Franco Valente

La scomparsa chiesa di S. Maria delle Manganelle a Venafro

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La scomparsa chiesa di S. Maria delle Manganelle a Venafro

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Fino al 1931 la parrocchia di S. Maria di Loreto aveva la propria sede nella chiesa omonima, meglio conosciuta dal popolo con il nome di chiesa delle Manganelle.

Nulla si conosce sulla origine del monumento che ha cambiato probabilmente titolo durante i secoli pur essendo una delle più antiche parrocchie della città.

La Chiesa delle Manganelle costituiva, insieme al Castello che era sistemato sulla parte opposta in posizione più emergente, uno degli elementi di riferimento del nucleo urbano più antico, venendosi a sistemare accanto alla porta urbica ed in asse con un preesistente cardo romano (corrispondente all’attuale via G.B. della Valle) che in quell’epoca era certamente la via principale di avvicinamento all’abitato.

Della Chiesa delle Manganelle oggi rimangono solo alcuni pezzi, tutti provenienti da monumenti romani, abbandonati nell’area dove sorgeva prima di essere demolita.

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Dalle “Rationes Decimarum Italiae”  ricaviamo che all’anno 1326 in Venafro era tassata “ecclesia S. Marie de Merguarellis”, il cui nome potrebbe essere una errata trascrizione del termine “Manganellis”.

Questo ci confermerebbe la sua esistenza nel XIV secolo, ma non improbabile é l’ipotesi che essa preesistesse a tale data e che addirittura la sua origine si legasse alla definizione del primo nucleo longobardo del X-XI secolo, tant’é che ne abbiamo notizia nella bolla di papa Alessandro III, datata 1172, dove nell’elenco delle chiese venafrane già risulta esistere “S. Mariae de Mangrellis” .

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Tale termine derivava evidentemente dalla circostanza che quella parte della città sia stata particolarmente protetta dagli attacchi esterni mediante l’uso di catapulte attestate lungo la muratura. Infatti, come dice il Ciarlanti: “il manganello era machina per trar sassi”.

La chiesa oggi non esiste più essendo stata abbattuta qualche decennio fa perché pericolante.

La sua facciata era costituita da elementi lapidei provenienti da edifici romani e vi si potevano riconoscere almeno due interventi sostanziali di epoche diverse.

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Il primo, di epoca premillenaria, nella parte inferiore, dove era sistemato il portale rettangolare sormontato da un architrave costituito da una cornice modanata romana e da una lunetta semicircolare con 9 conci di pietra. All’interno dell’archetto era conservata una immagine antica della Madonna di Loreto, sicuramente posteriore al XIII secolo.

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Il secondo intervento invece dovrebbe essere stato effettuato intorno al XVIII secolo con la modifica del finestrone centrale, la realizzazione delle due piccole celle campanarie a vento e la costruzione e l’ampliamento della canonica di cui abbiamo conoscenza solo attraverso la documentazione fotografica.

L’abbattimento totale della chiesa e della canonica ha completamente trasformato la situazione dei luoghi, determinando la perdita del fondale prospettico di via G. Battista della Valle, che una volta, davanti all’edificio, si concludeva con una scalinata in acciottolato.

Gran parte delle pietre costituenti la facciata antica sono ancora abbandonate nella zona e sarebbe auspicabile almeno la ricomposizione per anastilosi delle parti recuperabili ad evitare che la testimonianza della sua esistenza si perda nel tempo. Ricostruzione che ho personalmente avviato con la ricollocazione, più o meno abusiva, delle pietre più significative che erano abbandonate su quel sito da circa un trentennio e che erano alla mercé di chiunque ne avesse bisogno nel disinteresse più abietto della Soprintendenza ai Beni Culturali del Molise, notoriamente insensibile a qualsiasi problema di tutela della memoria storica.
Solo per testimoniare ai posteri il disinteresse del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il disprezzo che ho per i suoi uffici periferici regionali, mi fa piacere riportare, senza tema di cadere nel becero personalismo, quanto scrissi al sindaco Ottaviano nel 1997 e quanto egli mi rispose:

Al Sindaco di Venafro.
Nell’area della Chiesa della Madonna di Loreto da qualche decennio sono depositate le pietre della base della facciata dell’edificio che fu demolito agli inizi degli anni Settanta perché pericolante.
Tali pietre rappresentano un pericolo per la pubblica incolumità e determinano una situazione di grave antigienicità tant’è che il Comune con proprio personale ha provveduto ad una parziale sistemazione dell’area.
Poiché esiste una dettagliata documentazione fotografica del sito prima della demolizione, il sottoscritto chiede di essere autorizzato a far ricollocare nel punto originale le pietre della base della facciata utilizzando volontariato locale.
L’iniziativa non ha fini di lucro e vuole essere un contributo personale a restituire decoro a quella parte della città particolarmente degradata.                                                         
(arch. Francesco Valente)
All’arch. Francesco Valente.
Si prende atto e si esprime l’apprezzamento per la lodevole iniziativa di risistemare l’area abbandonata della diruta chiesa della Madonna di Loreto utilizzando volontariato locale.
Poiché il materiale lapideo è caoticamente depositato su aree comunali si invita la S.V. a volersi attivare affinché sia riordinato nel sito originale secondo quanto si ricava dalle antiche immagini della Chiesa con il divieto di asportazione di qualsiasi pezzo erratico. La presente costituisce anche autorizzazione per quanto di competenza del Sindaco.                                            
Il Sindaco (prof. Vincenzo Ottaviano)

Guardate cosa ci fanno davanti alle pietre rimontate. Il tutto nella totale indifferenza della Soprintendenza e del comando di Polizia Municipale che conoscono benissimo la situazione…
2) Mancanelle

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