Franco Valente

Tracce di templari molisani: Borrellus templarius, Agneus de Matricio e Robertus de Busso. I loro nomi si ritrovano tra i provisores castrorum di epoca federiciana in Calabria, in Campania e in Abruzzo. (Terza ed ultima parte).

Pietro Diacono

Tracce di templari molisani: Borrellus templarius, Agneus de Matricio e Robertus de Busso.
I loro nomi si ritrovano tra i provisores castrorum di epoca federiciana in Calabria, in Campania e in Abruzzo.

TERZA ED ULTIMA PARTE

 

Prima parte
http://www.francovalente.it/2013/04/21/tracce-di-templari-molisani-borrellus-templarius-agneus-de-matricio-e-robertus-de-busso-i-loro-nomi-si-ritrovano-tra-i-provisores-castrorum-di-epoca-federiciana-in-calabria-in-campania-e-in-ab/

Seconda parte
http://www.francovalente.it/2013/04/22/tracce-di-templari-molisani-borrellus-templarius-agneus-de-matricio-e-robertus-de-busso-i-loro-nomi-si-ritrovano-tra-i-provisores-castrorum-di-epoca-federiciana-in-calabria-in-ca/

 

Pietro Diacono
Oblatio di Borrello conte di S. Eustachio in Pietrabbondante e S. Salvatore (1014) (Reg. Petrus Diaconi – Montecassino)

 

 

Vediamo adesso chi è Robertus de Busso, il terzo personaggio molisano che appare tra i destinatari dell’incarico di provisor castrorum.
Da Riccardo da S. Germano (Cronica, an. XCCXXI) sappiamo che nel mese di luglio del 1221 Roberto di Busso fu incaricato da Federico II di compiere perquisizioni nelle terre di S. Germano sottostanti l’Abbazia di Montecassino, sotto il comando del giustiziario Enrico di Morra, contro bande di falsari, giocatori d’azzardo, tavernieri, omicidi, coloro che conducevano vita lussuosa, portatori di armi vietate e violentatori di donne: Mens julii inquisitiones sunt in Sancto Germano, et per totam terram Sancti Benedicti per Robertum de Busso jussu Magistri Justitiarii de Compagniis, falsariis aleatoribus, tabernariis, homicidis, vitam sumtuosam ducentibus, prohibita arma portantibus, et de violentiis mulierum .

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Il 14 dicembre 1231 lo stesso Roberto di Busso era provisor castrorum Aprucii per conto di Federico II  ed è uno dei primi provisor castrorum di cui si abbia una notizia sicura .

Nei decreti di nomina vengono precisamente elencate le funzioni che sono attribuite ai provisores:
Il controllo dei rifornimenti necessari ai castelli e al mantenimento dei militi addetti.
La composizione ed il numero degli addetti alla difesa.
L’ammontare della paga per i militi.
La manutenzione delle strutture castellane.

Roberto di Busso dovette avere un ruolo importante nella politica inquisitoria di Federico tanto che Riccardo di S. Germano parla ancora di lui nella sua Cronaca al gennaio del 1232 :
Henricus de Morra  Magister Justitiarum ad S. Germanum veniens inquisitiones dudum factas jussu Imperiali per Robertum de Busso Baronem de Comitatu Molisii, aperiri jussit, et publicari, unicuique infamatorum exhibens libellum suae infamiae, et nomina infamantium illos, quod causa fuit magnae discordiae inter ipsos, et odii magni fomitem ministravit.

(Venendo in S. Germano il maestro Giustiziere Enrico di Morra, ordinò di farsi note e pubblicarsi le inquisizioni già fatte per comando dell’imperatore da Roberto di Busso barone del Contado di Molise, esibendo a ciascuno degl’infamati il libello della sua infamia nonché i nomi degli infamanti)

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Fontana Fraterna di Isernia. Scudo dei Rampini fedeli di Federico II

Sappiamo pure che Roberto di Busso, insieme a Vitus Avalerius, Guido de Guasto, Nebulonis de Ponte, è tra i baroni che Federico II incaricò di tenere in custodia i prigionieri fatti nel 1239 negli scontri con i Comuni dell’Italia centro-settentrionale .

Certamente non siamo in grado di sapere con quale metodo Federico abbia scelto i suoi provisores, ma la circostanza che si sia rivolto a personaggi di Busso fa pensare che in quel centro vi fossero personaggi che appartenevano a una famiglia di conclamata esperienza nella gestione, nell’amministrazione e nella organizzazione delle strutture castellane.

Tra i possedimenti di Montecassino elencati nelle porte di bronzo di vi sono anche i pascoli del Matese: pascua de Matese. Di questi pascoli riferisce Pietro Diacono  quando riporta la notizia che il 31 luglio 1145 il barone Nibelone di Busso (de Buxone) e sua moglie concessero all’abate Rainaldo II il diritto a far pascolare le greggi dell’abbazia sui monti del Matese: ius pascendi armenta ipsius ecclesiae in monte qui dicitur Matese.

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Concessio Nibelonis (31 luglio 1145) dal Registro di Pietro Diacono – Montecassino

In quel periodo Busso, insieme ai feudi vicini di Oratino, Baranello, Vinchiaturo e Sepino che territorialmente facevano parte del Principato di Capua, apparteneva alla contea di Molise.

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A proposito di personaggi di Busso, sappiamo dal Catalogo dei Baroni (che, come abbiamo visto, Ruggero II fece redigere tra il 1150 ed il 1168 per una grande leva generale necessaria per formare una grande armata reale sostenuta da tutti gli uomini liberi prescindendo dal loro stato sociale e dal loro rapporto feudale)  che Robertus de Ripa tenet medium Quadranum a domino Riccardo de Busso quod est medium pheudum.
Inoltre che Dominus Tielesius tenet Goflianum quod est pheudum unius militis et tenet medium Quadranum a Riccardo de Busso quod est medium pheudum.

E infine che Rogerius de Pede de Monte tenet Gambatissam inhabitatam a Riccardo de Busso quod est pheudum unius militis.
Dunque Riccardo di Busso aveva dato in sub-feudo a Roberto di Ripa metà del feudo di Quadrano. L’altra metà, insieme all’intero feudo di Gofliano, era stata concessa ad un certo Tielesio, mentre Gambatesa, che era disabitata, era stata data a Ruggero di Piedimonte.

In epoca angioina troviamo citato un altro Riccardo di Busso. Infatti, tra i paesi che devono contribuire alla riparazione del Castello federiciano di Lesina vengono richiamate in maniera generica anche le baronie di Riccardo di Busso: Castrum Alesine potest reparari per homines ipsius terre, item per homines Civitatis S. Leucii, baronie S. Helene, Cleuti, Collis Torti, Macle, Ricie, Clusani, Vipere, Celencie, Montis Rotani et baronie domini Riccardi de Busso.

Di Riccardo di Busso sappiamo che già dal 15 aprile 1248 era provisor castrorum Aprucii per conto di Federico II  ma non possiamo essere ugualmente certi che all’epoca dello statuto angioino sulla gestione dei castelli egli fosse ancora in vita immaginando che con la definizione di baronie domini Riccardi de Busso si potesse intendere semplicemente una definizione territoriale.

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Il castello federiciano di Termoli

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1 Commento

  1. Stefano Vannozzi 3 maggio 2013 at 19:58

    Caro Franco,
    A proposito di Riccardo, Ruggero e Roberto de Busso tutti membri (insieme a Nebulone) della famiglia normanna dei “Da Ponte” ti segnalo un mio piccolo intervento scritto qualche anno fa sulla rivista cercese “Millemetri”, con una breve ricostruzione di questa famiglia e dei suoi membri già signori di Busso,Vipera, Cercemaggiore, Quadrano, Riccia, Decorata e Ponte (BN).
    http://stefanovannozzi.wordpress.com/2011/03/06/i-da-ponte-nuovi-elementi-storici-intorno-ai-primi-signori-di-cercemaggiore-riccia-vipera-e-ponte-in-epoca-normanna/

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