Franco Valente

Ode in ricordo della Cultura, deceduta e sepolta a S. Vincenzo al Volturno

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Volevamo trasformare il sogno in un progetto, ma per i politici il futuro è il sonno eterno.

Ode in ricordo della Cultura, deceduta e sepolta a S. Vincenzo al Volturno

(novembre 2001)

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,
dove una volta c’era Sannia,
la mano di Dio squarcia le tenebre della tomba di Epifanio.

,
dove una volta c’era Epifanio,
la mano dell’uomo squarcia le tombe dei monaci.

,
dove una volta scorreva il sangue dei Martiri,
giace il cadavere di Cultura.

F.V.

 

Non vado nell’area archeologica di S. Vincenzo al Volturno dall’ultima nevicata di due inverni fa. Ho visto le immagini che viaggiano su internet su alcuni discutibili lavori di restauro e ho saputo dalla stampa della chiusura del sito ai visitatori.

E fin qui siamo nella regola.
S. Vincenzo è un laboratorio della superficialità, dello sperpero di denaro e della insipienza regionale.

L’unico Presidente della Giunta Regionale che ha creduto in S. Vincenzo al Volturno è stato Gino Di Bartolomeo, all’inizio degli anni Novanta. Grazie a Gino Di Bartolomeo furono acquisiti al patrimonio regionale ben 25 ettari di area archeologica. Le procedure di esproprio, da me curate, furono tutte portate regolarmente a termine con atti notarili per il passaggio della proprietà alla Regione Molise.

Insomma furono poste le basi per la realizzazione di uno dei più importanti Parchi di Archeologia Medioevale italiani.

Poi sono arrivati quelli che nell’archeologia vedono solo carriere universitarie e partofogli gonfi. Ispettori ministeriali che venivano a controllare i lavori ed erano nel libro paga di chi doveva essere controllato. Uno scandalo portato a compimento mentre la magistratura stendeva una coltre su tutti i delitti che venivano consumati contro un patrimonio culturale che appartiene all’Umanità.

Quall’area, che poteva diventare un biglietto da visita per il Molise e un’occasione di sviluppo economico e culturale per decine di giovani molisani, è oggi in mano al peggio della pubblica amministrazione.

Senza dire delle chine populiste dei venditori di fumo e degli ignoranti paludati da difensori della cultura che ogni tanto cercano di trasformare i disastri culturali in palcoscenico delle loro isterie.

Ora si prepara il colpo finale. E’ stato concesso di riprendere a scavare.

E’ stato concesso di continuare a spolpare un osso che non ha più un filo di carne mentre le strutture minacciano di crollare.

Cosa possiamo fare?

Non ci rimane che il disprezzo per coloro che della politica conoscono solo l’ammontare delle indennità e l’indirizzo dei compari.

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