Franco Valente

La via Francesca e i Cavalieri di Gerusalemme a Larino

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La via Francesca e i Cavalieri di Gerusalemme a Larino

Parlando con Marcello Pastorini, puntuale conoscitore del territorio di Larino, ho appreso che a qualche chilometro da S. Primiano esiste una fontana Francesca, una via Francesca e una contrada Francesca. Dopo una ricognizione sul luogo si è aperto uno scenario particolarmente interessante per integrare la ricostruzione di quel fitto reticolo di strade che complessivamente definiamo “la via Francigena”.

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La fontana della Francesca a Larino
A Larino esistono tre toponimi che con assoluta evidenza richiamano la presenza della via Francigena (o Francesca che dir si voglia) nel territorio: Fontana della Francesca, via della Francesca e Vallone della Francesca.

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Si tratta di toponimi derivati dalla definizione di una strada di cui si riconosce il tracciato e che fa parte di una rete di strade sicuramente più articolato. Credo che fosse quel tratto che permetteva di raggiungere S. Martino in Pensilis e successivamente Termoli dal cui porto si poteva salpare verso le Tremiti.

Non esiste alcun documento che lo garantisca, ma sono convinto, per una serie di considerazioni ovvie, che su questo pezzo di strada sia passato l’abate Desiderio di Montecassino quando nel 1071 dal suo monastero nel Lazio si recò prima a S. Maria di Casalpiano e poi alle isole Tremiti. Un viaggio che fu anche una sorta di ricognizione amministrativa sui beni che appartenevano alla giurisdizione del monastero cassinese.

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La contrada La Francesca

La certezza mi deriva dal fatto che nello stesso anno 1071 alla consacrazione della nuova basilica di Montecassino, progettata e costruita da Desiderio, erano presenti, tra gli altri vescovi, anche Pietro di Ravenna vescovo di Venafro ed Isernia, Alberto vescovo di Boiano, Nicola vescovo di Termoli, Guglielmo vescovo di Larino, Pietro vescovo di Guardialfiera e migliaia di monaci con i loro abati. Sarebbe del tutto illogico che Desiderio, recandosi alle Tremiti non si sia fermato a Larino, una delle ultime tappe obbligatorie per raggiungere il porto di Termoli. Anche perché è da ritenere che la maggior parte dei vescovi (se non tutti) del territorio contiguo a Montecassino, come Pietro di Ravenna provenivano dal cenobio cassinese.

A Larino Montecassino aveva un proprio monastero, S(anctus) Benedic/tus   Pectinali   // o(mn)ibus pertinentiis / suis, il cui titolo è richiamato nelle porte di bronzo che Desiderio aveva fatto realizzare a Costantinopoli.

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La via Francesca verso S. Primiano e Larino

Di questo monastero dipendente da Montecassino ha scritto ampiamente il vescovo Giovanni Andrea Tria nella sue sempre utilissime “Memorie storiche, civili, ecclesiastiche della Città e Diocesi di Larino”, (Roma 1744), ripreso ultimamente da Giuseppe Mammarella in “Larino Sacra II” (San Severo 2000) quando ha trattato del culto dei martiri larinesi. Delle sopravvivenze archeologiche di S. Primiano si era già occupato Eugenio De Felice (“Larinum”, Firenze 1994).

Mi sembra che la strada che vi passa davanti non sia stata mai presa in considerazione. Anche perché, dopo la trasformazione del titolo da quello originario di S. Benedetto in quello attuale di S. Primiano, la via ha raccolto il nome di quest’ultimo.

L’argomento è degno di essere approfondito soprattutto per gli aspetti più complessi dei collegamenti stradali dall’area laziale (sia romana che cassinese) al santuario di S. Michele sul Gargano e, più in generale, ai porti pugliesi dell’area brindisina che erano il passaggio importante per i traffici con l’Oriente.

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Il Casino fortificato dei Magliano

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Il Casino fortificato dei Magliano

L’argomento è sempre irto di difficoltà soprattutto quando si cerca di capire se alla presenza benedettina originaria si siano sovrapposti interessi di altro genere e che genericamente possiamo collegare alla costituzione di un organismo religioso-militare gerosolimitano.

Dall’opera del Tria sappiamo che per lungo periodo la chiesa di S. Primiano sia appartenuta alla Commenda dei Cavalieri Gerosolimitani almeno dalla fine del XIII secolo.

La questione è interessante e merita di essere approfondita soprattutto per verificare la circostanza, che io ritengo ragionevolmente plausibile, che il Monastero di S. Benedetto in Pectinali abbia svolto anche la funzione di xenodochio nel complesso ed articolato sistema di luoghi deputati ad ospitare monaci e pellegrini che nell’alto e basso medioevo si recavano da Roma (o Montecassino) a S. Michele sul Gargano o ai porti della Puglia per raggiungere Gerusalemme e l’Oriente in generale.

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Il tratto impraticabile della via Francesca nei pressi del Casino Magliano

Certamente la scoperta che questo tratto stradale, ormai in gran parte impraticabile, faccia parte del sistema della via Francigena restituisce importanza anche ad altri luoghi come S. Martino in Pensilis che rappresenta, sul piano organizzativo, il punto di passaggio successivo. In questa prospettiva acquista nuovo interesse il ricordo della scomparsa chiesa di S. Nicola (che era subito fuori della città) e per la quale fu rivendicata la proprietà da parte dell’abbazia di Montecassino.

Della vertenza mi sono occupato in http://www.francovalente.it/2009/04/27/cento-anguille-e-cento-seppie-annuali-per-una-chiesa-di-s-martino-in-pensilis/ e non escluderei che proprio in occasione del suo viaggio alle Tremiti nel 1071 Desiderio si sia reso conto della usurpazione da parte del vescovo di Larino e che il successore Oderisio abbia amichevolmente risolto il problema qualche tempo dopo proprio grazie ai buoni rapporti tra la diocesi di Larino e il monastero cassinese.

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La fontana della Francesca a Larino

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