Franco Valente

Enrico II nel Molise. Anno 1022. Borrello di Pietrabbondante, Atenolfo di Capua e Poppone di Carinzia

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Borrello di Pietrabbondante, Atenolfo di Capua e Poppone di Carinzia

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Enrico II nel Registrum Petri Diaconi. Montecassino

Questo articolo contiene anche considerazioni originali. Chi ne fa uso è pregato di citare la fonte. Grazie!

TERZA PARTE

TROVI LA PRIMA PARTE IN
http://www.francovalente.it/2013/07/14/nel-1022-un-imperatore-a-s-elia-a-pianisi-enrico-ii-a-s-petrus-in-planaci-per-recarsi-dalladriatico-a-benevento/

TROVI LA SECONDA PARTE IN
http://www.francovalente.it/2013/10/07/da-pianisi-a-campodipietra-litinerario-di-enrico-ii-per-recarsi-a-benevento-nel-1022/

Una volta individuati con sufficiente precisione i luoghi che furono toccati dai due eserciti di Enrico II e Pellegrino di Colonia nella discesa da Ravenna a Benevento, prima di assalire Troia, possiamo cercare di capire quale itinerario sia stato seguito da Poppone di Carinzia che comandava il terzo dei tre eserciti.

Anche in questo caso la ricostruzione parte dalla lettura della Cronaca Cassinese di Leone Ostiense.

E’ proprio questi che nel II libro  fornisce una indicazione relativa all’anno 1014 che è fondamentale per capire cosa sia avvenuto qualche anno più tardi (Il documento originale porta la data 977 ma è stata da tempo rettificata nel 1014)

Tra i personaggi che vengono citati nel documento vi è un certo Borrello: Sed et Borrellus comes de Petra abundanti fecit huic monasterio cartulam oblationis de monasterio sancti Eustasii in finibus ejusdem castri loco qui dicitur Ad arcum, cum omnibus omnino rebus ac pertinentiis ipsius, et cum pertinentia terrae modiorum MDCXXIII.

A noi del documento interessano solo due precise citazioni che permettono di capire che Borrello era conte (Borrellus comes) e che la sua sede fosse in Pietrabbondante che, per essere definita “castrum”, aveva un castello.
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Pietrabbondante. Sulla destra la Morgia del Castello dei Borrello

 

La circostanza è importante perché fa capire cosa sia avvenuto nel periodo compreso tra la fine del 1021 e il febbraio del 1022 e per quale motivo l’esercito di Poppone abbia seguito un itinerario parzialmente diverso da quello dell’imperatore deviando per Pietrabbondante prima di congiungersi di nuovo con gli altri tronconi al comando di Enrico II e di Pellegrino.

La questione va inquadrata nel contesto degli avvenimenti che stavano determinando una complessa e intrecciata serie di rapporti di forze nell’area longobarda a seguito di una scelta di campo di Pandolfo IV, principe longobardo di Capua, e Atenolfo, fratello di Pandolfo IV e abate di Montecassino.

Costoro avevano mostrato interesse alla causa bizantina contestando l’autorità degli Ottone che dalla Germania cominciavano a mostrare serie preoccupazioni per i tentativi di espansione di Bisanzio sul limite più meridionale dell’impero.

Papa Benedetto VIII in questa vertenza si era schierato dalla parte dell’imperatore Enrico II non solo condividendo le sue preoccupazioni, ma recandosi di persona in Germania per invitarlo ad intervenire militarmente per ripristinare l’autorità imperiale nella Longobardia Minore.

Non solo. Il pontefice intervenne anche nel monastero di Montecassino destituendo Atenolfo e sostituendolo con Teobaldo, monaco di sua fiducia.

A nulla erano valse le qualità personali di Atenolfo che, mentre era abate, aveva dato un impulso di grande importanza all’organizzazione territoriale di Montecassino il cui potere, proprio grazie alle sue iniziative, si era esteso in territori ben distanti dal suo monastero. Giocava contro di lui in particolare l’essere fratello di Pandolfo IV.

In questo clima di rivolgimenti molto probabilmente Borrello di Pietrabbondante, il cui nome più precisamente dovrebbe essere Oderisio Borrello (maritato con Ruta figlia di Pietro), aveva immaginato che Enrico II si sarebbe disinteressato di quanto stava accadendo in questo lembo estremo dell’impero e si sbilanciò schierandosi contro il papa nell’offrire ospitalità nelle sue terre, che riteneva sufficientemente sicure, ad Atenolfo dopo la sua destituzione.

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Registrum Petri Diaconi. Montecassino

La Cronaca cassinese racconta che Atenolfo, allontanandosi dal monastero di Montecassino, si era portato dietro insieme ad alcuni oggetti preziosi anche nove importanti diplomi tra i quali uno di Carlomagno: (… novem quoque praecepta tam imperatorum quam principum secum detulit, et cartam de loco qui dicitur Publica in pertinentia Pontiscurvi, et concambium de Calinulo, et praeceptum de monte Asprano ubi est castrum Celi, et duas cartulas oblationis de Sancto Erasmo de Capua).

Strategicamente Enrico II aveva diviso l’esercito in tre tronconi con tre obiettivi precisi.

Egli avrebbe raggiunto Benevento dove avrebbe incontrato Benedetto VIII seguendo la costa Adriatica per piegare all’interno all’altezza di Termoli.

Pellegrino si sarebbe dovuto recare a Roma per scortare papa Benedetto VIII a Montecassino dove avrebbe ripreso il controllo del monastero insediando Teobaldo al posto del destituito Atenolfo, fuggito a Pietrabbondante.

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Gli itinerari dei tre eserciti di Enrico II nel 1022

Lasciato il papa a Montecassino si diresse ad assediare Capua dove catturò Pandolfo IV per spedirlo prigioniero in Germania.

L’ordine imperiale era di accompagnare il papa a Benevento.

Poiché la Cronaca riferisce che Benedetto VIII ed Enrico II giunsero insieme a Benevento, è da presumere che i due eserciti si siano incontrati prima, in un luogo che si trovava su un itinerario che fosse comodo per l’uno e per l’altro e che ritengo debba individuarsi dalle parti dell’antica Sepino sul tratturo che collega l’Abruzzo alla Campania (oggi denominato Pescasseroli-Candela e che corrisponde sostanzialmente all’antica via Minucia) dove si innesta la via che da Termoli passa per Pianisi, Campodipietra e S. Giuliano del Sannio.

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Gli attraversamenti molisani dei tre eserciti di Enrico II

Poppone, invece, avrebbe avuto come obiettivo di assicurare il controllo delle terre dei Borrello, altrimenti dette dei Marsi, anche con la cattura di Atenolfo a Pietrabbondante.

Per questo motivo avrebbe preso la direzione delle terre comprese tra il Sangro e il Trigno deviando, probabilmente, all’altezza di Senigallia o Ancona per passare per Camerino, Sulmona e Castel di Sangro e raggiungere Pietrabbondante.

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La via di accesso al Castello dei Borrello a Pietrabbondante

Uno spostamento di un esercito di oltre undicimila soldati era operazione piuttosto lenta e complessa. Ciò permise a Borrello di sbarazzarsi nel frattempo di Atenolfo.

La Cronaca cassinese riferisce che l’abate destituito abbia raggiunto Otranto da dove avrebbe preso il largo per recarsi a Costantinopoli e chiedere protezione direttamente presso la corte imperiale di Oriente: cupiensque Constantinopolim ad imperatorem confugere, Ydrontum mare ingressurus perrexit.

Pietro Diacono, che trascrive Leone Ostiense, con una interpolazione sulla quale avremo modo di tornare, sostiene che l’imbarco sia avvenuto a Termoli: atque per Sangrum ad Termulas transiens, cupiensque Constantinopolim ad imperatorem confugere mare ingressus est …

La Cronaca aggiunge che, prima dell’imbarco, S. Benedetto sarebbe apparso ad Atenolfo per avvertirlo che, se si fosse imbarcato, senza dubbio sarebbe perito: Vude, ait, et dic abbati ut nullatenus ingredi mare hac vice pertemptet, quoniam si fecerit, sine dubio peribit.

Atenolfo non volle dare ascolto alla profezia e, poco dopo essersi allontanata dal porto, la nave naufragò e tutto l’equipaggio scomparve in mare: Et ille quidem hujusmodi visioni minime fidem accommodans, audacter mare ingressus est; sed ut verax prohibentis auctoritas probaretur, occulta Dei dispositione atque judicio, cum omnibus sociis in mare naufragium passus, atque demersus est (Mart. 30). Quod cum fuisset imperatori relatum, fertur dixisse: Lacum aperuit et effodit eum, et incidit in foveam quam fecit.

 

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Il sarcofago di uno dei conti Borrello a Pietrabbondante

Quello che accadde dopo è abbastanza noto. Borrello, che risiedeva in Pietrabbondante , e la sua famiglia riannodarono i rapporti con Montecassino tant’é che negli anni successivi li vediamo non solo attori di avvenimenti amministrativi a favore dell’abbazia, ma anche presenti nella amministrazione del Monastero con la presenza di monaci ed abati che ebbero parte rilevante nella vita religiosa del cenobio come Oderisio e Randisio che poi furono elevati agli onori degli altari come santi.

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Sopravvivenze del Castello dei Borrello a Pietrabbondante

Gli eserciti, riunificati, da Benevento raggiunsero Troia dove l’esito della guerra non fu favorevole a Enrico II che non riuscì ad espugnare la città per il diffondersi di malattie pestifere tra i soldati e una colica renale che lo costrinse a ritornare a Montecassino a invocare l’aiuto miracoloso di S. Benedetto a cui egli attribuì la soluzione al suo male.

Con la venuta di Enrico II l’assetto generale si modificò sostanzialmente, ma ormai si erano poste le basi per l’avvio di una nuova avventura politica ed amministrativa di cui furono protagonisti e interpreti i Normanni.

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Enrico II

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4 Commenti

  1. Francis Tiso 14 luglio 2014 at 11:35

    Grazie, Franco. Sant’Enrico ha insediato Tixone di Westphalia come conte di Camposampiero nel 1013 (vicino Padova), secondo le ricerche genealogiche padovane che ho controllato. Tixone (di Lex Salica) e la moglie Elika (di Lex Lombardica) sono i miei antenati – i primi “Tiso” in italia. Interessante collegare questa coppia con i Longobardi del sud, e per rintracciare la storia fino al 1022. Penso che Tixone fu mandato a Camposampiero dopo la sconfitta della lega attorno a Arnoldo di Brescia contro l’imperatore. A Roma, c’è una via Arnoldo di Brescia, ma non un via Tixone e Elika! Ahimé cari saluti, Francis

  2. Alessandro 28 marzo 2015 at 10:47

    Come mai Enrico II si fermò proprio a Campodipietra per sottoscrivere il placito?

  3. Franco Valente 29 marzo 2015 at 09:29

    Fu l’abate di S. Vincenzo al Volturno che raggiunse Enrico II in una della tante soste che l’imperatore fece durante un viaggio che durò vari mesi e con una serie incredibile di complicazioni.

  4. Alessandro 29 marzo 2015 at 16:31

    Grazie per la risposta, tra l’altro credo che proprio in questo episodio del Chronicon Vulturnense che appare per la prima volta nella storia il nome di Campodipietra.

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