Franco Valente

Castello di Gambatesa. Come complicare le cose semplici. Ci pensa la Soprintendenza.

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Castello di Gambatesa. Come complicare le cose semplici. Ci pensa la Soprintendenza.

Si chiamava Castello di Gambatesa. Adesso lo chiamano Castello di Capua!

Su facebook Pietro Abiuso ha posto una questione che sembra di poca importanza, ma è utile per capire quanto tempo si perda al Ministero per i Beni Culturali per complicare le cose.
E’ noto a tutti che a Gambatesa vi sia un importante castello che fino a pochi mesi fa si chiamava Castello Gambatesa.
Nulla di più ovvio.

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Il Castello si trova a Gambatesa ed era appartenuto a cavallo del XIII-XIV secolo, a Riccardo di Gambatesa.
Nel 1550 Vincenzo di Capua lo fece affrescare con un ciclo di pitture di eccezionale importanza.

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Non avendo altri problemi per la testa alla Soprintendenza di Campobasso hanno deciso di cambiare nome al Castello che adesso si chiama “Castello di Capua di Gambatesa”.

A chi giova questa sofferta decisione?

E, soprattutto, chi decide il nome di un castello?

E’ ovvio che un monumento, per motivi pratici, prenda il nome del personaggio più importante che ne abbia avuto il possesso, ma chi formula la graduatoria?
Intanto si dovrebbe dire “Castello Capua a Gambatesa”, oppure “Castello dei di Capua a Gambatesa”, tanto per essere precisi.

Il problema, se vogliamo, è di altro genere.

Chi stabilisce se è più importante Riccardo di Gambatesa o Vincenzo di Capua?

Del secondo, se non esistessero gli affreschi al Castello, non si saprebbe quasi nulla. Fu un personaggio sicuramente importante nel viceregno spagnolo.

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Ben diversa è l’importanza di Riccardo di Gambatesa, se non altro perché da lui discende per via diretta la famiglia Monforte che grande parte ha avuto nella storia del Molise, dell’Italia e dell’Europa.

Non entro nel merito dei rapporti tra il nome del paese e la famiglia Gambatesa (sarebbe come discutere se è nato prima l’uovo o prima la gallina), ma mi piace ricordare che di Riccardo di Gambatesa si sono occupati decine di storici di grande rilevanza che di lui hanno evidenziato le qualità (A. Mussato, G. Ventura, G. Stella, J. Stella, G. Villani, G. Ghilini, M. Monforte, A. Di Costanzo, M. Camera, F. Gabotto, L. Bertano, E. Haberkem, R. Caggese, G.M. Monti, B. Croce, F. Delle Donne).

Nato alla fine del XIII secolo a Gambatesa giovanissimo era stato Giustiziere di Abruzzo per gli Angioini. Per i suoi meriti divenne siniscalco in Provenza quasi ininterrottamente dal 1302 al 1318 (1302-1306, 1308, 1311, 1314-1318) curando per conto del re la gestione giudiziaria e la riparazione dei castelli di quella terra. Fu un diretto collaboratore di Carlo II d’Angiò tanto che gli fu delegata la preparazione del matrimonio della figlia Beatrice con Azzo d’Este.

Roberto d’Angiò nel 1309 lo nominò siniscalco di Piemonte impegnato in importanti missioni in qualità di delegato del re.

Nel 1316 fu responsabile di importanti azioni militari tra Asti, Villanova, Fossano, Cuneo, Saluzzo, Montegrosso, Mombersano, Alessandria, Quargnento, Oviglio, Solero, Bosco e Castellazzo alla fine delle quali Riccardo divenne Vicario reale.

Nel 1325 si occupò dell’amministrazione di Napoli e qualche anno dopo morì, forse a Firenze o forse a Napoli, a seguito di una grave malattia.

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