Franco Valente

Lo scimmione ed altre figure sulla chiesa di S. Maria Assunta di Ripalimosani

RipaCampanile

S. Maria Assunta di Ripalimosani: DILEXI DECORUM DOMUS TUAE DOMINE ET LOCUM HABITATIONIS GLORIAE (Seconda parte)

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La chiesa monumentale di S. Maria Assunta di Ripalimosani nel secolo XVIII è stata definitivamente trasformata.

Dico definitivamente perché credo che dopo le modifiche sostanziali del Settecento sia assolutamente impossibile apportare qualsiasi trasformazione senza rischiare di rovinare un’architettura che ormai è spazialmente ben definita.

L’aspetto singolare della chiesa di Ripalimosani è una sorta di rispetto della storia delle trasformazioni. Lo dimostra non solo l’epigrafe che ricorda che nel 1560 la chiesa più antica era stata già trasformata, ma anche una serie di piccoli elementi scultorei che nel tempo, pur avendo cambiato l’originaria collocazione, permettono di capire che l’organismo iniziale aveva un carattere stilistico di tutto rispetto.

Sono pochi elementi, ma significativi.

Una leonessa riconducibile alle rappresentazioni fantastiche del XII-XIII secolo si trova ad una certa altezza sullo spigolo sud-occidentale della chiesa. E’ una mensola che presumibilmente era sulla facciata antica.

Il felino è ben pettinato a placche geometriche ed è nella solita posizione di riposo dopo aver ghermito una preda che, ormai irriconoscibile, sembra essere tra le zampe anteriori. Sotto è una foglia di acanto.

Le immagini leonine sono piuttosto consuete nel bestiario medioevale e il Molise ne è ricco. Se ne fece uso soprattutto nella architetture normanne.

Invece assolutamente insolita è la figura che oggi si trova nello spigolo nord-orientale del campanile e che sembra essere dello stesso periodo della figura leonina.

E’ la singolare rappresentazione di uno scimmione che si appoggia alle zampe come se volesse affacciarsi.

Cosa voglia significare questa rara figura, che non mi è capitato di trovare in nessuna architettura medioevale, è difficile da dirsi. Nella iconografia antica si trova spesso l’immagine della scimmia che da tutti viene riconosciuta come simbolo della lussuria. Ma lo scimmione è perlomeno insolito.

Sulla questione dei significati delle figure fantastiche e, in particolare, dei bestiari medioevali da tempo antico si è animata la discussione. Già Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) nella sua Apologia di Guglielmo contestava l’uso delle immagini bestiali e in particolare delle scimmie: Quid ibi immundae simiae? (S. Bernardi Abbatis Apologia ad Guillelmum Sancti-Theodorici Abbatem).

Tuttavia pare che le esternazioni di Bernardo di Chiaravalle non siano state particolarmente ascoltate, se non dai lapicidi delle chiese cistercensi dove i bestiari sono del tutto assenti.

Perché dunque queste strane figure su edifici sacri? C’è chi sostiene che esse significhino il contrario di ciò che vogliano rappresentare ovvero che vengano mostrate proprio perché siano esorcizzate.

In genere la figura mostruosa viene associata al peccato, al maligno e, genericamente, al Diavolo. Queste figure nel medioevo rappresentavano la mostruosità fisica dell’uomo che era considerata una forma di condanna divina, molto utile per attribuirla al nemico: il nemico è sempre brutto e come tale bisogna temerlo.

Forme di degradazione fisica che, però, la chiesa aiutava a riconsiderare nel più ampio concetto della tolleranza divina che, per esempio, permetteva a S. Agostino di affermare che Dio voleva bene a tutti allo stesso modo.

Diverso è il significato che viene dato all’aquila che in genere viene considerata per la sua capacità di sollevare le prede e tirarle verso l’alto.

Perciò in essa si identifica l’evangelista Giovanni soprattutto per aver scritto l’Apocalisse che è il libro profetico per eccellenza che anticipa la salita dell’uomo alla luce attraverso la lezione divina delle Sacre Scritture che trascinano verso l’alto, appunto come fa l’aquila con le sue prede.

Con questo significato può essere considerata la rappresentazione dell’aquila che se ne fa in una pietra sicuramente proveniente da un altro luogo e che ora si trova nella parte bassa della sostruzione della chiesa sul fronte nord-orientale.

Nelle vicinanze vi si trova anche una girella, cioè una figura schematica che dà l’idea che stia girando.

Ha tre bracci ed ha diversi significati, tutti comunque legati agli astri.

Figure di questo genere (come la svastica) sono legate all’attribuzione di una forza ai corpi celesti. In particolare del sole e della luna, che hanno la capacità di emanare uno spirito che faccia muovere il mondo. Nel nostro caso i tre bracci sembrano avere la forma di piume che rotando rivelano la presenza dello spirito che determina il movimento.

A questi pochi frammenti sopravvissuti alla distruzione della originaria chiesa dell’Assunta vanno aggiunte le pietre circolari che appaiono sulla stessa parte. Molto probabilmente sono rocchi di colonnine che, non più riadattabili all’interno di un programma scultoreo o architettonico, sono stati utilizzati come materiale da costruzione.

(continua)

Appendice da
S. Bernardi Abbatis Apologia ad Guillelmum Sancti-Theodorici Abbatem.

29. Caeterum in claustris coram legentibus fratribus
A quid facit illa ridicula monstruositas, mira quaedam deformis formositas, ac formosa deformitas? Quid ibi immundae simiae? quid feri leones? quid monstruosi centauri? quid semihomines? quid maculosae tigrides? quid milites pugnantes? quid venatores tubicinantes? Videas sub uno capite multa corpora, et rursus in uno corpore capita multa. Cernitur hinc in quadrupede cauda serpentis, illinc in pisce caput quadrupedis. Ibi bestia praefert equum, capram trahens retro dimidiam; hic cornutum animal equum gestat posterius. Tam multa denique, tamque mira diversarum formarum ubique varietas apparet, ut magis legere libeat in marmoribus quam in codicibus, totumque diem occupare singula ista mirando, quam in lege Dei meditando. Proh Deo! si non pudet ineptiarum, cur vel non piget expensarum?

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