Franco Valente

Un angelo, una fiasca di vino e la farina alle sorgenti del Volturno. Era l’anno 703.

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Un angelo, una fiasca di vino e la farina alle sorgenti del Volturno. Era l’anno 703.

Andando alla ricerca di storie che permettano di capire se il vino sia stato da sempre un alimento importante nel Molise, non si poteva trascurare il Chronicon Vulturnense dove di vino e di vigne si parla spesso.

Ma in questo momento non mi interessa l’aspetto alimentare o quello economico, quanto piuttosto quello simbolico.

E’ sufficientemente noto che l’origine dell’insediamento benedettino di S. Vincenzo al Volturno sia attribuito alla scelta di tre principi di Benevento.

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Paldone, Tatone e Tasone lasciano Benevento

Nel 703, Paldone, Tatone e Tasone, due fratelli ed un cugino, beneventani di nobile origine, a seguito di disputa con i loro familiari, probabilmente per motivi di natura politica, decisero di allontanarsi dalla terra nativa senza far capire che volevano andarsene definitivamente.

Dovevano trovare una scusa e fecero circolare la voce che era loro intenzione andare a Roma a pregare sulla tomba di S. Pietro.

I genitori misero a disposizione cavalli e servi per rendere comodo il viaggio e la permanenza a Roma e quando partirono fu fatta festa.

In realtà era loro segreto desiderio di recarsi in Gallia.

Quando giunsero a Farfa bussarono alla porta del monastero dedicato a Maria Madre di Dio e furono accolti come ospiti da Tommaso di Morienna, abate di quel luogo. All’abate confessarono la loro origine e i veri motivi per cui si erano allontanati da casa.

Costui si dichiarò disponibile ad accompagnarli a Roma in pellegrinaggio. Per la strada li convinse a ritornare al suo monastero nella Sabina.

Tra quelle mura i tre principi si fecero monaci. Dopo qualche tempo, nello stesso monastero di Farfa, avvenne la riconciliazione dei cugini beneventani con i propri genitori.

Non sono noti i termini precisi degli accordi familiari che comportarono per Paldone, Tatone e Tasone la rinuncia a proseguire per la Gallia, ma grazie ai buoni uffici di Tommaso essi risolsero la lite ottenendo in concessione, dal duca Gisulfo di Benevento, quel territorio che corrisponde al bacino idrografico dell’Alto Volturno, comprese le sue sorgenti.

Secondo il cronista normanno che, scrivendo nel XII secolo, riportava la storia del monastero accaduta cinque secoli prima, Tommaso di Morienna, nell’indicare ai tre il luogo dove fermarsi a fondare il nuovo monastero, così si sarebbe espresso: Dilettissimi figli, il luogo dove desidero che voi andiate, si trova nelle parti del Sannio, sulla riva del fiume Volturno, a circa mille passi da dove ha inizio. In quel luogo è situato un oratorio dedicato al nome di Vincenzo, martire di Cristo.

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Chronicon Vulturnense

Secondo la narrazione, il cosiddetto “Prologus” di Ambrogio Autperto, quando giunsero sul luogo indicato da Tommaso, mentre dormivano furono illuminati dalla presenza di un angelo che apparve loro portando vino e farina in segno di benedizione e benvenuto.

Così il Chronicon: et ecce facto parvo intervallo, venit ad eos quidam homo ignotus nocturno silencio, regiamque oratorii pulsans, ait: “Quisnam hoc in loco quiescit?” ad cuius vocem exiliens, tacitus venit ad eum venerabilis Taso. cui ille: “Audivi”, inquit “ a dicentibus quoniam hic peregrini adessent et propterea a pastoribus meis veniens, detuli modicum farine ac vini” si habes ubi hoc quod attuli recondas, accipe”. Tum ille quedam vascula repperiens, tanquam a deo sibi oblata, suscepit que offerebantur.

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Chronicon Vulturnense

Ovvero: passato un po’ di tempo nel silenzio della notte apparve loro un uomo sconosciuto che, bussando alla porta dell’oratorio, disse: “Chi sta dormendo in questo luogo?” A sentire questa voce si avvicinò in silenzio il venerabile Tasone al quale disse: “Ho sentito alcuni che dicevano che qui sono venuti dei pellegrini e perciò ho lasciato i miei pastori ed ho portato un po’ di farina e un po’ di vino. Se hai un recipiente dove mettere queste cose, prendile”

Allora Tasone trovato un recipiente, come se gli fosse stato portato da Dio, accettò le cose che gli venivano offerte.

L’episodio è riassunto in una bellissima miniatura con questa didascalia
Angelus accessit dixitque : “Quis hic requiescit?” Exilit inde Taso tacito pede, pectore grato; Munera cui prestans, vinum, similam, redit extra

L’angelo arrivò e disse: Chi dorme in questo luogo? Gli si avvicinò Tasone con piede silenzioso e animo grato al quale offrì vino, farina (similam) e altre cose.

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Edizione del Muratori (XVIII sec.) del Chronicon Vulturnense

Nella miniatura la scena è rappresentata in maniera straordinariamente sintetica.

A destra è l’antico oratorio di S. Vincenzo di Saragozza alle sorgenti del Volturno. Al suo interno sono distesi Tatone e Paldone, mentre Tasone si affaccia alla porta per ricevere i doni dall’angelo. Questi regge una sacca con la “similam”, la semola, con la destra e mostra la fiasca con il vino con la sinistra.

Perché il vino e la semola è facile a dirsi.

Il richiamo al pane ed al vino dell’ultima cena e alla trasformazione di questi elementi nel corpo e nel sangue di Cristo è evidente.

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Edizione del Muratori (XVIII sec.) del Chronicon Vulturnense

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