Franco Valente

La balaustra di S. Giorgio a Petrella Tifernina

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La balaustra di S. Giorgio a Petrella Tifernina

Se vi capiterà di entrare nella chiesa di S. Giorgio a Campobasso capirete immediatamente che alla facciata esterna normanna non corrisponde un interno dello stesso periodo.


S. Giorgio di Campobasso. Interno

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S. Giorgio di Campobasso. Esterno

Sono tante le trasformazioni avvenute nel tempo, ma una in particolare deve riferirsi all’epoca di Agnello Rendina vescovo di Boiano. Lo attesta una piccola lapide che è sopravvissuta nella parte di destra della chiesa dove si legge:
D.O.M.
ARAM ISTAM
AD DEIPARAE DE MONTE CARMELI DECVS
NOVITER EXTRVCTAM
PROPRIO AERE DICAVIT
THOMAS ANTONIVS CANCELLARIO
HVIVS SACELLI PATRONVS
PRO SE SVISQVE POSTERIS
SVB FELICIORI SYDERE
AGNELLI RENDINA EPISCOPI BOIANEN
ANNO HVMANAE SALVTIS MDCCXIII

Deo Optimo Maximo. Tommaso Antonio Cancellario, patrono di questa chiesa, dedicò questo altare ricostruito di nuovo con proprio denaro, per celebrare la Madre di Dio del Monte Carmelo per se e per i suoi posteri sotto i più felici auspici di Agnello Rendina vescovo boianense nell’anno dell’Umana Salvezza 1713.

Agnello Rendina era stato fatto vescovo da Clemente XI, ma certamente alla sua elezione non fu indifferente la vicinanza al cardinale Vincenzo Maria Orsini (che poi divenne papa con il nome di Benedetto XIII) che lo aveva nominato pro-vicario generale della diocesi di Benevento.


S.Giorgio di Petrella Tifernina

Per conoscere lo stemma del vescovo Rendina, però, ci dobbiamo spostare in un’altra chiesa della diocesi di Boiano, nella chiesa di S. Giorgio di Petrella Tifernina. Infatti, sul pilastrino della testata dove si attacca il cancelletto vi è il suo blasone vescovile, peraltro con un cappello vescovile certamente anomalo per avere 9 fiocchi (1-2-1-2-3) per lato in luogo dei 6 (1-2-3) canonici.

Il blasone è partito, troncato a sinistra con un compasso nel superiore e cinque fasce ondate nell’inferiore, troncato a destra con due aquilotti sormontati da tre stelle nel superiore e un aquilotto nell’inferiore.

Un’epigrafe applicata sul pilastrino della testata dalla parte della Sagrestia ricorda che la balaustra fu fatta con il contributo in denaro dei cittadini quando era arcipresbitero il parroco Cannavina, nel 1712:
ARCHIPRESB.RI
CANNAVINA
HOC OPVS
AERE CIVIVM
xxFABRE
EXTRUCTVM
A.D. MDCCXII

Orbene nel 1712 Agnello Rendina era vescovo di Boiano, nella cui circoscrizione era Petrella Tifernina (oggi diocesi di Boiano-Campobasso).

La balaustra, come tanti altri adeguamenti che venivano effettuati in tutte le chiese molisane, fu conseguenza delle indicazioni liturgiche del concilio di Trento alla cui realizzazione si applicò particolarmente Vincenzo Maria Orsini mentre era arcivescovo di Benevento.

Questa di Petrella è particolare perché doveva risolvere sul piano prospettico un problema formale derivato dalla singolare anomalia planimetrica della basilica che, come si è visto, non ha gli assi longitudinali e trasversali ortogonali tra loro.

Alle testate e agli angoli sono posti pilastrini in pietra brecciosa.

La cimasa dalla cornice pronunziata si appoggia su balaustri classici a forma di balausto di melograno poggiante su dado quadrato.

Oltre l’epigrafe e lo stemma prima descritti, su due pilastrini sono altrettante rappresentazioni, non del tutto identiche tra loro, di S. Giorgio a cavallo che uccide il drago alla presenza della giovane principessa che era stata condannata ad essere divorata dal mostro.

Sul pilastrino del fronte S. Giorgio è vestito di una corazza con la testa coperta da un cimiero con piuma svolazzante. Sul pilastrino alla testata laterale di destra, invece, S. Giorgio ha un cappello a larghe tese con le falde rigirate verso l’alto.


Nella prima la principessa, vestita di un lunga tunica, sembra accennare ad una sorta di saluto. Nella seconda, invece, porge le spalle al santo e tiene le braccia unite sul busto.

 

    Basilisco2
Il drago di Petrella (1712) e il basilisco di Ferrazzano (sec. XIII)

Certamente originale è il mostro che sta per essere ucciso. Si tratta di una rielaborazione del mitico basilisco a due zampe di gallo con la coda arrotolata.

 

 

Sul pilastrino intermedio del lato sinistro è, invece, una rappresentazione del serpente che, reggendosi su un albero dalle forme fantastiche, si rivolge ad Eva ed Adamo.

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3 Commenti

  1. Nicola 12 novembre 2012 at 08:03

    V.O.M. (Valente Optimo Maximo) :)

  2. Franco Valente 12 novembre 2012 at 08:10

    … Nicola, grazie per l’apprezzamento…

  3. Nicandro Palazzo 12 novembre 2012 at 19:58

    Grazie Franco, è sempre un piacere leggerti.

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