Franco Valente

Francesco nel Molise. L’arrivo di un papa non è cosa di tutti i giorni. Un suo passaggio a volte cambia il corso della storia.

LeoneIX

Non sempre i papi sono venuti nel Molise con il ramoscello della pace. Penso a Leone IX che, a capo del suo esercito, venne nel 1053 da queste parti a combattere contro l’insorgente pericolo normanno.

Così inizia il racconto, in francese volgare, l’anonimo trascrittore di Amato di Montecassino: Lo Pape fu accompagnié de ceste chevalerie, et avant qu’il venist à la Cité, assembla li gentilhome….

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LeoneIX
Leone IX

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Le cose andarono male per il papa che, con i suoi cavalieri, era convinto che il popolo si sarebbe sollevato contro i nuovi arrivati. Il 18 giugno di quell’anno Leone fu fatto prigioniero ai confini della Puglia : Et li Normant, puiz qu’il vindrent, manderent message à lo Pape, et cechoient paiz et concorde, et prometoient chascun an de donner incense et tribut à la sainte Eclize, et celles terres qu’il ont veincues par armes voloient recevoir les par la main de lo Vicaire de l’Eglise.

Insomma i Normanni, dopo aver vinto, gli fecero sapere: Fatti i fatti tuoi e noi ti tributeremo incensi e onori. Così per un secolo e mezzo i Normanni rimasero a dominare queste nostre terre.

L’arrivo di un papa non è cosa di tutti i giorni. Un suo passaggio a volte cambia il corso della storia. Non esiste, che io sappia, una sola rappresentazione antica in cui si veda il papa inginocchiato davanti a un re.

Il sogno più grande di un imperatore è stato sempre quello di avere il papa dalla sua parte. Farsi incoronare dal papa significava, per il mondo antico, avere l’investitura divina. Le classi dominanti, politiche o militari, lo hanno sempre temuto. E oggi non è cambiato.

Ciò non significa che la vita del papa sia una vita facile. Sempre fortemente condizionato da realtà complesse. Il papa si muove per grandi eventi. Ogni suo spostamento assume sempre significati universali.

E allora qualcuno si è chiesto per quale motivo il Vicario di Cristo sulla terra sia venuto nel Molise. Non ci sono guerre. Non ci sono grandi episodi di criminalità. C’è una classe politica che, nel bene o nel male, non brilla di particolare originalità.

Il Clero è sostanzialmente pacifico. Non vi sono grandi scandali e i peccati da queste parti rientrano nell’ordine naturale delle cose.

Allora cosa è venuto a fare nel Molise? A trovare qualche amico?

Abbiamo la fortuna di stare a poco più di un’ora da Roma ed è improbabile che un papa si sposti per venire a fare una scampagnata.

Da quando si è sparsa la notizia che sarebbe venuto nel Molise mi è venuto da pensare che Francesco abbia deciso di fare dalle parti nostre una specie di allenamento. Ho la sensazione che si sia alla vigilia di un grande evento e che il papa sia fuori porta a fare un piccola prova generale. Un po’ come fa la Nazionale di calcio che, prima di affrontare un campionato mondiale: fa le partitelle con squadrette di provincia.

E come tutte le squadrette anche il Molise dovrebbe cercare di approfittarne. Battere “il campione”, meravigliarlo, scombinare i suoi piani sarebbe un’occasione irripetibile.

Sappiamo tutti che per un giorno si parlerà di Molise in tutto il mondo. Fare bella figura con un interlocutore di questo livello veramente potrebbe far cambiare il corso della storia.

Ma chi si intende di cristianità e di cattolicesimo sa che la visita di un papa ha un significato che va molto al di là delle scenografie politiche. Serve indubbiamente e principalmente a rafforzare i vincoli all’interno di una comunità che si riconosce perché legge lo stesso Libro. Il papa nella comunità dei cristiani è un riferimento che non ha bisogno di essere messo in discussione. E’ il capo riconosciuto e chi ci vuole stare ci sta.

Sono quelli “di Cesare” che dovrebbero ragionare sui significati della presenza di Francesco.
La sensazione netta è che l’unica loro preoccupazione sia quella di essere banalmente efficienti. Dare una imbiancata al sepolcro.

E Francesco sa capire quando un sepolcro è imbiancato.

Noi nel Molise ci possiamo vantare di avere una classe politica molto vicina al popolo per vincoli di parentela, ma molto distante per capacità di dialogo. Se i nostri politici avessero l’intelligenza di capire il messaggio che la storia antica della nostra comunità continua a mandare, avremmo una delle regioni più  avanzate della Nazione.

Qui si vogliono fare autostrade in maniera che più velocemente si possa scappare dal proprio territorio. Si vuole tracciare sulla terra vergine il segno della maledizione in nome di un presunto efficientismo che porta solo distruzione.
Il Molise potrebbe essere il laboratorio nazionale del buon vivere, del riconoscimento dei massimi sistemi filosofici nella semplicità dei rapporti umani, del saper capire che nelle piccole cose si nascondono le grandi storie.

Questo papa affascina perché fa esattamente quello che tutti vorrebbero che facesse. Molti di noi sperano che anche quella consorteria di persone che chiamiamo classe politica capisca che il suo modo di fare si regge sul principio della semplificazione. Una semplificazione che è importante anche nella forma.

Una consorteria che pensa che la semplificazione sia la pacca sulla spalla. Il vogliamoci bene. Il non parlare al guidatore.
Sicuramente non è facile risolvere i problemi in una regione dove ormai si avvia a diventare regola politica il “non faccio io e non devi fare manco tu”.

Man mano che passano gli anni mi convinco che un po’ di sana teologia non farebbe male a chi vive solo di pessima ideologia e di strategie sbagliate.

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Maria Assunta nella cripta di Epifanio

Papa Francesco viene in una terra che per oltre tre secoli appartenne ai monaci di S. Vincenzo al Volturno e che è stata culla di una straordinaria esperienza teologica. Non so se qualcuno avrà qualche minuto per dire all’orecchio di papa Francesco che la festa dell’Assunta è nata nel Molise e che nella Cripta di Epifanio sopravvive la più antica immagine del mondo che rappresenti Maria che è in cielo con il suo corpo. Esattamente nel luogo in cui Carlomagno venne a inginocchiarsi davanti all’abate Autperto che era stato il suo maestro in Provenza.

Qui, nella Valle del Volturno, i papi vennero con il ramoscello di ulivo a consacrare monasteri e basiliche quando il principio del lavorare e pregare era una regola imprescindibile.

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Celestino V entra a Isernia (A. De Lisio)

Questa è la terra che fu nel cuore di quel Celestino V che non volle piegarsi agli ordini di chi aveva manipolato la sua elezione nella convinzione di poterlo sottomettere ai propri interessi strategici.

Questa è la terra dove le croci stazionarie, antichi simboli lapidei della Gerusalemme terrena, oggi sono diventati scomodi arnesi di ostacolo alla circolazione stradale.

Questa è la terra dove le chiese sono diventate laboratorio di esercitazione pittorica e di confusioni metalliche  per mano di architetti ministeriali che hanno fatto delle regole liturgiche un accidente fastidioso.

Papa Francesco arriverà con un elicottero che dovrà sorvolare quella linea ideale, che fu anche una strada di comunicazione, che collegava Roma a quella parte dell’Adriatico dove Termoli, il Gargano e Brindisi erano le porte verso l’Oriente.

Una strada che è ancora ricca di storia che dovrebbe aiutarci a capire che il Molise non è stato nel passato così periferico come appare oggi.

L’arrivo di un papa può servire anche a ricordarlo.

da: Il Quotidiano del Molise – 5 luglio 2014

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1 Commento

  1. Donatella Capo 5 luglio 2014 at 19:13

    Perchè il Papa, proprio oggi, è venuto nel Molise? Come al solito le tue trattazioni sono sempre interessanti e chiariscono molti aspetti delle vicenze, che a noi, popolo un po’ distratto, sfuggono.Ma anch’io mi sono posta questa domanda, ma pur non avendo la tua cultura, ma un paio di risposte me le sono date.
    La prima: perchè scegliere proprio la data in cui, nel 1294, il conclave elesse Pietro Angeleri (Fra’ Morrone d’Assernia, diceva mia madre) col nome di Celestino V° credendolo uomo sempliciotto , proprio come dici tu, per poterlo sottomettere alle loro mire politiche? Solo Dante, che a volte ragionava con i sentimenti della pancia, potè lasciarci il ricordo della Viltude dell’Eremita. Ma non fu viltude, fu l’orgoglio di sottomettersi agli intrighi politici dei regnanti di quei tempi. Ma è proprio di questi giorni un’altra “viltude”: Papa Ratzinger! che il Papa voglia riabilitare Celestino V° per mascherare quest’altra voltata di spalle, per me, al nemico politico della curia romana?
    Forse il mio ragionamento è un po’ contorto, ma qualcosa sotto ci deve essere!!!
    La seconda: che peraltro avvalora la prima: tra 365 giorni dell’anno proprio questa data doveva scegliere? Il Papa appare stanco e affaticato, annulla appuntamenti per indisposizion, mentre invece mantiene questo tour de force in una regione quasi sconosciuta al resto degli italiani! Doveva fare assolutamente questo omaggio al Papa del rifiuto, secondo me, ed inaugurare personalmente l’inizio del Giubileo Celestiniano, riabilitando praticamente proprio la figura di Celestino V°, Se non ci fosse stato il caso Ratzinger, quale Papa si sarebbe mosso per il nostro povero Eremita?.
    Sul mio FB ti pubblico la locandina distribuita in questi giorni a Vastogirardi a cura della diocesi Isenia-Venafro, da dove ho desunto la data del 5 Luglio. Sempre con ammirazione e simpatia. Donatella

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