Franco Valente

L’epigrafe di Lucito. Non sempre esiste una soluzione facile.

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L’epigrafe di Lucito.

Non sempre esiste una soluzione facile.

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Da qualche tempo sto cercando di ricostruire una parte dell’itinerario di Enrico II alla volta di Benevento e Troia nel 1022 e sono convinto di aver bene individuato nella chiesa di S. Pietro di Pianisi il luogo in cui l’imperatore, al comando di un esercito di 40 mila soldati, si fermò per fare un giudicato contro i conti longobardi di Termoli Attone e Pandolfo.

In questo complicato viaggio nella storia mi sono imbattuto in un’epigrafe che è stata malamente interpretata nel passato e che si trova dal 1622 nel palazzo marchesale di Lucito che fu dei Piscicelli e dei Capece-Latro e che ora è in condizioni drammatiche.
Credo sia venuto il momento di rimetterci mano.


lucito1
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Nel 1802 Lorenzo Giustiniani nel Dizionario Geografico-Ragionato del Regno di Napoli, descrivendo sinteticamente Lucito, riportava la nostra epigrafe, malamente trascritta, che egli dice di aver sottoposto all’attenzione del suo amico Alessio Aurelio Pelliccia (1744-1823), decano della Regia Università degli studi di Napoli.

Lo studioso ritenne che l’iscrizione si riferisse al tempio di S. Benedetto, poi dedicato a S. Pietro in agro di S. Maria in Pianisi.

 


MOL

 

Di questa pietra diede notizia, facendone una trascrizione ancora peggiore, Gennaro Piedimonte in un libro che voleva ricostruire la storia di Lucito, pubblicato nel 1899 (G. PIEDIMONTE, Notizie civili e religiose di Lucito, Campobasso 1899, p.10).

 

Nel 2000 Elia Testa, rivendicando al territorio di S. Elia a Pianisi la provenienza di quel documento lapideo, come sosteneva il Pelliccia, ha ripreso il testo del Giustiniani per pubblicarlo, senza correggerlo, in un volume che tratta della storia di quel paese (E. TESTA, Memorie storiche civili ed ecclesiastiche di S. Elia a Pianisi, Campobasso 2000, p. 165):

Templum Patris nostri
Benedicti Prope S. Mariam ad
Planisium Molisii
Hanno nostre
Salutis a Partu
Virginis MXXII

(Il Tempio del nostro Padre Benedetto non lungi da S. Maria di Pianisi nel Molise. Natale del Signore 1022)”

 

Al disotto una seconda pietra ricorda il ritrovamento e il trasferimento a Lucito: ALIBI REPERTUM / SEXCENTESIMO POST ANNO / HIC LOCATUM / ANNO M.D.C.XXII (Trovata in un altro luogo fu posta qui seicento anni dopo, nell’anno 1622).

Personalmente dubito che questa pietra provenga da Pianisi, mentre ritengo più probabile che sia stata presa a Casalpiano che non è particolarmente distante da Lucito.

PiscicelliValenteBLOG

 

Nel 1622 Lucito apparteneva ai Piscicelli ai quali era pervenuta a seguito di una complessa riunione di patrimoni che per via femminile erano appartenuti ai di Sangro e ai Tomacello.

Adriana Tomacello sposò in seconde nozze Alfonso Piscicelli portandogli in dote il feudo di Lucito. Penultimo dei Piscicelli feudatari di Lucito fu Gianfrancesco, morto nel 1649. Da suo figlio Berardino il feudo intorno al 1655 passò ai Capece-Latro. Le vicende familiari dei Piscicelli di Lucito sono riassunte nelle insegne araldiche dello stemma che è posto sull’epigrafe che ci interessa.

 


La data MXXII riportata sulla pietra (se di data si tratta) è particolarmente importante, come è importante il termine abbreviato di MOL della terza riga.

 

Ma se di data si tratta, certamente essa non è contemporanea all’epoca di redazione dell’epigrafe che sicuramente non può essere antecedente al XIII-XIV secolo.

 

Ho chiesto un consulto a tre diversi epigrafisti. Tutti dicono che non è semplice la soluzione.


I problemi principali sono di due tipi. Il primo riguarda la compatibilità del carattere delle lettere con la presunta data finale che sarebbe il 1022.

LapideLucitoValenteBLOG

Tra esse la più significativa è quella della cattedrale di Larino di cui conosciamo precisamente la data 1319.

 

Non è difficile verificarne le analogie

 

cattedrale2009 (77)

Il secondo problema riguarda l’interpretazione del testo che è formato da 16 termini tutti abbreviati e il numero finale romano (MXXII).

 

Non sempre a tutti i problemi c’è una soluzione…

Lucito (8)


(Ringrazio il prof. Augusto Giammatteo per il frontespizio e la citazione del Giustiniani e Fabiola De Marinis, sindaco di Lucito, per l’accesso al Palazzo Baronale)

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3 Commenti

  1. bruno sardella 11 febbraio 2014 at 21:48

    Caro Franco, ora su due piedi non ricordo dove, ma tempo fa ho letto da qualche parte che appunto Santa Maria “de Planisio” (credo si scriva così) coincida con la chiesa di santa maria di Casalpiano.. devo ritrovare il documento..

  2. fernando 12 febbraio 2014 at 08:43

    morgese

  3. PAOLO LETTERIO SIGILLO 22 febbraio 2017 at 11:53

    Sono discendente per via materna dal ramo ” abruzzese/molisano ” della famiglia Piscicelli .Dopo la cessione di Lucito e Castelbottaccio ai Capecelatro ( che è nota ) , le vicende sul ramo si fanno oscure, e le notizie scompaiono , sino a un rescritto di Ferdinando IV ( I° di napoli ) che conferisce nuovamente alla famiglia possedimenti in agro di Paglieta ( Chieti ).
    Il documento originale è in mio possesso . Lei che è il maggior esperto nel campo , potrebbe indirizzarmi in qualche direzione , ai fini di una migliore ricerca su tale periodo oscuro ?

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