Franco Valente

Spigolature araldiche. Due stemmi feudali a S. Giuliano del Sannio

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Spigolature araldiche. Due stemmi feudali a S. Giuliano del Sannio.

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Che il Molise sia stata terra di conquista è affermazione scontata.
Però, non sempre è facile sapere delle famiglie che si sono alternate nel dominio dei feudi e non sempre ci soccorrono i documenti di archivio.

Perciò la scoperta di qualche stemma ci consente di capire a quale famiglia sia appartenuto questo o quel territorio.

 

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Il Palazzo ducale di S. Giuliano del Sannio

A S. Giuliano del Sannio ne rimangono solo due. Ambedue nel cosiddetto Palazzo Ducale che fu in origine il castello urbano e che ora è la sede del Municipio.
L’edificio è stato più volte trasformato perdendo così quasi tutti i caratteri originari, tuttavia si sono miracolosamente conservati gli stipiti di alcuni portali interni e soprattutto un architrave su cui è il rilievo di uno scudo lapideo a testa di cavallo, con fettucce laterali, che contiene le insegne della famiglia di Capua: Di oro alla banda di argento gemellata di nero.

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Lo stemma dei di Capua su un portale al piano nobile del Palazzo ducale.
Nessuna data aiuta a capire a quale esponente dei di Capua possa essere ricondotta la realizzazione di questo portale, ma i caratteri stilistici molto particolari possono farci restringere il campo a coloro che dominarono S. Giuliano tra gli inizi del XV secolo e gli inizi di quello successivo.

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Le insegne dei di Capua
I di Capua ottennero il paese la prima volta nel 1397 quando Ladislao di Durazzo la concesse al fedele Andrea che, come si sa, era stato destinato a sposare nel 1392 la sua moglie Costanza ripudiata. Morto nel 1421 gli successe il figlio Luigi deceduto nel 1443, qualche anno dopo aver sposato Altobella dei Pandone di Venafro. Il feudo poi passò a Francesco che lo aveva retto per un paio di anni per conto del fratello Andrea morto giovanissimo.

Dal 1488, sepolto Francesco nella chiesa delle Grazie a Riccia, S. Giuliano passò prima al figlio Luigi e poi all’altro figlio Bartolomeo nel 1496.

Il carattere stilistico dello stemma non ha la raffinatezza di quelli presenti nella chiesa di S. Maria delle Grazie di Riccia, pur avendo perso i caratteri degli scudi araldici sannitici della fine del Trecento. Non escluderei di poterlo collocare al periodo tardo di Andrea o a quello successivo del figlio Francesco, quando ancora non era invalsa la moda di dividere lo scudo in verticale con le insegne della famiglia del maschio e quelle della femmina.
L’altro stemma si conserva nella corte del medesimo palazzo, al piano terra.

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Giambattista Masciotta senza citare la fonte, scrive:
Nel 1608 il feudo era posseduto da Francesco Carafa (del quondam Girolamo), il quale con istromento 5 aprile lo vendè ad Aniello Longo.
La famiglia Longo, nuova titolare di S. Giuliano, era di ceppo differente dai Longo marchesi di Vinchiaturo, giacchè non prima dello scorcio secolo XVI era riuscita a farsi ammettere nel patriziato di Cosenza, dopo aver comprovato essere discendenza dei Longo cosentini. Aveva perciò arma diversa da quella dei marchesi di Vinchiaturo, consistente in fascia di azzurro caricata di tre gigli di oro in campo di argento.

Dice bene il Masciotta, perché lo stemma dei Severino-Longo, pur conservando i tre gigli che attestano un’antica ascendenza filo-angioina, è: Troncato: rosso nel terzo superiore con tre gigli di Francia di oro, nei due terzi inferiori compartito di onde di oro e di azzurro.

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Le insegne dei Severino-Longo

Lo stemma di S. Giuliano del Sannio è piuttosto tardo e non è da escludere che Camillo, l’ultimo dei Severino-Longo, avendo sposato alla fine del XVIII secolo Chiara Caracciolo di Forino, abbia voluto lasciare traccia di questa unione mettendo nello scudo da un parte le proprie insegne e dall’altra quelle dei Caracciolo Di oro al leone rampante di azzurro con la coda rivolta nel di dentro, linguato di rosso.

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Il leone dei Caracciolo con la coda rivolta all’interno

Da aggiungere che lo scudo, che ha ormai i caratteri dei blasoni borghesi, è limitato da due sirene speculari con le code in forma di volute a scaglie.

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Elementi erratici raccolti nella corte del palazzo

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