Franco Valente

1393 – Un nipote di Bonifacio IX a Provvidenti

Delle origini e della storia di Provvidenti si sa quasi nulla perché le fonti sono poche e forse anche non ancora del tutto studiate.

Forse solo il vescovo Giovanni Andrea Tria si premurò di appuntare alcune notizie che ora diventano fondamentali, anche se non del tutto precise, per tracciare una storia del paese o almeno delle sue chiese.


Lo stemma del vescovo Giovanni Andrea Tria sulla chiesa dell’Assunta a Provvidenti

Così Giovanni Andrea Tria dice di Provvidenti:

1. Questo luogo sta posto nella falda di una scoscesa, che scade in un rivolo di acque, quale nasce dalla montagna di Morrone, e và a sboccare nel Biferno, dal quale è lontano due miglia in circa, e altrettanto da Casacalenda: che che sia di ciò, che vogliono que’ naturali, asserendo che Providenti fusse stato un luogo, ove si conservano le pubbliche provvisioni di grano, e altro dell’antico Gerione, e che per ciò avesse il nome di Providenza, poi detto, come presentemente si appella Providenti; e si conferma questo loro sentimento da’ vestigj, che in copia vi sono attorno di esso di sotte, per conservar grano, e vettovaglie; niente noi sappiamo di certo della sua origine. Di questo luogo si fa menzione nelle Bolle di Lucio III, e d’Innocenzo IV, delle quali più volte abbiamo parlato.
Viene circondato da muraglie, quali si chiudono per mezzo d’una porta posta nella parte Orientale. Il suo sito interno fa vedere sia stato luogo numeroso d’Anime, e molto più si riconosce dall’ampiezza del Territorio, fruttifero, e abbondante, come pure ce lo fa credere il gran numero delle Chiese dirute. Al presente è quasi distrutto dalle vicende del mondo, e lo supponiamo dal tremuoto del 1456, che afflisse tutta l’Italia, specialmente Casacalenda, da dove è distante due miglia, come sopra, assieme anche Larino, Ururi, S. giuliano, e simili, come si dice ne’ propri luoghi, vedendosi rupi da pertutto, oltre alla peste del 1656, anche fe delle stragi in questa Regione: di maniera che al presente viene abitato da circa 350, Anime, e tuttavia si va riducendo al peggio.

2. E’ Terra baronale, che andava collo stato di Montagano, quale poi passò in persona di Andrea di Capua: che fu posseduta anche dalla Casa Cavaniglia, come appresso, ma non sappiamo in qual tempo. La vediamo trasferita nella casa di Sangro con Casacalenda, e altri luoghi, come si dice in parlarsi di essa Terra, e nella situazione fatta l’anno 1669, tra i Baroni, e Feudatari del Contado di Molise si nota: ill. D. Scipione di Sangro Duca di Casacalenda per Providenti, con numero di 29, fuochi; e nella situazione del 1626, si nota Providenti vecchio di fuochi 63, nuovo 80.
Il Padrone del luogo vi mette il Governatore , e per il suo mantenimento, e regolamento civile si governa da due Eletti, e suoi Sindaci, che si destinano dall’Università ogn’anno in pubblico Parlamento.

3. Se bene Providenti nelle fabbriche civili non abbia cosa da potersi notare, fuori di esse bastantemente comode col suo Palazzo Baronale distrutto; viene però questa terra nobilitata da una nuova Chiesa Matrice, cominciata da’ fondamenti, sotto il titolo dell’Assunzione della B. Vergine, posta accosto l’antica Chiesa sotto lo stesso titolo, quale era divenuta un fenile. Fu dato principio a questa nuova Chiesa, in occasione della nostra prima visita, fatta a’ Settembre del 1727, e nell’anno 1734, fu terminata ad una nave con ampio Presbyterio, Coro, e Sagrestia, fatta a volta, riuscita di tutta perfezione; e successivamente in detto anno 1734 a 3, di Decembre fu da noi solennemente benedetta, e in una sua memoria si vede affissa una lapide posta sotto la Mensa dell’Altare Maggiore colla seguente Iscrizione,
D.O.M.
ECCLESIA EX ASSE
CIVIUM PIA OPE
D. ANNAE MARIAE CARAFFA
EX PRINIPIBUS CHIUSANI
CASACALENDAE DUCISSAE
EXIMIA PIETATE
SUFFRAGANTIBUS
TEMPLUM HOC
JOANNE ANDREA TRIA
EPISCOPO LARINEN
A FUNDAMENTIS PERFECTUM EST
A. A. MDCCXXXIV

4. Da questo iscrizione si vede esser stata edificata a spese della medesima Chiesa con ajuto manuale degl’Abitatori, e di avervi contribuito la suddetta fu Signora Duchessa Caraffa, la quale vi diede la limosina di ducati trecento, e coll’industria del Vescovo venne a perfezione, che per una piccola Terra tiene il suo preggio.

5. Altre all’Altare Maggiore, sono in questa nuova Chiesa quattro Cappelle, con suoi Altari, cioé due per parte, ben formate, e fornite di liscio stucco all’uso moderno Romano. L’Altar Maggiore sta dedicato ad onore della B. Vergine dell’Assunta, che era il titolo antico della Chiesa Matrice. Gl’Altari minori, il primo dal corno del Vangelo sta eretto in onore della B.ma Vergine del Rosario: quello, che siegue, ad onore di S. Maria delle Bruna, di S. Antonio di Padova, di S. Pancratio M. e di S. Antonio Abate. Dalla parte dell’Epistola, il primo ad onore delle B.ma Vergine del Carmine, di S. Nicola Vescovo di Mira, e l’altro ad onore di S. Maria degl’Angeli, sotto lo stendardo della SS.ma Croce, di S. Margherita, di S. Francesco di Paola, di S. Sebastiano, e di S. Rocco; titoli tutti li suddetti, degl’Altari antichi, e di altre Chiese distrutte, qui trasportate co’ loro privilegi, e pesi con nostro decreto, che s’osserva negl’atti della nostra Visita ottava del 1734 p. 420 e segg.

6. Il Campanile è magnifico, tutto di pietre quadre, che resta tra le Chiese nuova, e vecchia, la quale profanata, si è destinata ad altri usi, e in una lapide di marmo rustico, posta in faccia di esso si legge inciso l’anno della sua fabbrica, che fu nel 1380, e dalla qualità delle pietre possiamo conghietturare, che in detto anno 1380, parimenti fusse stata fabbricata la Chiesa Matrice vecchia.

7. Viene servita questa Chiesa dal proprio Arciprete, che ha la cura dell’Anime, e oltre a lui da due Sacerdoti Porzionarj, un Diacono, che gode per metà la porzione, e due Suddiaconi, che godono la quarta parte della porzione per ciascheduno, come abbiamo nel nostro Sinodo part. 5, cap. 10, al presente però non vi sono, che due soli Sacerdoti, e un Chierico.

8. Oltre alla detta Chiesa Matrice, abbiamo in questa Terra fuori dell’abitato, e quasi in faccia alla Porta di essa, la Chiesa di S. Maria della Libera, distante dalla medesima quasi cinquanta passi. Ella comparisce di fabbriche antichissime ad una nave con un solo Altare. Possiede alcuni pochi beni, e si governa dall’Università, a spese della quale se ne celebra la sua Festa il secondo giorno di Pentecoste.

Segue la descrizione sintetica di altre chiese, quasi tutte dirute:
S. Rocco
S. Sebastiano
S. Nicola
S. Margarita V. e M.
S. Antonio di Padova
S. Pancrazio
S. Vito

A parte ogni considerazione sulla nuova chiesa voluta dal vescovo Tria, di un qualche interesse è la citazione relativa alla datazione del campanile che egli riconduce al 1380 avendo letto la data sulla pietra posta su una delle facce del campanile.

In effetti la particolare distanza della pietra con l’epigrafe non aveva consentito al vescovo Tria di leggere bene la data che in realtà è di qualche anno più tarda.

Infatti su due righe incise su una pietra arenaria scura si può leggere:
+ A. D. MCCCLX
XXXIII,
ovvero, in caratteri cosiddetti alla gotica, si legge: l’Anno del Signore 1393.

Una data certa che ci permette di inquadrare meglio le vicende storiche della chiesa dell’Assunta di Provvidenti se è vero che la costruzione del campanile fu fatta contestualmente alla edificazione della chiesa poi successivamente abbandonata e ridotta, forse dopo il terremoto del 1456 come riferisce il Tria, per molti anni a fienile.


L’Assunta di Provvidenti prima del restauro

In quell’epoca vescovo di Larino era  Sabino Tomacelli  che era succeduto nel 1378 a un non bene identificato Giulio trasferitosi in quel periodo in Francia.

Della presenza di Sabino Tomacelli a Larino non sappiamo granché. La resse fino al 1401, anno della sua morte.

Qualcosa possiamo dedurre solo dal nome.


Insegna araldica dei Tomacelli

Egli apparteneva ad una famiglia allora importante di Napoli che, benché decaduta ma protetta dagli Angioini, dette alla Chiesa anche un papa che salì sul soglio di Pietro nel 1389 con il nome di Bonifacio IX.

Vi rimase fino al 1404, anno della sua morte, in un momento di particolare turbolenza all’interno della Chiesa e dell’Europa tutta.

Il suo pontificato fu contrastato anche dalla sopravvivenza del papato francese che in quel periodo si riconosceva prima nell’antipapa Clemente VII e poi in Benedetto XIII.

E’ facile dedurre che Sabino Tomacelli abbia fatto parte di quella cerchia di parenti, nipote o cugino del papa, che in qualche modo furono premiati prima di tutto per l’appartenenza alla casata che per il Vaticano era anche una garanzia di fedeltà.

A lui, dunque si deve attribuire l’iniziativa della costruzione sicuramente del campanile se non di tutta la chiesa.


L’anno 1833

Il campanile fu sopraelevato intorno al 1833, come lascerebbe capire una rozza epigrafe che si legge sull’arco di una monofora campanaria e a quell’epoca, o poco dopo, dovrebbe risalire la macchina di un orologio che ancora si conserva all’interno della torre campanaria completa in ogni sua parte


La macchina dell’orologio antico di Provvidenti

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3 Commenti

  1. Vincenzo MANOCCHIO 11 settembre 2012 at 07:30

    Grazie caro Franco di tutto quello che scopri e delle meraviglie che illustri a tutti con grande professionalità. Un abbraccio Vincenzo.

  2. giuseppe 11 settembre 2012 at 13:30

    lo stesso stemma l’ho individuato anche su una chiave di un architrave a morrone,come quello , di civitacampomarano, normanno , un saluto a presto peppino

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