Franco Valente

Sopravvivenza di termini longobardi nel Molise

chronicon v (7)

Sopravvivenza di termini longobardi nel Molise

Oltre le dedicazioni di un gran numero di centri abitati a S. Michele Arcangelo, i toponimi sono altri elementi che attestano una diffusa presenza longobarda nel territorio molisano.

A volte il nome di un luogo sopravvive per secoli. Il nome di un luogo, per quanto breve, permette di ricostruire momenti fondamentali della storia di un territorio.

Si prenda come esempio il toponimo ricorrente di fara che si ritrova nei pressi di Lupara, di Carpinone, di Bagnoli del Trigno, di Toro, di Gambatesa, di S. Martino in Pensilis, di Termoli, di Ururi, e, forse, Ferrazzano (Faraczano, come era chiamato nel XIV secolo) il cui significato deve ricondursi ai nuclei familiari che componevano il primo corpo di spedizione longobardo.

Fara è un termine generico nella lingua longobarda che in italiano avrebbe il significato di “podere”, ovvero una parte di territorio costituito da case e terreni appartenenti a un gruppo ristretto di famiglie riconducibile a un medesimo ceppo longobardo.

Nella regione molisana è un toponimo frequente, come attestato da Casale Fara vicino Larino e la contrada La Fara a nord-ovest di S. Martino in Pensilis, tutti e due ad est del Biferno.

Sebbene siano conosciuti dalle fonti storiche rimane difficile una loro esatta localizzazione. A. De Francesco, per esempio, nella sua individuazione del territorio della contea di Termoli, ha menzionato questi castella, senza provare ad individuarli.(Arch. stor. per le prov. Napol., XXXV [1910]).

Lo si ritrova nella conferma dei beni fatta nel 1014 dall’imperatore Errico
Specialiter autem, ac nominatim res de Comitatu Thermulensi, quarum videlicet fines sunt: a capite rivus planus, a pede mare, ab uno latere flumen Trinium cum aqua, et portu suo, ab altero rivus, qui dicitur Ticcle cum castellis Petra Fracida, Ripa mala, et cum monasterio S. Benedicti ibidem constructo. Item Phara, Ripa Ursa, Mons bellus, Pesclori, cum universis omnino finibus, ac pertinentiis eorum. Item alibi in eodem comitatu juxta Bifernum habent fines a capite pertinentiae S. Gregorii, a pede mare, ab uno latere Bifernum, cum aqua, et medietate portus, ab altero rivus, cum omnibus adjacentiis sibi pertinentibus etc..

Viene ripetuto nella ulteriore conferma dell’anno 1023:

Nec ne non et res de Comitatu Thermulensi, (….) et portu suo, et de alio latere Rivi, qui dicitur Ticle cum omnibus suis pertinentiis, cum castellis videlicet Petra Fracida, et Ripa mala monasteriumque S. Benedicti quod ibidem edificatum est, et Phara, et Ripa Ursa, et montem Bellum, Pescloli, cum omnibus sibi adjacentibus pertinentiis scicilicet ecclesiis, casis, terris, vineis, aquis, molendinis, salcitis, pratis, pascuis, silvis, et aliam partem terrae in praedicto Comitatu Termolense juxta fluvium Bifernum (…)

E poi nel 1038 nel privilegio di Corrado imperatore:
(…) monasterium quoque S. Benedicti quod ibidem edificatum est, et Fara, Ripa Ursa, et montem Bellum, Pescoli, cum omnibus suis pertinentiis (…)

 

Una traccia di una “fara” sopravvive anche in un passo del Catalogo Normanno dei Baroni della metà del XII secolo dove si riportano i feudi di Oderisio di Rionero: Oderisius de Rigo nigro dixit qùod demanium suum de Civitate Nova, et Roccetta et Spelunca est feudum duorum militum, et de Clauicia et Casali Castilionis feudum ij militum, et de Colle AIto feudum ij militum, et de Rigo Nigro cum medietate Montis Nigri et Fara et Civitate Veccla feudum ij militum. Una sunt de proprio feudo predicti Oderisii milites viij et augmentum eius sunt milites viij. Una inter proprium feudum et augmentum obtulit milites xvj et servientes xvi.

Per quante ricerche abbia fatto non ho trovato traccia di un territorio che ancora si chiami Fara dalle parti di Rionero Sannitico. E tantomeno un territorio che si chiami Civitate Veccla.
Molto probabilmente, se Civiate Veccla è l’antico nome dell’originario nucleo abitato dell’attuale Civita Nova, devo ritenere che la Fara citata dovrebbe essere quella che è richiamata in un documento del Registro di Pietro Diacono (p. 209, n° 493) dove è riportata un’altra “Fara” che nel 1064 si trovava all’interno dei confini di S. Marcus de Aqua Sonula dalle parti di Carpinone:

(…), et torrente usque ad Aqua Sonula de territorio de Carpenone, (…)  usque ad caput de ipsum sertum, et ipsum rivulum Yvernales, quae est in territorio de ipsa Fara, et de Carpenona, et cum ascenderit per ipsum rivulum, et vadit per pede de Guastu, et per directe salierit in balle Janara in cacumine ipsum mons (…)

Le citazioni sono riprese da E. GATTULA, Accessiones, Venezia 1734.

A proposito dell’origine longobarda del nome di Ferrazzano ci serve un diploma di Carlo I d’Angiò del 1275: (…) Iustitiario terre Laboris etc, exposuit excellentia nostra Guillelmus de Giniaco miles fidelis noster quod homines castri Faraczani sibi per excellentiam nostram concessi collectam sancte Marie (…).

Significato analogo ha il termine di sala che si ritrova in S. Maria in Sala di Venafro e in un non meglio precisato in loco Sale iuxta Bifernum del Chronicon Vulturnense, che potrebbe essere l’attuale Casal Ciprano.

Si ritrova spesso il toponimo di gualdo che si ripete per luoghi che sono (oppure erano) ricchi di boschi. Si veda S. Giovanni in Galdo, Ualdum sacri Palatii di Larino, Vualdum ecclesiae S. Martini di S. Martino in Pensilis, Ualdum di Venafro.

Infine Staffoli, da staffal, che indica non solo l’appoggio del piede del cavaliere, ma anche il punto di confine ancora oggi dei territori di Vastogirardi, Agnone e Carovilli.

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13 Commenti

  1. Giuseppe Zio 5 ottobre 2012 at 07:46

    Ualdum di San Martino?? Franco sai dov’è collocato??

  2. Franco Valente 5 ottobre 2012 at 09:07

    Questo dovresti dirlo tu… Credo che la citazione (devi darmi tempo di ritrovarla) sia di Ughelli e si riferisca ad un documento del IX secolo. Non so se sia la stessa cosa di un “Ualdum in Canali” oppure “Waldum in Sappione”, ma certamente “Vualdum eccl. S. Martini”.
    Se riesco a venire domani a S. Martino approfondiamo!

  3. Giuseppe Zio 5 ottobre 2012 at 19:37

    C’è un documento che ha un privato, e che mi ha fatto solo sbirciare, del IX secolo che è un atto di compravendita di una proprietà da parte di un prete, che compra persino lo schiavo, ma non mi ricordo se viene citata questa località. Luigi Sassi non ne fa menzione. Ci vediamo domani!!

  4. Domenico Marchione 8 ottobre 2012 at 19:53

    Anche a Vastogirardi viene usato il termine “Fara” ;
    quel tratto di strada rettilineo che da Staffoli va verso il paese è appunto indicato come “Fara di Staffoli”

  5. Franco Valente 10 ottobre 2012 at 22:40

    Gentile Domenico, solo adesso, rientrando, leggo il messaggio. Questa segnalazione di “fara” tra Vastogirardi e Staffoli è preziosissima e conferma ancora una volta un’organica presenza di longobardi in quel territorio…. Grazie. Ne farò tesoro!

  6. Maria Elisa Baranello 11 ottobre 2012 at 23:36

    L’origine longobarda del toponimo Ferrazzano è, a mio avviso, molto più evidente nella variante dialettale, Farazzane, ancora oggi comunemente usata. Anche il cognome Lombardi può essere ricondotto alla presenza longobarda in Molise? L’ archivio parrocchiale, purtroppo, parte dal 1600. Ancora grazie per queste piccole lezioni di storia sul web.

  7. Franco Valente 12 ottobre 2012 at 04:00

    Gentile Maria Elisa,
    concordo perfettamente. Sull’origine del cognome Lombardi credo non vi siano dubbi (Carovilli, Vastogirardi, Roccasicura, S. Pietro Avellana, ecc.).
    Anche il termine consueto di “S. Angelo” (che è la stessa cosa di S. Michele Arcangelo) è di origine longobarda. Si pensi al toponimo di S. Angelo dei Lombardi (AV) che unisce ambedue.
    Da noi Colli Sancti Angeli (Colli a Volturno) S. Angeli de Musano (S. Angelo Limosano), Sancti Angeli de Griptis (S. Angelo in Grotte) e così via, insieme alle dedicazioni a S. Angelo delle chiese più alte di quasi tutti i centri molisani (poi, secondo me, dedicate a S. Maria Assunta mantenendo quasi sempre l’altare di S. Michele all’interno, in genere il primo a sinistra entrando).

  8. G.Ciampaglia 6 gennaio 2015 at 09:47

    Essendo nato a Salcito cerco di comprendere meglio le sue origini longobarde insieme a quelle dei paesi vicini. In particolare ho appreso dell’esistenza del popolo germanico dei Cauci o Chauci come li chiamavano i Romani, che erano stanziati sul basso fiume Elba vicino ai Longobardi e sembra che siano venuti in Italia insieme a loro. In Molise c’é il piccolo Paese di Chiauci che, dal nome, ha tutta l’aria di essere stato un loro insediamento. Potrebbe essere vero?

  9. mauro 25 ottobre 2015 at 10:33

    cerco notizie storiche su Salcito e il mio cognome Filacchione libri ,riviste o altro grazie

  10. Leonardo Cuccia 14 settembre 2016 at 16:32

    Caro Franco hai perfettamente ragione…secondo me c’è stata proprio una “rimozione come da damnatio memoriae” della storia Longobarda…sono molti anni e su molti libri che studio tutta la storia della Langobardia sia la maior che la minima…eravamo a un passo della Nazione Italia…ahimè; da poco ho finito di leggere l’Editto di Rotari e la Historia Langobardorum di Palo Diacono…se Dio vuole ci incontreremo per parlarne:
    Ti abbraccio e complimenti ancora per la Tua erudita e consapevole opera di sensibilizzazione che stai conducendo in modo egregio e certosino.
    Leonardo Cuccia

  11. Franco Valente 15 settembre 2016 at 16:09

    Carissimo Leonardo,
    ti ringrazio affettuosamente!

  12. andrea de angelis 14 marzo 2018 at 21:03

    Interessantissimo. Da appassionatissimo di longobardi e toponomastica sull’argomento osserverei: se veramente Ferrazzano< Faraczano intravvederei la concorrenza di Fara+Aczo ( forma ipocoristica di antroponimo Longobardo del tipo Azzone)+ano (terminazione che sta ad indicare i prediali)…interessante pure perchè testimonierebbe la formazione del toponimo da contaminazione culturale germanico-latina.
    Gli studiosi di toponomastica germanica generalmente, ma non sempre, attribuiscono nel sud d'Italia "lombardi" ad una fase più tarda, non coincidente con quella longobarda ma , appunto, con quella di apporti (colonizzazioni) propriamente lombarde ("gallo-italiche")…ma è un argomento dibattuto.
    C'è un altro toponimo, tra quelli che trascrivi, Franco, che dovrebbe avere ascendenza longobarda: si tratta di "sonula" che viene ricondotto (come in Rivisondoli-AQ) al longobardo "sunder"= terreno riservato. Su "la Parella" sono veramente incuriosito perché non posso non pensare a Civita Luparella e al torrente Parello; di altri idronimi con la base Par- non ne ho mai incontrati, tanto più che il nostro dovrebbe derivare da "luparello"…ma mi piacerebbe approfondire. Grazie, saluti.

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