letto dopo il parto, si vede in un ambiente retrostante, assistita da una donna che le serve una bevanda in una ciotola.

In ambedue le rappresentazioni il valore figurativo non particolarmente elevato contrasta con la potenza espressiva delle masse corporee e del gioco dei volumi.

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

Lascia un commento

*