Franco Valente

A Venafro il sindaco o ci ammazza tutti o ci deve onorare.

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Quando si dimentica la storia.
A Venafro il sindaco o ci ammazza tutti o ci deve onorare.
“Tertium nullum consilium esse”
(Tito Livio, Ab Urbe condita, IX)

I Sanniti tenevano in pugno l’esercito romano chiuso nelle gole di Caudio. Fu interpellato Erennio Ponzio a decidere cosa si dovesse fare dei Romani.
L’anziano condottiero prima disse che bisognava rimandarli a Roma senza far loro alcun male e con gli onori delle armi.
L’ipotesi non fu accettata dai comandanti sanniti.

Allora Erennio Ponzio consigliò di ammazzarli tutti.

Gli fu chiesto il motivo delle due proposte totalmente opposte.
Erennio Ponzio rispose:
“Tertium nullum consilium esse”
“Non v’è una terza soluzione! Se li manderete liberi vi saranno eternamente grati. Se li ammazzate non avrete più nemici”.

I capitani sanniti scelsero la terza via: quella della ignominia:

« […] servate modo quod ignominia inritaveritis: ea est Romana gens, quae victa quiescere nesciat. Vivet semper in pectoribus illorum quidquid istuc praesens necessitas unisserit neque eos ante multiplices poenas expetitas a vobis quiescere sinet »
« […] Conservate ora coloro che avete inaspriti col disonore: il popolo romano non è un popolo che si rassegni ad essere vinto; rimarrà sempre viva in lui l’onta che le condizioni attuali gli hanno fatto subire, e non si darà pace se non dopo averne fatto pagare il fio ad usura »

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Venafro  29 marzo 2014

Al sig. Sindaco
prof. Antonio Sorbo
Municipio
VENAFRO

 e per conoscenza
Ai signori Consiglieri Comunali
di Venafro


Signor Sindaco,
capisco che a Lei la correttezza professionale interessi poco. La politica è fatta di gesti che superano le normali regole del vivere civile, tuttavia devo esprimere le mie perplessità sul metodo di comportamento che sta caratterizzando la condotta della Sua Amministrazione nei confronti dei cittadini.

Il potere amministrativo si gestisce per mezzo del proprio apparato burocratico e Lei fa bene a utilizzarlo.

Non sono certamente le performances dei Suoi dipendenti a cambiare la mia vita, ma mi permetteranno di lasciare scritto, da qualche parte, alle future generazioni cosa sta accadendo a Venafro.

 Mi riferisco agli incarichi professionali che stanno prendendo una piega che sul piano deontologico (e mi fermo qui) stanno assumendo un aspetto che definirei grottesco.

 Più particolarmente, per il momento, ritengo di dover dire la mia sull’incarico per la progettazione della sistemazione della Piazza del Mercato.

 Non entro nel merito della miseria della parcella che, per quello che so, è stata ridotta a livelli di morti di fame, ma invece alla circostanza che il Suo Ufficio ha creato non pochi imbarazzi quando ha conferito l’incarico a un collega architetto. Imbarazzi non tanto a me, quanto piuttosto all’architetto collega che dovrà, credo, fare salti mortali per decidere di non condividere più il progetto che insieme avevamo elaborato.

L’architetto collega insieme a me e ad altro tecnico venafrano aveva redatto il progetto definitivo che da anni è stato depositato al Comune di Venafro e per il quale il Suo Ufficio Tecnico l’anno scorso chiese anche la cosiddetta Relazione di Impatto ambientale che, tutti e tre, abbiamo regolarmente redatto e consegnato.

 Ciò non significa che esista alcun diritto da parte del gruppo di progettazione a vedersi riconosciute parcelle e incarichi. Conosco bene la norma e ribadisco che il problema non è di natura economica.

 Ovviamente non farò alcun ricorso perché, grazie a Dio, campo di altro, ma è increscioso sapere che gli incarichi vengano definiti sulla base dei rapporti che questa Amministrazione ha con l’Amministrazione Provinciale di Isernia e con quella parte di Venafro che ha votato per la Sua maggioranza di destra.

 Lei fa benissimo a comportarsi in questo modo perché capisco le Sue necessità di sopravvivenza politica. So bene, per esperienza personale, che essere indifferente alla clientela elettorale non porta voti ed è giusto che Lei non si faccia prendere dall’idea di essere distaccato nella scelta dei professionisti per raggiungere gli obiettivi programmatici che sono alla base del Suo disegno politico.

 Le scorrettezze del Suo Ufficio sono un macigno che peseranno nella storia della città.

 In un primo momento ritenevo che si trattasse di incompetenza, ma poi mi sono reso conto che esiste un disegno astuto e sottile, di elevata professionalità, in cui le bramosie individuali si intrecciano con un sistema di clientele che fanno rimpiangere i tempi più cupi del passato.

 (arch. Franco Valente)

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