Franco Valente

Il teatro di Sepino come era nel 1973. Immagini inedite prima dello scavo

Il teatro di Sepino come era nel 1973. Immagini inedite prima dello scavo


Il teatro di Sepino com’era. Foto Franco Valente

Nel 1974 visitare Sepino era come andare in una di quelle aree archeologiche del Medio Oriente dove la vita quotidiana si svolge tra i ruderi emergenti di antiche città greche o romane.

Un fascino particolare che oggi non è più possibile vivere perché alla vita vissuta di una volta si è sostituita la glacialità degli interventi del Ministero per i Beni Culturali.


Il teatro di Sepino oggi. Foto Franco Valente

http://www.francovalente.it/2008/07/23/il-teatro-romano-di-sepino/

Si è passati da un eccesso all’altro e così, dalla visione dannunziana delle fatiche dei contadino che è subentrato al pastore transumante, si è passati ad una visione borghese e consumistica mascherata dalle esigenze scientifiche della conservazione.


Il teatro di Sepino oggi. Foto Franco Valente

Il Teatro di Sepino rappresenta oggi un unicum nella storia del restauro. Di un restauro del quale in qualche modo mi sento responsabile. Non per la gestione finale, quanto per l’idea di conservare la sovrapposizione insieme agli elementi cosiddetti originali.


Il teatro di Sepino com’era. Foto Franco Valente

Prima di redigere il progetto insieme a Giuseppe Bernacchi e Giorgio Vasta effettuai una ricognizione fotografica che oggi costituisce una documentazione irripetibile.


Il teatro di Sepino com’era. Foto Franco Valente

Negli anni Settanta del secolo scorso, prima di avviare lo scavo dell’orchestra e della gradinata che oggi si vedono, la situazione era del tutto diversa perché le case rurali che ripetono la forma semicircolare del perimetro teatrale ancora limitavano un’aia a servizio delle varie famiglie che la possedevano.


Il teatro di Sepino com’era. Foto Franco Valente
Erano i tempi in cui le sovrapposizioni architettoniche alle strutture romane venivano definite genericamente superfetazioni e in genere si passava alla loro demolizione.

 


Case demolite prima del 1970


Il teatro di Sepino com’era. Foto Franco Valente

Così si era cominciato a fare anche per le case del teatro di Sepino. Nell’ambito del corso di Restauro dei Monumenti del prof. Gaetano Miarelli-Mariani di Roma ebbi modo di seguire due studenti, Giuseppe Bernacchi e Giorgio Vasta, che elaborarono una proposta che allora sembrò quasi sovversiva ma che trovò felice accoglienza presso la Soprintendenza ai Monumenti del Molise, tanto che il soprintendente Adriano La Regina scriveva: … meritevole di particolare menzione è il contributo che l’arch. Valente ha dato alla Soprintendenza guidando una equipe di studenti universitari nel rilievo di due singolari Monumenti romani (il teatro di Sepino e l’anfiteatro di Venafro) con pittoresche sovrastrutture seicentesche, notevoli sotto il profilo ambientale, ove l’attenta e minuziosa analisi del rilievo architettonico condotto anche secondo le esigenze della metodologia archeologica, è seguita da proposte di conservazione e di restauro basate sul più scrupoloso rispetto di ogni fase cronologica intesa come testimonianza di un momento storico (31 ottobre 1974).

 


Il teatro di Sepino. Uno dei tetrapili oggi. Foto Franco Valente


Il teatro di Sepino com’era. Foto Franco Valente

Se ti è piaciuto questo articolo forse può interessarti anche:

11 Commenti

  1. Nicola 26 ottobre 2012 at 07:51

    Grazie Arch.: molto belle!

  2. Silvio 26 ottobre 2012 at 09:32

    Mi ricordo che quando sono andato l’ultima volta a Sepino, mancavano delle tabelle descrittive e le guide e mi sono arrangiato con un po’ di notizie che avevo visto e letto da qualche parte. Spero che nel frattempo sia cambiato qualcosa. Per quanto riguarda il restauro, beh basta confrontare le foto. Grazie, come sempre

  3. Nicola Vitale 26 ottobre 2012 at 09:42

    Notevole, archité, il corso del tempo puó modificare le fabbriche, l’ambiente, gli uomini ma non la loro storia. Avete ragione quando parlate che si è passati ad una visione consumistica; oggi il patrimonio culturale è un reddito che utilizza tramite la sua storia e la propria espressione architettonica ed artistica per tradursi in occupazione ed in risorse. Io penso che nessuno è profeta in patria o portatore di verità. Noi tutti al di la del ruolo che ognuno di noi ricopre, con la propria sensibilità, professionalità ed esperienza debba essere servizio e non scontro, ma confronto costruttivo che porti dove è ancora possibile a migliorare gli errori fatti. Oggi in questo clima di recessione penso che i beni culturali possono dare, offrirsi, aprirsi a nuove idee ed opportunità che consentano, non solo a noi boiardi dello stato dai tanti paraocchi, ma ai giovani ed alle nuove e tante professionalità di entrare a far parte di questo settore affascinate.

  4. anna zullo 27 ottobre 2012 at 00:07

    Documentazione fotografica affascinante,descrittiva di un mondo ormai andato…suggestiva,intensa ricca di significato..

  5. Salvatore Malone 27 ottobre 2012 at 07:36

    Ricordo perfettamente i luoghi prima del restauro, tant’è che successivamente, ritornando sul posto dopo qualche decennio, mi chiedevo come mai mi era sfuggito di vedere il teatro.
    Mj avete chiarito un dubbio rimasto nella mia memoria per tanto tempo…grazie

  6. Giovanni Mascia 28 ottobre 2012 at 10:14

    Grazie, Franco! Un bellissimo regalo.

  7. dante gentile lorusso 28 ottobre 2012 at 11:42

    Documenti di grande valore che accrescono il fascino e la magia ad uno dei luoghi più significativi e belli del Molise.
    Grazie magister!!!

  8. NIAN 4 novembre 2012 at 20:13

    La Sepino che ricordo quando da bambino feci la prima gita scolastica ……..cinquant’anni fa , grazie Franco è stato un tuffo nel passato , risento ancora l’odore delle pecore e delle stalle che circondavano l’area del magnifico teatro dove farei volentieri una serata di musica popolare.

  9. Giuseppe D'Annunzio 12 novembre 2012 at 16:25

    Che interessante documento; questo straordinario Luogo dev’essere una delle mete del mio prossimo viaggio in Molise!

  10. pasquale sardella 12 marzo 2014 at 21:38

    una volta,anni 70 in molise mandavano i comunisti,adesso i coglioni impresentabili altrove.allora le istituzioni si legavano e dialogavano con il territorio,adesso famiglietti viene in treno la mattina,si fa portare con l’auto blu in ufficio,600 metri,e se ne va la sera.il cavaliere errante contro l’eolico,non riceve nessuno.se lo metti in macchina a campobasso non arriva a ferrazzano,impartisce ordini sul tratturo senza sapere cosa sono,stasera con il suo codazzo ha introdotto stella e rizzo….meglio non continuare,ricordo e sottolineo che sepino è quello che è perchè oltre a te ,a la regina bruno d’agostino è stato l’artefice massimo.giu il cappello.

  11. Franco Valente 13 marzo 2014 at 07:25

    Stella e Rizzo sono venuti la sera prima. Grande abbuffata a ristorante con Famiglietti e codazzo… Il sorcio in bocca al gatto….

Lascia un commento

*