Franco Valente

Forli del Sannio e Venafro. Due monumenti ai Caduti di Torquato Tamagnini.

Due monumenti ai caduti della Prima Guerra Mondiale, opere di Torquato Tamagnini.

Finalmente sono riuscito a capire chi sia quell’E. COCCHIA che ha firmato l’epitaffio che si trova sul fronte del monumento ai Caduti di Venafro:
ALLA MEMORIA PERENNE
DEI GIOVANI VENAFRANI
CHE NEL TERZO MILLENNIO
DELLA STORIA DI VENAFRO
RICONSACRARONO COL SANGUE
LA FEDE DELLA PATRIA
NEL FATO DI ROMA
MCMXV              MCMXVIII

Si tratta di Enrico Cocchia che, prima e durante l’Era Fascista, fu senatore “liberale democratico” dal 1913 e poi dell’Unione democratica.

Al Senato si conserva la trascrizione del 9 dicembre 1930 della commemorazione della sua morte avvenuta qualche mese prima. Tra l’altro si legge:
LUIGI FEDERZONI
(….) A questi nomi di colleghi che erano saliti ad alta rinomanza nel campo delle scienze mediche dobbiamo malauguratamente accompagnare quelli di altri che, in mezzo a noi, rappresentavano l’eccellenza conquistata negli studi letterari e filologici: Enrico Cocchia, (…) Rare volte la cattedra universitaria di letteratura latina fu illustrata da un maestro così compiuto come Enrico Cocchia: in lui la penetrazione prodigiosa dei testi e delle fonti, una preparazione storica, archeologica e glottologica larga e sicura, una conoscenza amplissima di lingue e letterature antiche e moderne; ma tali attitudini, instancabilmente perfezionate in quarant’anni di scuola e di produzione scientifica, si avvivavano per le calde virtù dell’umanista e dell’educatore, che alitavano la vita nell’indagine critica. Accanto alle opere di ricerca erudita, le pagine autobiografiche delle Rimembranze rimarranno a rispecchiare la gentilezza d’animo e lo spontaneo senso d’arte del sommo filologo irpino.
Alla memoria di coloro che la morte ci ha rapiti rivolgiamo, onorevoli colleghi, il nostro pensiero di mesto e reverente rimpianto.

La trascrizione continua

MUSSOLINI, capo del Governo, primo ministro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSSOLINI, capo del Governo, primo ministro. Il Governo si associa alle nobili parole commemorative pronunciate dal Presidente dell’Assemblea.

(Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 9 dicembre 1930).

Il Monumento ai Caduti della prima Guerra Mondiale (1915-1918) fu inaugurato il 18 novembre 1923 e della cerimonia abbiamo il ricordo in un articolo del giornale venafrano LA FORZA, riportato da mons. Giulio Testa nel suo volume “Venafro nella storia”.

Il Monumento fu realizzato con il denaro raccolto anche tra i Venafrani d’America e la colletta fu affidata a Giuseppe Ricci che viveva a Providence.
Parte del denaro fu ricavato su iniziativa del giornale LA FORZA e di un Comitato “Pro-Monumento”.

Furono raccolte 13.837 lire. Il Comune vi aggiunse 3.000 lire. La Pia Unione contribuì con altre 1.500 lire. Ulteriori 1.500 lire derivarono da altre contribuzioni.

Poi furono organizzate lotterie e chiesti contributi alle famiglie benestanti di Venafro, sicché alla fine il Comitato riuscì a mettere insieme 49.752 lire, delle quali 40.000 furono date al maestro Torquato Tamagnini e 9.752 per “manifesti, spari, rinfreschi, pranzo a Campobasso, palchi, corone, rancio ai militari, concerto musicale”.

Il manifesto comunale che invitava il popolo alla cerimonia inaugurale così si concludeva:
“Per l’Italia, per il Re, per Benito Mussolini: Eia, Eia, alalà”
Dal Palazzo Municipale 11 novembre 1923

Torquato Tamagnini (Perugia 1886 – Roma 1965) fu uno scultore che ebbe particolare fama soprattutto per i numerosi monumenti ai caduti della Grande Guerra, fondatore della casa d’arte “Corinthia” di Roma.

Tra i conosciuti quelli di Sala Consilina, Colliano, Deruta (1921), Arcevia (1923), S. Giovanni in Marignano (1925), Andretta, Guardia Perticara, Castelforte (1934), Padula.

Nel Molise, oltre il monumento per i caduti di Venafro, se ne conosce un altro a Forli del Sannio.

Su un lato della piazza sottostante l’antico nucleo fortificato vi è il Monumento ai caduti del MCMXVIII.

Qui il premio ai martiri della guerra è consegnato da una donna in abiti liberty che solleva l’alloro. Sul fondo è posto un grande pannello di bronzo con Minerva sulla biga. Bella sul retro la protome dal capo laureato di una donna dalla cui bocca fuoriesce un serpente che caccia acqua.

L’opera che Torquato Tamagnini realizzò per Venafro è abbastanza simile come impostazione a quella di Arcevia nelle Marche.

Un soldato a torso nudo e con l’elmetto mantiene con la destra una baionetta mentre con la sinistra protegge una donna che tiene in braccio un bambino.

Sul fronte del basamento  un pannello bronzeo con la Gloria che poggia su un globo mantenuto da una mano ed alza una corona di alloro.
Sul lato poosto è uno scudo circolare con lo stemma della città di Venafro.

Sui due lati sono due corone di bronzo con la fascia recante la scritta PRO PATRIA

Tutti gli occhi erano fissi sul bianco lenzuolo che avvolgeva il Monumento.
Ad un cenno del sig. Prefetto, fra il suono della marcia reale, lo scoppio assordante delle granate, lo scroscio dei battimani, il bianco lenzuolo calava lentamente.
E appariva il soldato armato di daga, che difende la moglie e il figlio.
Subito dopo Mons. Vescovo impartiva la Benedizione.
Ex combattenti e fanciulle si raggruppavano per cantare il bellissimo Inno composto dal dott. Cav. Francesco Atelal e musicato dal Rev. Parr. Raffaele Criscuolo.
Il canto dell’Inno, diretto dal Prof. Falciglia, veniva eseguito da un coro di oltre 150 voci”.

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4 Commenti

  1. Claudio Cardines 3 ottobre 2012 at 08:36

    Prezioso contributo alla cultura molisana, come sempre.

  2. Margherita Emilia Quercia 3 ottobre 2012 at 11:19

    Bellissima descrizione , resa autentica nel sentire dalle rappresentazioni fotografiche dell’epoca.

  3. Sergio La Sorda 3 ottobre 2012 at 15:24

    Caro Franco, ho appena letto uno dei tuoi racconti per il quale, ti esprimo le mie più fervidi congratulazioni. Con calma, leggerò il resto che sono veramente interessanti. Ho frequentato la tua zona per un periodo fino all’anno 1963, quando lavoravo per conto della “Cassa Per il Mezzogiorno”, impegnato nella misurazione di portata di sorgenti e piccoli corsi d’acqua. Allora ai più giovani “scopa nuova”, ci mandavano nei luoghi più impervi della zona. Dal 1° maggio 1963, quale vincitore di concorso, ho scambiato l’acqua pisciarella, con la grande massa del Panaro e Po, per una distesa di km. 20 ,00 nel territorio ferrarese. Co stima e caloroso saluto. Sergio La Sorda

  4. mimmo 3 ottobre 2012 at 20:10

    Come sempre un’ulteriore e gradita scoperta di ciò che riguarda il passato della nostra cittadina. Sei sempre il più grande di noi, ciao.

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